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Incontro con Antonio Ferragamo

“La spada e la croce” è questo il titolo del romanzo di Antonio Ferragamo, classe 1959, che è entrato a far parte della famiglia Placebook Publishing & Writer Agency. Ferragamo è nato in provincia di Taranto e dopo una carriera nella Marina militare, ha ricoperto un ruolo direttivo in un Istituto di Credito. Vive in provincia di Benevento e coltiva la passione per la scrittura fin da quando aveva 12 anni. Lo abbiamo intervistato per i lettori di Kukaos.
Raccontaci qualcosa di te, chi è Antonio Ferragamo?
Raccontarsi è parte di un percorso interiore fatto di salite e discese Però mi piace pensare che ho camminato e cammino ancora nel mio tempo con la forza dell’umiltĂ . Per arrivare ad essere quello che sono ho fatto di tutto, dal garzone di panetteria fino al direttore di banca. Nei miei momenti di tristezza ho trovato la forza racchiusa tra le pagine di un libro, non era evasione dalla realtĂ , era cibo per la mente, odore di cose buone, dolcezza di affetti, poesia e quella poesia col tempo è diventata parte della mia vita. Nasco nel 1959 in un paesino della Puglia circondato da gravine e chiesette rupestri ma passo parte della mia fanciullezza in un collegio a Brindisi ed all’etĂ  di undici anni emigro con la famiglia a Milano. Qui tranne un periodo di sei anni trascorsi in Marina Militare vivo fino al 1991 per poi trasferirmi ad Apice un paese del Sannio beneventano dove vivo attualmente. Inizio a scrive a circa dodici anni e da allora tra alti e bassi, ripensamenti e voli pindarici non ho mai smesso. Scrivo per passione e per amore. Ho scritto e scrivo poesie, racconti e adesso anche romanzi. Il mio essere scrittore, anche se tale definizione è un complimento troppo grande per uno come me, è un percorso di vita che origina soprattutto da un paio di soprannomi che mi porto addosso a fasi alterne fin da bambino, “Pesce e Manicomio”, infatti da Pesce a Manicomio c’è tutto il mio sentire poetico. Adesso quei soprannomi non mi disturbano piĂą, fanno parte di un vissuto, una crescita, una certezza, una responsabilitĂ , una frase che in qualche modo ho voluto tatuare sulla mia pelle “I turned my wounds into wisdom – Ho trasformato le mie ferite in saggezza”, ma ancora di piĂą, dentro di me sento piĂą forte le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II “Prendete la vostra vita in mano e fatene un capolavoro”. Ecco, io su questa ultima considerazione ho impostato la mia vita. Ho cercato, cerco e cercherò di farne un capolavoro.


La Spada e la Croce, perché hai scelto questo titolo?

Perché in esso ho voluto raffigurare il simbolismo racchiuso tra fede e speranza, tra forza e carità, il percorso che dalle tenebre porta alla luce. E’ la rappresentazione del sacrificio che si oppone all’offesa, dell’umiltà che sconfigge l’arroganza.
E’ l’interrogativo dell’eterno dilemma che si incatena tra il bene e il male.
Croce e spada infatti hanno identica forma ed entrambe possono essere rappresentazioni di salvezza e di dolore. Nel mio romanzo c’è tutto questo. Non è soltanto la forza simbolica della spada o il sacrificio mistico della croce, è un viaggio tra forza e debolezza umana. Perché dalla spada alla croce si dipana il filo sottile del destino e da lì inizia il mio viaggio nella narrazione. Per la citazione del libro ho preso un pensiero dal capitolo XXI del “De Consolatione ad Marciam” di Seneca “Omnia humana brevia et caduca sunt, infiniti temporis nullam partis occupantia”, le cose umane sono brevi e caduche e non occupano nessuna parte del tempo infinito.
Cosi è la vita, le cose umane passano, quelle divine invece sono inspiegabili… restano eterne.

E perché Gerusalemme per l’ambientazione?

Perché la mia storia ha inizio lì e da lì oltre le nebbie del tempo rivive a ritroso un mistero che da oltre 2000 anni incuriosisce e intimorisce l’uomo. Comincio a narrare del periodo che avvicina la festa della Pesach ebraica, la ricorrenza del Passaggio, la Pasqua. Sono gli ultimi giorni di Jeshua Hanozri, Gesù il Nazareno sulla terra prima del suo estremo sacrificio. Gerusalemme è sotto la potenza dello jus gladii dell’impero romano, apparentemente retta dal tetrarca Erode un sovrano compiacente a Roma. Narro di personaggi realmente esistiti e di altri frutto della mia fantasia dando a tutti un ruolo, un vissuto, una speranza o una perdizione in rapporto alla realtà ed alla fantasia che li vede coinvolti. Il viaggio narrativo si avvale di momenti realmente vissuti come l’apparizione della stella a Betlemme, l’arrivo dei Magi, la strage degli innocenti, la rabbia atavica dei Kannàim la setta degli zeloti che apparentemente cercano di reprimere mentre nella parte più profonda dell’anima conservano la rabbia atavica della strage di Sepphoris per mano di Varo, una rabbia mal repressa nei confronti di Roma, della dinastia Ascalonita e della tracotanza dei Sommi Sacerdoti. Poi, il tradimento di Giuda, la crocifissione del Nazareno, la perplessità di Pilato, saranno pagine di un viaggio interiore di personaggi realmente esistiti, un dialogo che dipana ombre e al contempo pone nuovi quesiti e prosegue tra personaggi immaginari, creati per l’intreccio narrativo. Descrivo, amori, passioni, ruberie, speranze. Confondo sacro e profano, realtà e immaginazione, contrappongo poteri, sette segrete, personaggi che si dannano, altri che saranno dannati ed altri ancora che invece verranno salvati. Il rimorso di Giuda invece che verrà narrato nel secondo episodio, ha secondo il mio modesto parere quella potenza descrittiva racchiusa in quella forza misericordiosa che cancella il rancore e porta al perdono. I personaggi hanno storie, volti, odori, passioni e interagiscono tra di loro, si incontrano consapevolmente e inconsapevolmente, si scontrano, si ritrovano e si perdono. Nulla è scontato, tutto è verità e bugia allo stesso tempo.

Come mai hai scelto la forma del romanzo storico?

Non lo definirei propriamente un romanzo storico. Diciamo che prendendo spunti da un evento storico ho lasciato che il resto si dipanasse con la fantasia. E’ un viaggio sensazionale fatto con tutti i cinque sensi. E’ una ricerca emozionale tra gli odori, il raccontarsi dei vari personaggi, interagisce con il loro vissuto, cerca il senso racchiuso nella rappresentazione esoterica della palingenesi, si nutre di simbolismo e si rafforza nelle credenze e nelle paure ataviche dell’essere umano, vive e si nasconde nella raffigurazione apotropaica di un talismano, sia esso l’ouroboros, o l’amuleto del grosso mercante Sebaste, lo smargados a forma di kheperer “scarabeo sacro” purificato con “Kypi” una famosa essenza egiziana ottenuta dalla estrazione di sedici erbe selvatiche che sembrano proteggere da incantesimi e sortilegi e forse ancor più vero nel talismano più potente, il simbolo del “Pescatore di uomini”.
Da qui ha origine il titolo del primo episodio “ Il Talismano”.

Quanto la passione per la pittura influenza la tua scrittura?

Il disegnare come il dipingere è un’altra delle mie passioni e come lo scrivere nasce da un percorso da autodidatta. Sono convinto che pittura e scrittura rappresentano con musicalità diversa il giusto equilibrio tra luce e ombre. Credo che anche nella pennellata più nera si nascondono frammenti di luce. La pittura è cromatismo statico è un narrare attraverso raffigurazioni dove la fantasia si ferma sul particolare e la mente gioisce nella bellezza e nella bellezza di un paesaggio si perde immaginando il possibile, il momento ed il vissuto che va oltre e negli sguardi dei volti rappresentati. La pittura è un dialogo interiore tra immaginato e immaginabile.
Scrivere è una diversa visione, scioglie il pensiero e prendendoti per mano ti accompagna in mondi inimmaginabili. Lo scrittore descrive, narra e insieme al lettore vive il momento, percepisce gli odori, veste i personaggi, li colloca in un determinato periodo storico, coinvolge e stravolge, respira e trattiene il fiato.
Lo scrittore è bugiardo e vero, profano e sacro, lunatico e terrestre. La pittura è un declamare accompagnandoti tra bellezza artistica, la scrittura invece ti lascia il volo, è fantasia che ti conduce verso nuovi orizzonti. Diciamo che dinanzi ad una bella raffigurazione pittorica prevale la mia parte di scrittore, guardo e lascio che la penna prenda il sopravvento sulla tela. Entrambe però, pittura e scrittura sono un dialogo mistico e interiore, sono un dono, un avvicinarsi alle cose del creato con amore.

Hai degli autori a cui ti ispiri?

Come ho detto, mi piace pensare di essere principalmente un po’ poeta ed è da lì nasce la mia voglia di scrivere. Mi sono perduto nell’amorevole intreccio tra uomo e natura della poesia di Rabindranath Tagore, ho ascoltato la poetica evasione di Nazim Hikmet, ho fatto l’amore con la seducente carnalità di Pablo Neruda. E forse il mio essere scrittore risente di tutti questi molteplici intrecci tra natura, evasione, passione, amore, sacro e profano. Ho amato e ancora continuo ad amare Isabel Allende, con lei ho viaggiato insieme a “Ines del Alma mia”, con Gabriel Garcia Marquez, ho camminato in “Cent’anni di solitudine” e sono ritornato alle origini con Mariolina Venezia nel suo “Mille anni che sto qui”, da Paolo Coelho e dal suo romanzo “Veronika decide di morire” ho tratto il sentire estroso del mio essere poetico “Mantenetevi folli, e comportatevi come persone normali. Correte il rischio di essere diversi…” E poi ancora Steinbeck, Hemingway, Deledda, Manzoni, Camilleri.
Amo l’intreccio e la ricerca storica di Valerio Massimo Manfredi, i segreti narrativi di Fabio Delizzos, la forza scenografica di Marcello Simoni, ma più di tutto e di tutti mi ritrovo nella bellezza descrittiva di Ildefonso Falcones, in lui ho trovato quel piacere narrativo in cui mi riconosco, mi sono fermato dinanzi alla sua rappresentazione figurativa, mi sono perso nella forza dei sentimenti, ho vissuto le passioni, la rabbia le delusioni e i sogni dei suoi personaggi. Io non sono nessuno, anzi io… sono io, un autodidatta, ma se devo pensare ad un mio Pigmalione mi pace pensare che questo sia Ildefonso Falcones.

A che genere di lettore ti rivolgi?

Credo che leggere sia un ponte che unisce mondi diversi. La lettura è uno stato d’animo, sono momenti di solitaria navigazione alla ricerca di nuovi orizzonti e dopo, quando pensi di averli raggiunti, deve riaccendersi in te la voglia di continuare. Ecco, il lettore a cui mi rivolgo è quello che ha la “curiosità” di andare oltre. Leggere ti deve accompagnare verso una verità che non è un traguardo ma un nuovo inizio di scoperta. Insomma, quando leggi l’ultima riga del libro devi porti la domanda “e adesso?”
Per questo, amo i curiosi, i sognatori, i ribelli, gli uomini semplici, gli eroi e i paurosi, quelli che non hanno mai letto un libro, quelli che non hanno tempo, quelli va bè lo leggo dopo, quelli che con un libro si addormentano e quelli che sottolineano le frasi, quelli che li comprano solo per la copertina o per la trama avvincente, quelli che non comprano autori esordienti, quelli che comprano solo best sellers, quelli… che cazzo serve leggere, quelli il film è più bello, ecco, io quando scrivo penso a loro e a loro mi rivolgo perché tutti sono parte di un libro infinito che è la vita e se Leggere è Vita, allora è meglio leggere sempre.

Com’è stata questa esperienza editoriale?

Ho avuto la fortuna di incontrare due professionisti, Fabio Pedrazzi e Claudia Filippini, con loro ho conosciuto la PlaceBooK Publishing & Writer Agency e da lì è iniziata la mia avventura. Ho pubblicato il mio primo romanzo a novembre del 2020, sono stato seguito e consigliato, ho interagito con interviste radiofoniche e con portali di libri. Sono entrato nel grande salotto della PlaceBook, ed ho incontrato e continuo ad incontrare persone, scrittori che amano quello che fanno e che fra di loro interagiscono e si supportano. E’ una bella esperienza e sono sicuro che continuerà ad esserlo. In circa quattro mesi dalla pubblicazione il mio romanzo ha avuto un buon riscontro da parte dei lettori e sono stato lusingato e incoraggiato dalle loro recensioni. A differenza di altri editori che per pubblicare chiedono danaro, pubblicare con la PlaceBook è stato completamente gratuito e… visto che amor con amor si paga ho deciso di devolvere in beneficienza le mie royalty, infatti il guadagno netto del I e del II episodio della Spada e la Croce sarà interamente devoluto alla AFEA, una associazione Onlus che anni si batte per e contro le malattie derivanti dall’amianto.

Progetti futuri?

Cose che fanno bene alle mente, viaggiare, leggere, dipingere e soprattutto scrivere.
Intanto con i miei editori Fabio Pedrazzi e Claudia Filippini della PlaceBook Publishing & Writer Agency, stiamo lavorando sull’editing del II episodio de La Spada e la Croce che molto probabilmente verrà pubblicato a maggio e si intitolerà “Il Tradimento”.
Per non annoiarmi ho due lavori in working progress, il primo è un romanzo che penso di intitolare “Massafera e il mistero dell’Arcangelo” e l’altro “ Un bambino di nome Pesce”. Curiosi? Io più di tutti! Nel frattempo mi diletto scarabocchiando qualcosa e sto pensando ad un III episodio che chiuderà la trilogia del romanzo la Spada e la Croce e che forse intitolerò “il Guardiano”

Che libri consiglieresti ai lettori di Kukaos?

Beh! Naturalmente consiglio un autore della PlaceBook Publishing. Ci sono autori e libri per tutti i gusti, per l’infanzia, poesia, fantascienza, esoterismo, storia, gialli, noir e rosa. Se dovete leggere leggete quello che più vi piace, ma se volete appassionarvi alla lettura scegliete un autore esordiente perché sorprende, intriga, coinvolge.
E poi, forse non c’entra niente, ma mi piace chiudere così… “Nessuno fermi la mano del poeta, egli è sacro perché il suo canto è sollievo per i mortali, perché sa ascoltare la voce del mare che non muore mai e in quei tumultuosi silenzi che mozzano il respiro impara a narrare ascoltando le sue menzogne, le sue storie meravigliose, le parole che suonano come pioggia di primavera sui fiori, e le regala a chi sa ascoltare”. E poi in fondo è bello così… leggere e scrivere ci fa sognare e sognare è già essere un po’ poeti.