Crea sito
Incontro con Aurora Gionco

Incontro con Aurora Gionco

E’ una poesia forte e d’impatto quella di Aurora Gioco che entra a far parte della famiglia Placebook Publishing & Writer Agency con la sua silloge “Con spietato affetto”. La prefazione del libro è di Alberto Barina, editor della Placebook per la sezione poesia. Gionco è  nata a Mirano, in provincia di Venezia nel ’93 e questa silloge è il risultato di 4 anni di poesie scritte e raccolte. E’ un’operatrice sociosanitaria che sta effettuando un tirocinio di una Residenza sanitaria assistita e questa è la sua prima opera editoriale. L’abbiamo intervistata per i lettori di Kukaos.

Ci racconti qualcosa di te?

D’accordo.

Sono una ragazza ventisettenne che vive nel nord Italia, avvolta dalla nebbia del Polesine e dalla laguna veneziana. Ho dei lunghi neri ricci ribelli e un viso da bambina, una vita impegnata e una fervida immaginazione. Amo la scrittura e le connessioni psichiche che sola sa creare. Procedo nella vita come una trivella che scava a fondo, un occhio che ricerca il vero, un cuore che si fa forza quando viene invaso, un’interiorità sommersa che gioisce quando può venire a galla. Vivo nel paradosso di dover stare zitta per non dire ciò che realmente penso e scriverlo per compensazione. Rispondo a questa intervista in merito al mio primo libro edito di poesie “Con Spietato Affetto”, Placebook Publishing, 2020. Una grande soddisfazione e una vera e propria boccata d’aria per la necessità espressiva che mi caratterizza.

Perché questo titolo?

In realtĂ  non l’ho scelto io, il titolo originale era un altro, ma revisionando i testi con Alberto Barina di Placebook, mi è stato proposto, perchĂ© in linea con i miei componimenti poetici. Ricordo ancora quando ho ricevuto la sua chiamata al telefono per propormelo, e ne sono rimasta subito entusiasta: è un po’ il fil rouge delle emozioni che escono dai miei testi, qualcosa di netto, radicale, fortemente umano e sincero, tagliente, nudo, e qualcosa di dolce, intimo, personale, pudico.                Quindi vi propongo le mie parole, ve le racconto “con spietato affetto”. Che in fondo è un po’ quello che provo nei confronti degli esseri umani, infinita compassione e tenerezza, ma allo stesso tempo non ignoro la dura realtĂ  “mangia o sarai mangiato”, l’uomo inteso come specie, non è fondamentalmente buono, e questo porta ad avere l’anima ferita, di una ferita comune, che porta poi a sviluppare un lato spietato, in grado di guardare dritto in faccia i meccanismi che ci coinvolgono e determinano.

E’ la tua prima opera edita, com’è stata questa esperienza editoriale?

Indubbiamente felice, a prescindere da quanto sarà poi effettivamente letto e diffuso. Le racconto una cosa, alle scuole superiori scrivevo moltissime poesie, cosa che poi ho continuato a fare, anche se ultimamente sto iniziando a virare più sul racconto; questo mi ha portato ad essere sempre un po’ “la pecora nera”, “quella che pensa di vivere di poesia”, “quella alternativa”, “quella strana”, in altre parole avevo un mondo interiore molto vivido e non mi accontentavo di filtrare gli eventi attraverso la mia personalità, volevo anche condividerli e dipingerli con le parole che mi uscivano da dentro, volevo tirare fuori la mia voce, desideravo fare come i grandi autori.      Per me non era solo un desiderio pubblicare, ma anche una sfida al mondo che non vuole sentire, alle stesse persone che fondamentalmente ignoravano e deridevano le “cose che avevo da dire”. Una vittoria sul “non puoi”. Per me è una rivoluzione, è una porta che si apre verso il mondo e si lega al mio essere, ora so che se scrivo ho un canale, una presa verso l’esterno, “io elaboro e racconto, tu leggi e rielabori”. Per me questa pubblicazione ha un valore immenso, pensa se tutte quelle poesie fossero rimaste per sempre nel cassetto… che spreco!  Per quel che riguarda invece il rapporto con Placebook, devo dire buono e senza nessun problema sorto, caratterizzato da una comunicazione diretta e molta disponibilità. Sono contenta del risultato ottenuto, dalla revisione del contenuto all’impaginazione e copertina.

A volte i tuoi versi sembrano un urlo di ribellione, verso cosa o chi?

Verso di me, verso le mie debolezze ed insicurezze, verso le debolezze degli altri che li deformano e li rendono schiavi delle proprie paure. Verso le persone che si ubriacano per un po’ di potere ottenuto e infliggono frustrazione al prossimo perché incapaci di guardare con onestà a se stesse, mi fanno molta pena, sono misere, ma mi recano anche molta rabbia, perché basterebbe poco per essere virtuosi e gentili, persone degne delle proprie qualità intrinseche. E’ fondamentalmente una ribellione verso ciò che sarebbe possibile attuare in questo mondo ma che non è possibile realizzare per una specie di incanto involutivo, torpore e bassezza d’intenti, perché siamo sulla terra, un infero, un mondo inferiore. Riconducendo ciò ad una dimensione individualistica invece, la mia, si esprime attraverso parole che mentre vengono scritte cercano se stesse, sono state messe nero su bianco per dare sfogo a ciò che non potevo esprimere solamente vivendo, quindi di per se stesse contengono materiale psichico “denso”.

La tua è poesia di forte impatto, a che genere di lettori ti rivolgi?

A lettori in grado di comunicare con se stessi e caratterizzati da esasperata sensibilità e sensitività, sicuramente loro sapranno apprezzare. Anche agli amanti dell’estatico, a chi è attratto dalla magia, dal sacro e profano. In ultimo, a tutti gli amanti: carnali, romantici e ascetici. Per quel che riguarda invece la fascia d’età, mi auguro di poter arrivare indistintamente a tutti, non penso sia necessariamente l’età a determinare il grado di ricettività delle persone.

Ti consideri piĂą poetessa o piĂą sciamana, piĂą indovina o madre-figlia?

Ahahahahahah semplicemente Aurora, ma amo i travestimenti!

E ti consideri angelo o demone o sei alla ricerca di una conciliazione degli opposti?

Angelo con le persone che hanno necessità di cure e che hanno molto cuore, demone con chi me lo tira fuori! Convivono più o meno pacificamente dentro di me, ognuno ha la sua funzione ed hanno egual intensità, qualche volta entrano in conflitto d’interessi, ma in tal caso indico la riunione di condominio e mi ergo a coordinatore del nucleo abitativo, dai scherzo!

Come concili la scrittura con la tua professione in ambito socio-sanitario?

Coesistono, semplicemente esprimono entrambe parti di me, e di base hanno una cosa  in comune: la relazione con l’altro. Ricerca di comprensione delle tematiche umane, come il confronto con la sofferenza, con il dolore, la malattia, i legami, gli affetti, la vita e la morte. La scrittura lo fa applicando immaginazione, fantasia, stile linguistico, capacitĂ  espressiva, il lavoro in ambito socio sanitario lo fa con il confronto diretto con la realtĂ , il lavoro assistenziale è il piĂą umano che esista.

Progetti futuri?

Si… ho un altro libro nel cassetto… ma per il momento non svelo altro.