Crea sito

Incontro con Davide Rigoni

Si intitola “L’ombra dell’acchiappasogni” il romando d’esordio di Davide Rigoni con il quale entra a far parte della famiglia di Placebook Publishing & Writer Agency. Rigoni, piacentino nato nel 1977, è laureato in Economia aziendale e da un decennio si occupa di spedizioni internazionali. Questo è il suo primo romanzo ma ha già ottenuto consensi arrivando finalista  al premio Letteratura in giallo – Gold Crime. Lo abbiamo intervistato per i lettori di Kukaos.

Chi è Davide Rigoni?

Un animo tormentato irrequieto sempre alla ricerca di nuovi obiettivi. Nella vita quotidiana, un 43enne tranquillo felicemente sposato, che crede nell’amicizia e nella lealtà, con quell’insoddisfazione di fondo che lo porta ad appassionarsi a sfide sempre nuove

Ci racconti qualcosa di questo libro?

“L’ombra dell’acchiappasogni” è un thriller poliziesco che, se da un lato presenta molti elementi classici del genere, dall’altro porta parecchi elementi di rottura. La trama iniziale è apparentemente semplice: un omicidio con elementi rituali, nessun movente. Il protagonista è un ispettore con tante contraddizioni, legatissimo a chi gli è accanto ma con una forte vena di misantropia, con un passato da Agente Indiano nelle riserve Lakota, a stretto contatto con i Pellerossa. Sarà proprio la ritualità dell’omicidio a catapultarlo nel suo passato e a farlo ossessionare a un crimine che non resterà solo. Mentre il killer diventerà seriale, il protagonista dovrà lottare anche per farsi assegnare l’indagine, e districarsi tra altre indagini che tenteranno inutilmente di distoglierlo da questi crimini. Da lì, tra flashback del suo passato e nuove difficoltà e scoperte, nasce la caccia all’assassino per le strade di Londra. Senza volermi dilungare sulla trama, ho voluto soprattutto mettere in scena la contraddizione tra bene e male, spesso non separati e oggettivi come si vorrebbe credere, ma fortemente dipendenti dal punto di osservazione di ciascuno

Come hai scelto il titolo?

Non è stato semplice: c’era un’ampia rosa di titoli che non mi convincevano, finché sono riuscito a trovarne uno che rispecchiasse le vicende e l’atmosfera della storia. L’acchiappasogni non è solo un oggetto di scena, nel romanzo. E’ un elemento reale che aleggia anche quando non è presente. Di concerto con l’editore, abbiamo ritenuto quindi che questo fosse quello adatto

Perché hai scelto Londra come ambientazione della storia?

L’arte dello storytelling dice “racconta ciò che sai”. Ho ritenuto che questa storia avesse necessità di un’ambientazione caotica e internazionale, più che provinciale. Londra è una città che, per i miei trascorsi, conosco come le mie tasche e mi è subito sembrata perfetta per la mia trama. Di più, non è solo un semplice scenario su cui si muovono i protagonisti, ma è essa stessa un personaggio vero e proprio del romanzo, che ne influenza le vicende

E perché questo riferimento agli Amerindiani?

Grazie a due amici appassionati della cultura Pellerossa con conoscenze quasi enciclopediche, sono sempre stato affascinato e incuriosito da quel mondo. Confrontandomi con le mie “fonti” ho capito subito che costruire una parte della storia sui Nativi Americani avrebbe potuto dare un forte elemento di originalità a un thriller classico e mi avrebbe permesso di veicolare il messaggio che volevo trasmettere con grande efficacia

Questa è la tua prima esperienza editoriale, com’è andata?

Questo libro è nato nella mia mente molti anni fa, quando ho iniziato una prima, sommaria, lavorazione, ma solo negli ultimi due anni mi sono concentrato sulla sua realizzazione definitiva. Essere arrivato al mondo editoriale adesso, a più di 40 anni, mi ha permesso di essere molto più consapevole di quanto avrei potuto essere 10 anni fa. E’ un mondo difficile e forse per questo così affascinante, dove ciò che è non coincide quasi mai con ciò che appare. Le dinamiche e le scorciatoie sono tantissime, e spesso creano illusioni, ma senza certi presupposti di fondo è quasi impossibile emergere. Nella mia ingenuità ottimistica credo che presto o tardi il talento e le capacità paghino sempre, e non invidio chi ottiene di più o più velocemente. Per questo mi sono approcciato con grande serenità al mondo editoriale, con l’obiettivo di creare un buon prodotto e di “esistere” in questo calderone, senza pressioni o aspettative vincolanti. In questo senso, ho trovato nel mio editore Fabio Pedrazzi la persona ideale per lavorare seriamente e serenamente, senza false promesse di facili successi, ma con l’approccio giusto per cercare di ottenere le proprie soddisfazioni

Però hai già avuto un riconoscimento arrivando in finale del Gold crime, sei soddisfatto?

Certamente, soprattutto perché al momento si trattava di un romanzo ancora molto grezzo, senza un vero lavoro di editing, perfino il titolo era diverso e provvisorio. Mi ha dato una spinta emotiva importante perché ha certificato l’apprezzamento per ciò che avevo scritto da parte di una giuria professionale che stava giudicando tante altre opere

A che tipo di lettore ti rivolgi?

Il mio lettore tipo è una persona curiosa, che ama conoscere nuovi mondi e non si accontenta di un thriller basato solo sulla suspence e sulle emozioni forti. Vuole essere preso per mano e immerso nelle profondità della storia, dei personaggi e delle loro vite, dei luoghi in cui si svolge la vicenda. Vuole vivere un’avventura realistica e plausibile e conoscerne ogni sfaccettatura

Sogni nel cassetto?

Vendere un milione di copie vale come sogno, o è troppo? Realisticamente, spero di costruirmi una credibilità come autore, una base di lettori che possano apprezzare le mie storie. Questo romanzo non è un punto di arrivo, ma è solo un punto di partenza. E poi ci sono tanti altri sogni nel cassetto, solo che ancora non so quali sono! Sarà il tempo a farmi scoprire nuovi obiettivi

E progetti futuri?

L’editore mi ha suggerito di scrivere una nuova avventura per il personaggio dell’Ispettore Andrew Sozzi, riprendendo personaggi e tematiche. Non lo escludo, anzi è una cosa che in futuro vorrò fare sicuramente. Al momento però sto iniziando a lavorare su un progetto totalmente diverso: è una storia complessa e molto legata ad eventi storici reali. In questo senso sarà un thriller molto atipico. Ci sono parecchie difficoltà tecniche, ma sono cocciuto e voglio provare a portarla a termine perché credo che abbia un grande potenziale