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Incontro con Giulia Privitera

Vive in Germania con la sua famiglia, ma è nata in provincia di Catania e sogna, oltre che di continuare a scrivere, di viaggiare e tornare a Roma. Giulia Privitera è giovanissima, classe 2000, ma ha già tanto da dire. E’ entrata di recente a far parte della famiglia di Placebook Publishing & Writer Agency con la sua silloge “Fuori emana luce”. L’abbiamo intervistata per i lettori di Kukaos. Giulia non ama le immagini di sè, preferisce accompagnare le sue parole con foto di repertorio, abbiamo scelto quelle di Carlo Pulici.

Ci racconti qualcosa del tuo libro?

“Fuori emana luce” è una raccolta di testi poetici nata nell’estate del 2020 in Sicilia. Avevo varie poesie salvate sul cellulare e per paura di perderle, avevo iniziato a copiarle su un quaderno. Inizialmente su quel quaderno c’erano delle poesie che non mi piacevano molto, man mano andavo scrivendo dei testi che sentivo sempre più miei. So che potrebbe sembrare contraddittorio dato che comunque i testi li scrivevo sempre io. Ho iniziato a sentire sempre più miei i testi attualmente presenti nella raccolta. Vedevo che scrivere era l’unico modo di poter far uscire i danni creati internamente dal dolore senza dovermi sfogare con qualcuno. Nel 2020 ho instaurato improvvisamente, spontaneamente un rapporto di fiducia con la poesia, così intenso da poter rincominciare a pensare di realizzare il desiderio che avevo espresso dieci anni prima, durante una gita in quinta elementare a Roma, d’avanti alla Fontana di Trevi. “Desidero diventare una poetessa e desidero poter ritornare qui a Roma.” Ho realizzato il primo desiderio, riguardo il secondo ci sarebbe un collegamento subliminale, mi spiego. Ad oggi, a distanza di dieci anni, non sono ancora ritornata a Roma ma l’immagine di copertina è stata realizzata da Ludovica Garufi e Federica Cantarella, due amiche che dalla Sicilia si sono trasferite a Roma per iniziare lì l’università. Sarà un caso della vita? Io sono atea ma credo nell’esistenza di un’energia universale che mandi avanti questa baracca chiamata “Mondo”. Penso che quest’energia crei dei giochi occulti capaci di ricollegarci al punto di origine, giochi che noi chiamiamo “Casi”…

Il titolo della raccolta si rifà ad un verso presente nella poesia “Un frammento”

“Il dolore nel profondo

è quel che dentro spegne

fuori emana luce,

dentro una confusa pace.”

Vivendo in una società che ci insegna a dover reprimere il dolore, solo perchè le persone sorridenti e che dicono sempre di star bene piacciono di più, ho sentito il bisogno di utilizzare l’arte della poesia per esprimere “chiaramente” che il dolore va ascoltato, capito, calmato, seguito e poi curato. E che è solo grazie al dolore se capiamo quel che siamo, se troviamo il senso di ogni respiro. La felicità serve… ma è troppo effimera. il dolore si sa… lacera… ma ci rende coscienti. A volte sembra eterno, passano anni ed anni e ancora non si trova una cura, un farmaco, lo psicologo ci dice che ce la faremo, i parenti dicono che siamo noi sbagliati e che dobbiamo affidarci nelle mani di un dio che nemmeno ci conosce. Il dolore aiuta a far uscire il peggio, il marcio, la parte violenta… quella che si spera gli altri non vedano mai, proprio perchè la verità non piace. Ed allora per questo ho deciso di tirare tutto fuori con la poesia, scrivendo una raccolta poetica che non sia sdolcinata, allegra o totalmente deprimente. “Fuori emana luce” serve a far notare ciò che è vero. La vera felicità è quella che si vive dopo aver toccato il fondo, aver avuto la voglia di morire, aver pensato di non avere più una via d’uscita. Il dolore ti fa toccare il fondo per poi farti risalire ed è proprio il risultato della risalita la vera felicità.

Cos’è la poesia per te?

La poesia per me è quello che Marco Aurelio chiamava “Principio direttivo”. Il principio che controlla, coordina e riordina tutti gli altri principi. La poesia è il perfetto viaggio d’introspezione da compiere tutte le volte che mi sento persa, il foglio bianco che mi aspetta per ascoltare quel che ho da scrivere, a volte la confidente a cui raccontare anche le delusioni d’amore. Perchè so che non mi giudicherà, non mi darà delle colpe.

A quali autori ti ispiri?

A volte se nei testi voglio far riferimento a qualche figura famigliare… mi sento coinvolta dal punto di vista di Alejandro Jodorowsky. Se invece penso a quando voglio scrivere della persona che ho amato ma che non ha corrisposto il mio amore…beh il romanticismo di Jacques Prévert fa la sua parte.

La tua è una poesia che predilige la logopea, i concetti più delle immagini, le idee più del ritmo, c’è un motivo particolare a questa scelta, se di scelta si tratta?

Scegliere quella che potrebbe sembrare come la sostituzione della “Concretezza” con la “Astrattezza”, è un qualcosa che mi vien spontaneo. Non mi piace essere esplicita. Oggi il mondo sta diventando sempre più esplicito proprio perchè “l’implicito” porta le persone a dover ragionare e ad oggi nessuno più vuole ragionare, perchè ragionare implica lo sfruttamento del tempo e delle proprie capacità di pensiero. Capire ciò che è implicito aiuta la mente ad andare oltre ed a migliorare il proprio stato di intelligenza che, attualmente nell’era moderna, sembra si stia abbassando sempre di più dato che i social media ed i telegiornali ci offrono una realtà semplificata…come se fossimo dei bambini malfunzionanti. Scegliere le cose facili… pur di non doversi sforzare di riflettere è da incapaci. Scrivo anche volutamente in questo modo, proprio per portare le persone a dover leggere e rileggere più volte lo stesso testo, affinchè i neuroni si riattivino e svolgano il loro compito, pensare ragionatamente.

A volte sembra quasi che tu voglia conciliare gli opposti come in “Lotta nascosta”, ti senti più in luce o più in ombra?

 “Raggirando tenebre e forza

adesso sto riemergendo”

Mi sento dentro un ombra che si diverta a farmi vedere la luce quando penso di non averne di bisogno, ed il buio quando penso che sia troppo. Sento di stare ferma nel bel mezzo di un tunnel da cui penso uscirò quando sarò del tutto guarita da quel che non mi serve più.

I tuoi versi sono piuttosto ermetici, è una scelta?

L’ermetismo presente nei miei versi è anche in parte il mio modo di essere. Non è del tutto una scelta, è direttamenre una mia caratteristica di cui non riuscirei a farne a meno.

Com’è stata questa tua prima esperienza editoriale?

Ad esser sincera abbastanza “movimentata”. Ho dovuto fare i conti con le mie aspettative proprio perchè la realtà a volte non è come la descrivono, soprattutto quella editoriale. Poi è stata anche un’esperienza dai tempi “record” dato che in una settimana dall’invio della proposta editoriale alla Placebook, avevo già ricevuto una risposta. Poi la collaborazione con Alberto Barina che in solo poche poesie è riuscito a capire la personalità della mia poesia. Nel giro di un mese circa “Fuori emana luce” venne pubblicato. Tutto veloce, penso di non aver nemmeno avuto il tempo di realizzare quello che ancora oggi non ho realizzato, l’essere riuscita ad avverare il sogno della Giulia di dieci anni, diventare una poetessa.

Quale messaggio vorresti arrivasse ai lettori?

Non riponete le vostre speranze nelle mani d’altri. Non cercate la felicità o lo svago solo per scappare dal vostro dolore e quindi di conseguenza da voi stessi. Abbracciate non solo la vostra luce ma anche il vostro buio. Siete fatti di giorno ma anche di notte… e la notte è bella perchè ha sempre qualche stella a fare compagnia. Voi siete anche quella stella che a volte il buio copre. Accettatevi, amatevi, poi brillate!

Progetti futuri?

Sicuramente una seconda raccolta a cui sto già lavorando, poi quello di tornare a Roma anche solo per pochi giorni. Forse non dovrei dirlo per una questione scaramantica ma vorrei che quello della scrittrice diventasse l’unico lavoro della mia vita. Poter viaggiare e scrivere da qualsiasi parte del mondo… e perchè no, forse anche con accanto una persona con cui poter condividere il mio amore ed interesse per l’arte.

Chi è Giulia Privitera?

Anni fa a scuola un professore mi aveva detto che Giulio Cesare tendeva a parlare di sè in terza persona. Sinceramente questa sarebbe la mia prima intervista e non nego di sentirmi un po’ come il caro Cesare, quindi parlerò di me alla terza persona.

Giulia Privitera nasce a Biancavilla, nel 29 Settembre del 2000, in Sicilia. Sin da piccola ha sempre avuto un certa meticolosità ed occhio critico per tutto quello che la circondava. Non aveva peli sulla lingua. Ad otto anni avvenne quello che i religiosi chiamano “un miracolo”, la scoperta della poesia. Con il passare degli anni cercava sempre di più di non parlare in merito a questa scoperta trasformatasi in passione proprio perchè voleva tenersela tutta per sè… Nei pomeriggi noiosi trovava conforto nell’odore dei libri della biblioteca comunale, luogo che spesso frequentava dato che i libri sembravano gli unici a capirla. A dodici anni iniziò a frequentare il Cammino Neocatecumenale della parrocchia Santa Maria Dell’Odigidria di Biancavilla. All’interno della sesta comunità, poi in seguito divenuta quinta, ci trascorse ben due anni. Dopo un periodo pesante ed opprimente, Giulia capì che frequentava il Cammino Neocatecumenale, non perchè avesse bisogno di una divinità a cui porre la propria anima, da cui prendere delle direttive e a cui chiedere perdono, lo frequentava per non sentirsi sola. Quindi nell’anno del 2014 decise di lasciare la comunità e di darsi ad una solitudine ignota che l’avrebbe aiutata a far chiarezza e a scoprire l’esistenza di una dea interiore capace di capire quale sarebbe stato o meno il vero bene per sè.

A causa di situazioni economiche oggi OVVIE in Italia, Giulia, insieme alla sua famiglia, nel 2017 affrontò l’esperienza che le rivoluzionò totalmente la vita , il trasferimento in Germania.

Il dover lasciare la Sicilia era stato inizialmente liberatorio. Era in preda all’ansia, alla voglia di cambiamento, al desiderio di una vita migliore, piena, stabile. Già nell’aereo iniziava a fare progetti, a vedersi in una scuola tedesca, circondata da tantissimi amici ed ad eccellere in tutte le materie. Ma non fu così che andò. Frequentò tre corsi di lingua tedesca in un anno, e fino a lì era andato tutto come aveva sperato, poi iniziò l’incubo. Passarono ben tredici mesi per il riconoscimento delle pagelle italiane e nel frattempo dovette cambiare da una classe all’altra perchè gli insegnanti non sapevano a quale livello scolastico si trovasse, dato che in Germania il sistema è diverso. Capitò in una classe formata da ventidue coetanei che decisero, per ragioni ancora oggi sconosciute, di non rivolgerle la parola per sei mesi di fila. Dopo non ce la fece più e decise di abbandonare per sempre la scuola. Cosa che pensava non avrebbe mai fatto in vita sua dato che la scuola era per lei TUTTO. Quella forma di bullismo, in parte non considerata dagli insegnanti che non la aiutarono e tutelarono per niente, la segnò particolarmente. Dopo aver lasciato la scuola, lavorò per un anno in un fast-food del paese in cui vive. L’esperienza non fu molto gratificante.

Attraverso le varie umiliazioni e situazioni disagianti, causate dalla non perfetta conoscenza della lingua tedesca, imparò quel che c’era da imparare e alla fine nel Dicembre del 2019 cambiò lavoro rimanendo nel settore gastronomico.

Oggi Giulia non ha in Germania quella miriade di amici che fantasticava di avere, non ha il diploma tedesco che avrebbe voluto mostrare come un trofeo a tutta la famiglia e attualmente non sta frequentando la facoltà di psicologia all’università. Non ha ancora il famoso “principe azzurro” che era certa avrebbe trovato appena trasferita  si è pure stancata di cercarlo… sembra una di quelle storie stile “Cenerentola”, solo che non ha ancora raggiunto il lieto fine. Le belle cose si fanno attendere. In tutto questo trambusto, per poter raggiungere la propria “tranquillità”, ha dovuto attendere tre anni per trovare il coraggio di mettersi in carreggiata e combattere per i propri sogni che non erano nè il diploma, nè la facoltà universitaria. Giulia sta continuando a vivere con tutto quello che la vita le dà e le toglie, perchè lo spettacolo deve continuare.