Crea sito
Incontro con Irene Salidu

Incontro con Irene Salidu

Con “Lei” è entrata a pieno diritto a far parte della grande famiglia della Placebook Publishing & Writer Agency, Irene Salidu, classe 1966 che è uscita con la sua prima pubblicazione lo scorso giugno. Irene Salidu fa l’insegnante di scuola primaria da oltre 30 anni nella provincia di Cagliari, dov’è nata e dove attualmente vive.  Questa è la sua prima esperienza editoriale e da qualche mese ha anche iniziato a collaborare con la nostra testata redigendo articoli che affrontano le emozioni dal punto di vista dei bambini e del loro vissuto. Con lei, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata che proponiamo ai lettori di Kukaos.

 

Chi è Irene Salidu?

Sono un’insegnante di Scuola Primaria, con 34 anni di servizio, proprio nel senso che sono “al servizio” dei bambini, vivo con loro, e da loro ho imparato a stare nel “mondo bambino”, che è quello più puro e meno contaminato. Sono anche madre di due ragazzi di 20 anni e di una ragazza di 34, che mi ha reso nonna di due splendidi nipotini. Oltre a tutto ciò, sono una eterna sognatrice, che comunque tiene generalmente per sé i suoi sogni.

 

Perché hai scelto questo titolo, “Lei”?

Se qualcuno leggendo il mio libro avesse cercato anche solo un nome proprio, non l’avrebbe trovato, però i protagonisti sono una LEI e un LUI, i luoghi esistono realmente, le situazioni sono di vita vera e non solo di vita. Lei, forse per vedere dall’esterno, per analizzare con più oggettività sensazioni e momenti particolari. La prima parola che ho scritto è stata “LEI”, e così è diventato il titolo.

 

Il tuo libro sta avendo un buon riscontro di lettori, te lo aspettavi?

Poiché è la mia prima esperienza editoriale, non mi intendo di numeri, anzi, a dire la verità, io e i numeri non andiamo d’accordo. Non mi aspettavo che il libro di una semplice insegnante elementare fosse preso in considerazione da una Casa Editrice, ma la PlaceBook Publishing & Writer Agency non è una Casa Editrice qualsiasi, è un “Luogo” fisico, dove gli autori si sentono valorizzati e aiutati. Fabio Pedrazzi e Claudia Filippini fanno un gran lavoro. Non mi aspettavo che tante persone lo leggessero, anche per il particolare argomento e la struttura che ho dato al libro, quasi un diario.

 

Ci parli un po’ di “Lei”?

Lei ero io. Ero, perché da ciò che ero è nato ciò che sono adesso, la persona che sto diventando. È un racconto autobiografico dove nascita, vita, morte sono affrontati solo a livello emotivo. Il racconto del reale è molto sintetico e gran parte del libro è dedicato alle emozioni provate in determinati momenti, più che nella descrizione degli stessi.

 

Ti è stato d’aiuto scriverlo?

Nella precedente domanda ho risposto che LEI ero io, proprio perché ad un certo punto Lei “diventa” IO, quindi ciò che è stato sarà come un’esperienza che mi ha portata a fare nuove scelte, a provare nuove sensazioni, nuovi sentimenti. L’ho scritto e quando mi è stata proposta la pubblicazione, ho deciso di “lasciarlo andare”. Ciò che voglio dire è che per me scrivere è stato analizzare la mia vita, i sentimenti che l’hanno attraversata, le emozioni provate. Se anche solo uno dei lettori potesse sentire davvero tutto ciò che racchiude il libro, ne sarei lieta. Una lettrice mi ha scritto che provoca angoscia. Forse per certi versi può essere così, ho già detto che non parla solo di vita, quindi l’argomento morte è trattato in maniera forse anche cruda, ma parla anche di rinascita, di speranza, di ricostruzione di una vita, perciò penso che questo possa essere utile a chi, come LEI, come me allora, si è trovata o trovato ad affrontare la perdita di una persona cara.

 

Quanto sono importanti i sentimenti e le emozioni?

Vivo di emozioni, nel senso che tutto ciò che mi capita è amplificato, quindi la gioia mi riempie veramente il cuore, ma allo stesso modo sento anche il dolore. I sentimenti sono un motore importante per tutto ciò che faccio, nella vita e nel lavoro, poiché lavorare con i bambini non può prescindere da emozioni e sentimenti. Credo che la manifestazione dei sentimenti e delle emozioni sia un poco “censurata” ai giorni nostri, vuoi per situazioni contingenti, vuoi perché la società tende a vedere come deboli le persone che li esternano. Trovo che condividere la gioia sia un modo per moltiplicarla, mentre la condivisione del dolore sia l’unico modo possibile per far sì che sia più lieve.

 

Progetti futuri?

Non amo fare progetti, preferisco affrontare la vita giorno per giorno. Scrivo ancora, perché lo faccio da quando ho imparato a farlo, all’età di 5 anni. La mia prima poesia è nata quando avevo 7 anni. Scrivo perché è il mio modo di spiegare cosa sento, cosa provo. Forse, chissà, un giorno raccoglierò i miei pensieri e chiederò a Fabio e Claudia di darmi ancora una volta fiducia, ma per ora mi limito a scrivere qualche articolo su Kukaos.

 

E sogni nel cassetto?

Sogni nel cassetto… Ho già detto di essere una sognatrice, e ho anche detto che generalmente non svelo i miei sogni. Non sono assolutamente scaramantica, ma molto timida e riservata. Un sogno era quello di parlare di emozioni, trasmetterle agli altri. Con LEI ci sono riuscita. Per ora, il mio cassetto dei sogni prevede solo tanta serenità.