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Incontro con Raffaella Porotto

Incontro con Raffaella Porotto

New entry nella Placebook Publishing & Writer Agency: Raffaella Porotto e la sua silloge poetica “Cronologie di un’anima” uscita  il 18 settembre.  Nata a Novi Ligure, dove risiede, nel 1952, Porotto si è laureata in lingue e letterature straniere ed ha insegnato inglese fino alla pensione. Nel 1988 ha promosso la nascita del “Laboratorio di promozione e produzione teatrale” per il quale ha prodotto diversi testi curandone poi la messa in scena. Sposata, ha tre figli e ama gli animali e i viaggi. Fa volontariato nelle carceri dove promuove l’attività teatrale con i detenuti. L’abbiamo intervistata per i lettori di Kukaos.

Ci parli di “Cronologie di un’anima”?

È una selezione di mie poesie scritte in un arco di 45 anni (dal 1975 al 2020) che raccoglie impressioni, sensazioni, sentimenti registrati su pagine sparse, fogli strappati dalle agende annuali quando queste venivano buttate, “pizzini” … Non è quindi un insieme di lavori che trattino un unico tema. Ci sono le stagioni e i paesaggi a me familiari con i loro colori, i miei figli, i miei animali, la mia casa, i miei amori, gli amici e chi mi è stato meno amico. O meglio, ci sono per quanto di ognuno di questi momenti di vita mi ha colpito, nei suoi aspetti positivi ed in quelli meno positivi.  â€œCronologie” è stato motivato e reso possibile da occasioni sparse, come spesso succede: il desiderio, latente da tempo, che qualcosa di me restasse e non fosse solo una memoria di me come docente e come madre ha motivato il lavoro lento e capillare di riordino e catalogazione temporale di quanto scritto negli anni; l’età mi ha portata a riflettere su cosa sarebbe rimasto di me che non costituisse per i figli un ingombro sconosciuto di materiali di cui liberarsi non avendo il tempo per occuparsene; il pensionamento e la quarantena mi hanno dato il tempo necessario a quel lungo lavoro; infine l’incontro con PlaceBook Publishing ha cancellato l’aspetto un po’ umiliante di dovere ‘pagare’ per essere pubblicati, come capita nel 99% dei casi.

Perché hai scelto la poesia come forma espressiva?

Perché credo di non sapere scrivere racconti brevi o romanzi, organizzando organicamente e con buona memoria narrativa Chi-Che cosa-Dove-Perché accade. Perché ho poca pazienza e mi preme l’urgenza del dire e del registrare immediatamente quanto mi colpisce. Perché forse non ho neppure scelto io ma mi ha scelta la Poesia. Ho una teoria – che forse è meglio definire una fantasia – che le parole, le storie, i personaggi già esistano da qualche parte e ci sia un momento in cui ci cadono addosso e ci entrano dentro per essere usati e raccontati. Si tratta solo di accoglierli, senza alcun merito particolare. E la poesia per me è il modo più diretto di attuare questa accoglienza.

Però hai scritto tanto per il teatro…

Sì, è vero. Ma anche scrivere per il teatro ha in qualche modo il respiro breve del “percepito e detto”, sia in un monologo che con più personaggi, secondo un flusso di coscienza che non si avvale di una memoria dell’accaduto e di una previsione dell’accadere da parte di chi scrive / narra che sono, invece, la struttura portante che giustifica un racconto o un romanzo. Anche nei testi teatrali il personaggio ‘Sente ed Esprime’, con una immediatezza che si autogiustifica. C’è, è vero, la ‘storia’ che si dipana ma, almeno per quanto riguarda la mia scrittura teatrale, è come si costruisse nell’immediato interagire dei personaggi o dei pensieri nel personaggio.

Tu fai volontariato nelle carceri. In tal senso, pensi che il teatro possa diventare uno strumento educativo?

Assolutamente. Il Teatro è un percorso potente di ricerca e di attivazione del Sé.

A partire dalla semplice lettura di un testo, che diventa poi comprensione sempre più profonda ed accurata, immedesimazione, creazione/scoperta del personaggio, uso e padronanza della voce e quindi del respiro (che coinvolge ed anima tutto il corpo), della postura che va governata, del controllo dei sentimenti che invadono l’attore e che non devono mai prevalere su quelli del pubblico, per arrivare, appunto, al rispetto di chi ascolta e, con l’attore, completa il percorso di creazione.

Inoltre in carcere partiamo da un tema, scelto dopo una discussione all’interno del gruppo, su cui i reclusi scrivono di se stessi e della loro esperienza, qualunque scelgano come soggetto inerente al tema ed in qualunque modo sia proposta. Tocca poi a me proporre loro aggiustamenti ed accorgimenti che rendano il loro testo rappresentabile insieme agli altri raccolti. Spesso da un testo che viene proposto come monologo si trae una scena a due o più personaggi. E questo supera la dimensione dell’individualità della esperienza.

Raccontaci chi è Raffaella Porotto

Nasco nel 1952 a Novi Ligure, in provincia di Alessandria, e dopo una permanenza universitaria a Torino, dove mi laureo in Lingue e Letterature Straniere, e a Burlingame, in California, un po’ per studio, un po’ per amore dei viaggi e curiosità personale e un po’ per amore, torno a vivere a Novi Ligure. Sono stata docente di lingua inglese nelle scuole superiori della provincia e mi sono occupata per molto tempo di progetti di mobilità e tirocini all’estero per i miei studenti, finanziati da Fondi Europei o da Fondazioni. Per alcuni anni ho collaborato con l’Istituto di Cooperazione allo Sviluppo alessandrino con attività di traduzione e raccolta memorie.

Con tre amici della Scuola di Recitazione ‘I Pochi’, di Alessandria, nel 1988 ho fondato il ‘Laboratorio di Promozione e Produzione Teatrale’ per il quale ho prodotto diversi testi curandone poi la messa in scena. Oggi faccio parte di un Teatro locale con stupenda collocazione in una chiesa sconsacrata e con due scuole di recitazione. Ho tre figli di 39, 29 e 26 anni, con cui ho un ottimo rapporto, amo gli animali e amo viaggiare, possibilmente nei modi più scomodi! Sono curiosa e positiva, anche se a volte essere positiva mi costa un “raschiare il fondo del secchio” per cercare l’ultimo brandello di energia.

Quali autori ti hanno ispirato?

Non ho autori prediletti e leggo in modo disordinato. Da Montale a Bukowski, da Pavese a Baudelaire, da Ovidio alla Achmatova … Non riesco a organizzarmi in letture monografiche. Sì, sono disordinata ma credo che il mio ordine personale non sia affatto malaccio e dia i suoi frutti! Mi piacciono non solo le poesie ma i saggi, la narrativa, la drammaturgia … Leggo un po’ di tutto. E finisco sempre un libro una volta che l’ho iniziato. Anche se non mi piace. La fatica di scrivere per cercare di dire va rispettata.

Questa è la prima volta che pubblichi?

Sì. E devo dire che in PlaceBook Publishing  ho trovato più di una casa editrice. E in Alberto Barina più di un selezionatore critico di componimenti poetici.

Com’è stata questa esperienza editoriale?

Inaspettata. Credo che l’aggettivo sia il più calzante. Avevo escluso le case editrici locali che, senza operare una sorta di selezione del materiale prodotto che ne garantisse in qualche modo né una valutazione preventiva né un editing accurato, chiedevano comunque un alto costo di stampa. Ho accolto quindi il suggerimento della amica Patrizia Secondi, che già aveva pubblicato un suo racconto breve con PlaceBook Publishing e ho trovato il loro contratto più che onesto e rispettoso del lavoro e dell’impegno di chi scrive. Inoltre mi ha positivamente stupito, da subito, l’immediatezza e la cortesia di ogni riscontro e, a seguire, la continua disponibilità alla correzioni di refusi sfuggiti alla attenzione di tante revisioni. Infine la cura di Alberto Barina nell’accogliere e visionare le mie poesie, nell’editarle e nello scrivere la prefazione alla mia silloge sono stati momenti che definirei profondamente amicali. Quindi un’ottima esperienza.

Progetti futuri?

Certo! Una infinità.  Per quanto riguarda la scrittura a dire il vero un progetto che sarà attuato a breve con PlaceBook Publishing era nato già prima della pubblicazione di “Cronologie”. Ed è la pubblicazione, testo per testo, di dieci lavori teatrali. Credo a novembre esca il primo, già inviato alla casa editrice, e quindi con cadenza più o meno mensile gli altri. Inoltre sto rimettendo mano alle favole per bambini che, avendo avuto tre figli, sono piuttosto numerose. Anche queste dovrebbero essere pubblicate da PlaceBook.  E poi penserò a qualcos’altro!  

Consiglieresti il tuo libro e perché?

Credo questa sia per me una domanda molto imbarazzante. Così come non sono mai stata una madre da “Quanto sono bravi e belli i miei figli!” non sono in grado di promuovere un qualcosa di mio magnificandolo, anche se mi piace e conosco l’amore e la cura che gli ho dedicato.  Ho detto più volte – e lo penso sinceramente – di non essere una poetessa, o una drammaturga, o una scrittrice di favole per bambini. Scrivo. E scrivere è una attività artigiana come un’altra. Forse c’è chi lo trova difficile e quindi non lo fa ma fa altro in modo egregio. Per quanto mi riguarda scrivo con onestà e cercando le parole esatte, come fossero le uniche che calzano per quel momento e per rappresentare quello che provo. Quando rileggo quello che ho scritto a volte ne sono molto soddisfatta ma sono consapevole che quello è il MIO meglio. Non il meglio in assoluto. Quindi perché consigliare il mio “Cronologie di un’Anima” ? Forse perché è un pezzo di vita tra tanti, proprio come quello di un probabile lettore e chi lo ha letto, sino ad oggi, mi ha detto di essersi emozionato e di essersi, qua e là, ritrovato proprio in quelle parole che ho scelto. Con la cura, il rispetto e l’amore per le parole che ho da sempre.