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Intercultura. Cambia il mondo. E il pensare?

Le collaborazioni con diversi artisti mi offrono la possibilità di condividere punti di vista, mediare memorie e culture, trasponendo nei linguaggi verbali e non, temi di rilevanza sociale. Intercultura, interculturalità, multiculturalismo e affini, trovano impiego nell’ambito pedagogico, filosofico, teologico e delle scienze sociali, non escludendo necessità di riflessioni sui bisogni, interpretazioni e approcci comportamentali, attitudini e orizzonti di promozione che evidenzino le differenze non nella loro accezione negativa, ma valorizzandole nel coesistere globale e di promozione identitaria.

Stereotipie e pregiudizi sono da tempo e tutt’oggi esistenti, come pratiche di deformazioni e scomposizioni di peculiarità che dovrebbero, invece, muovere logiche collaborative e cooperative di conoscenza, ricerche di patrimoni culturali ed educativi, che ci renda protagonisti di una ricerc-azione finalizzata all’esplorazione di nuovi punti di vista.

Multiculturalismo conoscitivo, alfabetizzazione emotiva, approfondimento storico e linguistico di valori e tradizioni, sono risorse preziose. La promozione delle origini in termini antropologici ed etnografici, si aggiunge a paradigmi progettuali e operativi, per ricollocare spazi di ascolto e apprendimento, costruzione e condivisione di significati.

Le differenze sono bagaglio prezioso e irripetibile che ognuno porta con sé.  Convinzione è che l’arte sia promotrice di crescita sociale e personale, di esperienze di confronto, e la “multidiversità” germoglio di nuova umanità, di un abitare in modo interconnesso per non restare in asimmetriche complessità e fragili vulnerabilità. Quanto ognuno esprime, deve essere peculiare intensità, ampiezza di un dispiegarsi, ridisegnando modi di vivere autentici.

La globalizzazione è fenomeno  intimo e personale, rivisitazione del proprio vivere. Comunicazione, economia, politica, religione e molte altre dimensioni costituiscono sfide quotidiane contro l’omologazione. Non si possono abitare luoghi separati dal resto del mondo, conferire a popoli elementi di estraneità, restando in una visione di “propriocentrismo“. La storia è fatta dalle persone ed è del mondo, inteso come unica famiglia, malgrado i conflitti, le guerre e le opposizioni dilaganti.  

 Articolo Roberta Recchia Opere Elvira Gatti