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Kukaos incontra il pittore Lorenzo Oldani

Note biografiche:

Lorenzo Oldani nasce il 14 settembre 1977 ad Abbiategrasso. Unico figlio di un imprenditore edile, Giovanni Oldani  e di un’operaia, Iside Lucini. Finiti gli studi inizia a lavorare in una fabbrica della zona. All’età di 30 anni riprende gli studi d’arte all’Artist School Maimeri di Milano studiando per sette anni disegno dal vivo, anatomia artistica, tecnica a olio, ad acquerello e acrilico. In questo periodo si approccia anche ala scultura. Adesso Oldani continua a coltivare la sua passione privatamente realizzando diverse opere che espone annualmente in occasione della festa del paese oltre che di sovente in alcune attività commerciali di Albairate e in eventuali mostre locali.

Cos’è l’arte e cosa vuol dire essere un artista al giorno d’oggi?

“Per me l’arte è la vita: non faccio distinzione tra vita e arte. Le amicizie, la famiglia, l’amore, il lavoro sono arte. Per me l’arte è un modo per essere al Mondo.
Sicuramente, oggi come oggi, ci sono certe forme d’arte meno apprezzate come la pittura, la scultura, la poesia perché non sono considerate molto mediatiche. Attualmente non c’è una rosa di giovani artisti mediatici come invece esiste per l’industria musicale e cinematografica. Per me questo è un difetto della comunicazione. Servirebbero dei pittori e degli scultori che si affermassero a livello mediatico, non tanto perché sia importante diventare popolari, ma più perché così si aprirebbero per l’opinione pubblica nuovi orizzonti che vanno al di là di quello che oggi spopola sui mass media. Un’opera di un artista è come un goal di Baggio, come una canzone di Vecchioni e sarebbe giusto che venisse considerata allo stesso modo”.

Come ti sei avvicinato al disegno e alla pittura? Quando sei diventato consapevole della tua inclinazione per la pittura?

“Mi sono avvicinato al disegno e alla pittura da che ne ho memoria. Sono diventato consapevole della mia inclinazione per queste discipline a undici anni, quando frequentavo la prima media. La mia insegnante di arte mi spingeva a coltivare questa mia passione tant’è che ho sempre continuato a dipingere come autodidatta fino a trent’anni, quando ho deciso di riprendere gli studi all’Artist School Maimeri di Milano”.

Hai sempre desiderato intraprendere questa professione?

“No. Ho iniziato a dipingere quando ero molto piccolo e allora ciò che mi interessava era solo poter coltivare la mia passione, senza pensare troppo al futuro”.

Come nascono i tuoi quadri? Ci sono dei maestri ai quali ti ispiri?“Io non amo avere modelli, però se proprio devo trovarne uno nell’arte, è sicuramente Raffaello Sanzio, perché mi piace la sua perfezione tecnica, la dolcezza che mette nelle opere e la sua gioia nella pittura che rispecchia il suo carattere.
Cerco di inserire nelle mie opere quello che ammiro e apprezzo di lui. Per esempio, mi affascina la sua rappresentazione del forte legame tra madre e figlio che ritroviamo nelle sue varie versioni di Madonna col Bambino. Ho cercato di riprendere la dolcezza e la forza di quel legame in un’opera che ho realizzato per l’asilo infantile “A. Camussoni” di Albairate
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Ho notato che frequentemente dipingi donne: hai un messaggio particolare rivolto alle donne?

“Parto dal presupposto che nel corso dei miei studi ho avuto occasione di studiare maggiormente l’anatomia artistica femminile, rispetto a quella maschile. Sicuramente la donna ha un corpo e un viso che rispecchiano di più il mio concetto poetico dell’arte. Anche in questo mi ritrovo in Raffaello Sanzio: anche lui ha rappresentato molte figure femminili dalle Madonne, al Trionfo di Galatea, alla Fornarina, alla Velata, per citare alcuni esempi”.

Ci sono tecniche o formati che prediligi?

“Ho avuto occasione di studiare le tecniche dell’acquarello, dell’acrilico e dell’olio e quest’ultimo è quello che prediligo: olio su tela. Per quanto riguarda i formati, a me piacciono quelli medio-grandi: dagli 80x80cm in su”.

Qual è il riconoscimento più gratificante per te?“È molto gratificante per me avere delle occasioni, come esporre le mie opere in alcune attività commerciali del mio paese (Albairate), o delle “commissioni”, come quella dell’Asilo di Albairate per il quale ho rappresentato una maestra con due alunni o come quella realizzata per la Battaglia di Magenta, temporaneamente esposta nel 2016 al Bar Vulcano, su richiesta del proprietario e mio amico, Cristian Messa, e poi donata al Comune.

Un altro episodio gratificante, anche se non ha molto a che fare con la pittura -ricordo che per me la vita è arte, quindi anche questo lo è stato- è stata la ricerca storica nella quale sono stato coinvolto per la Cooperativa fra lavoratori di Albairate in occasione dei suoi settant’anni.

È stato davvero soddisfacente raccogliere materiale ed allestire la mostra, anche perché mio padre, essendo stato presidente per 20anni, ha dato molto alla Cooperativa.

In foto mio padre, Oldani, allora presidente della Cooperativa- giacca in pelle.

Inaugurazione Cooperativa nella nuova sede di via Pisani Dossi nel 1983

Che impressioni e sensazioni vuoi suscitare in chi osserva i tuoi dipinti?

“Sicuramente il mio concetto dell’arte è legato alla bellezza classica e rinascimentale. Per quanto riguarda le sensazioni che le mie opere vogliono trasmettere, ovviamente dipende da opera a opera. Per esempio, ci sono alcune opere con le quali ho cercato di suscitare una sensazione immediata in chi le osserva, mentre altre, come l’opera di Persefone, che sono più da comprendere e interpretare. In ogni caso, tutte le mie opere rispecchiano il mio essere: a volte da comprendere e interpretare, a volte superficiale e immediato”.

Che tipo di rapporto lega un artista alla sua creazione? Ti separi volentieri dalle tue opere?

“Si tratta di un rapporto complesso: c’è una componente di ispirazione, di studio, di realizzazione, di sperimentazione e di fallimento. Tutta questa fatica alla fine, nell’opera, non si deve vedere, ma c’è. Ed è proprio questa fatica, da intendere certamente in maniera positiva come una fatica animata da gioia e passione, a legarti all’opera. E quindi diventa difficile anche staccarsi e non godere più della sua presenza. È un pezzettino di te che se ne va”.

Hai mai organizzato una mostra o un evento di cui sei orgoglioso?

“Premetto che non ho mai creduto che l’arte figurativa sia un qualcosa di nicchia: l’arte è nata popolare, come la musica! E questo è un concetto che voglio sottolineare e che è stato alla base dell’evento “A per arte” che ho organizzato con il patrocinio del Comune di Albairate in Piazza Don Bonati, davanti all’oratorio e alla chiesa, nel 2016.
La mia intenzione era proprio quella di mettere l’arte alla portata di tutti. Ho coinvolto altri artisti, pittori e musicisti, che hanno esposto le loro opere e si sono esibiti in 5 serate diverse in piazza. Nell’ultima di queste serate ho fatto di tutto per coinvolgere anche alcuni ragazzi disabili appassionati di arte che hanno esposto i loro lavori. È stata un’esperienza molto toccante, emozionante e gratificante”.

Progetti per il futuro?

“Secondo me ogni Paese, come ha la sua chiesa ed il suo campo sportivo, deve avere la sua galleria d’Arte per conservare la memoria degli artisti del territorio e il patrimonio artistico degli artisti locali. Manca una cultura della memoria del territorio, delle persone, dei fatti accaduti: a scuola, oltre ai grandi maestri che hanno scritto la storia dell’arte, si dovrebbe anche imparare a conoscere gli artisti vissuti nel territorio e che hanno lasciato opere legate o meno allo stesso.

Altri progetti: mostre e sperare di essere apprezzato nel senso che quello dell’artista sia presto considerato un lavoro”.