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La parola come cura (6)

di Giovanna Mulas

(parte 5)

Eppure l’uomo sta per entrare nella fase in cui dominerà l’essente nella sua totalità

Questo significa che per fare ciò, per essere veramente pronto per questo destino, deve superare questa avversione, redimersi dallo spirito di vendetta. Senza questo passo l’uomo non potrà mai oltrepassare sé stesso.
Rammento che, ancora bambina, divorai un libro; La Perla (The Pearl), romanzo dello scrittore statunitense John Steinbeck, pubblicato nel 1947. Si parla di Kino, un povero pescatore indio che vive con Juana, la sua compagna, e il loro bambino Coyotito.
Coyotito viene punto da uno scorpione e, portato da un dottore, questi si rifiuterà di curarlo, dopo aver appurato che Kino non è in grado di pagarlo. I giovani con il bimbo si recano in spiaggia dove Kino possiede una piccola canoa, lì Juana, perché possano trovare una perla con cui pagare il medico.
E Kino trova la perla perfetta, luminosa e splendida come la Luna, grossa come un uovo di gabbiano. Il bimbo, che giaceva febbricitante fino a poco prima, comincia a stare meglio; il veleno lascia il suo piccolo corpo. La voce del ritrovamento della perla si sparge: tutti, in poco tempo, cominciano a interessarsi a Kino (“…gente con cose da vendere e favori da chiedere”) perché sua è la perla più grande del Mondo.
Il pescatore tenta di vendere la perla a un gioielliere senza scrupoli, che ne sminuisce il valore e gli offre di comprarla per un prezzo irrisorio, proposta che Kino rifiuta.
Juana, di fronte alle manifestazioni di invidia e di cupidigia, si convince che la perla è maledetta e durante la notte tenta, non vista dal compagno, di rigettarla in mare. Viene scoperta da Kino che litiga furiosamente con lei, abbandonandola sulla spiaggia. Sulla strada del ritorno, Kino viene assalito da uno sconosciuto. I due lottano e Kino uccide lo sconosciuto, accoltellandolo. Kino è convinto che lo sconosciuto gli abbia rubato la perla, che invece è restata nella mani di Juana. Al rientro, trovano la loro capanna in fiamme e si rifugiano con Coyotito nella capanna di Juan Tomás, il fratello di Kino.
Kino, Juana e Coyotito si mettono in cammino verso la capitale, dove il pescatore spera di poter vendere la perla per un prezzo adeguato al suo valore, ma ben presto si accorgono di essere inseguiti da un gruppo di uomini e si rifugiano in una grotta.
Kino si prepara a difendersi, ma uno dei presunti inseguitori, udendo un pianto di bimbo scambiato per un ululato di coyote, spara in direzione del suono. Kino risponde al fuoco, uccidendoli tutti, ma Coyotito è stato colpito a morte dalla fucilata dell’inseguitore. Il mattino dopo, Kino e Juana ritornano a casa col corpo di Coyotito.
Kino, recatosi in spiaggia, ributta in mare la perla maledetta.

Il tesoro trovato ché voluto avidamente e conservato avidamente, quindi perduto.

L’anima animale istintiva è l’autentico vivaio di quelle passioni che alcuni imprudenti addormentano invece di uccidere; ma come può l’armonia trionfare se l’anima è distratta dai sensi?
E’ come l’uomo e la sua ombra, che lo segue ovunque e comunque, servile, meccanica, legata alla materia: “Stretta è la Porta ed angusta la Via che porta alla Vita”.

L’umanità cercava e attendeva, e fu il Pesce, levatus de profundo (che vien su dalla sorgente, Cfr. Agostino, Confessioni) che si fa simbolo del Salvatore.

Secondo Jung l’acqua rimane il simbolo più ricorrente dell’inconscio; il lago della valle è l’inconscio che giace al di sotto della coscienza, indicato come subconscio. L’acqua è lo spirito dell’inconscio, quel drago acquatico del Tao che in Cina non ha mai assunto le caratteristiche bellicose conferitegli dai nostri artisti, lì ad opporlo a San Giorgio o a un San Michele. In Cina il drago è benevolo, spesso scherza con un compagno nel rincorrere una perla infiammata o rubino magico, sorta di pallina irta di una voluta, che si riteneva richiamasse la folgore e il rombo del tuono.
Per altri, questa perla lucente rappresenterebbe la luna o il sole, perfino l’uovo cosmico che si ritiene contenga tutta l’energia umana condensata.

Per gli adepti della setta buddistica contemplativa Chan (o Zen in Giappone), il drago simboleggia la visione fugace, istantanea, evanescente e illusoria della Verità, ed è quindi equiparato a una manifestazione cosmica.

D’altra parte, per i taoisti il drago era il Tao stesso incarnato, cioè la Via, la forza onnipresente che si rivela a noi in un baleno per svanire immediatamente. Un drago si mostra soltanto in modo fugace, in una frazione di secondo e soltanto parzialmente; non lo si coglie mai nella sua interezza. Animale fantastico (di natura yang) abitualmente vive nascosto negli abissi, nelle viscere della terra o nelle nubi vaganti (di natura yin). Simboleggia lo slancio spirituale, la potenza divina. 

Al collo dei draghi era spesso rappresentata una perla appesa, che ricordava il fulgore e la perfezione delle parole dell’imperatore, la precisione del suo pensiero e l’assennatezza degli ordini. “Non si discute la perla del drago” soleva ripetere lo stesso Mao Zedong.

Psicologicamente, dunque, l’acqua significa spirito divenuto inconscio. La discesa nel profondo sembra precedere sempre l’ascesa, la necessità di sprofondare in un baratro oscuro è condizione indispensabile per una nuova risalita o nuova nascita.
La coscienza resiste: per l’uomo lo spirito è solo qualcosa che proviene dall’alto. Apparentemente lo spirito viene sempre dall’alto (mente?) mentre proviene dal basso (carnalità, debolezza sensuale, passione, bestialità, sangue…) tutto ciò che è tacciato, almeno nell’immaginario collettivo, come torbido.

“Per me si va nella città dolente
per me si va nell’eterno dolore
per me si va tra la perduta gente”,

scrisse il Dante.

Presto o tardi siamo costretti a confessare a noi stessi che esistono problemi insolubili per le nostre sole forze; ammissione che permette onestamente di porre la base di una reazione compensatoria dell’inconscio collettivo. L’incontro con sé stessi significa incontro con la propria ombra: dobbiamo conoscere noi stessi per sapere chi siamo, sprofondare nell’acqua angusta e sconosciuta dove tutto è tutto e niente ché, in base al grande assioma ermetico, l’Esterno è come l’interno, il piccolo è come il grande, ciò che è in basso è come ciò che è in alto.

Fonti di approfondimento consigliate:

  • ‘Oratio de HominisDignitate (ai figli di una nuova Umanità)’, di Giovanna Mulas,
  • ‘Il Superuomo e la volontà di potenza’, di Toni Llàcer,
  • ‘Alchimia asiatica’, di Mircea Eliade,
  • ‘L’equazione ellenistica Logos-anthropos in ‘studi e materiali di storia delle religioni, di Maryla Falk,
  • ‘Faust’ (Traduzione di), di Guido Manacorda,
  • ‘L’analisi dei sogni – gli archetipi dell’inconscio – la sincronicità’, di C.G.Jung,
  • ‘Il velo di Maya, un’invenzione dell’Occidente’, di Alessandro Grossato
  • ‘Avere o essere?’ – ‘Personalità, libertà, amore’, di E.Fromm,
  • ‘Riflessioni sull’Alchimia’, di Elena Frasca Odorizzi,
  • ‘Il concetto di tempo’, di Amir D. Aczel, Multiverso, rivista,
  • ‘Il mito dell’analisi’, di J.Hillman,
  • ‘Labor’s Untold Story, United Electrial, Radio & Machine Workers of America’, di Richard O. Boyer e Herbert M.Morais,
  • ‘I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento’, di C.Ginzburg,
  • ‘Sciamanesimo in Sardegna’, di Dolores Turchi,
  • ‘I balcani senza Milosevic’, n. 5/2000, LiMes rivista,
  • ‘Guerrescontre l’Europe’ di V.A. Del Valle,
  • ‘Le violdesFoules par la propagande politique’ di Serghei Ciacotin,
  • ‘Massoneria e sette segrete – la faccia occulta della storia‘ Ed.Controcorrente,
  • ‘BewilderedHerd’, di Walter Lippmann,
  • ‘Media Control: the spectacularachievements of propaganda’, di Noam Chomsky,
  • ‘Fama fraternitatis’, di J.W.Andreae
  • ‘Introduzione allo spirito della liturgia’, di Joseph Ratzinger
  • ‘Elogio alla follia’, di Erasmo
  • ‘Un mazzo di fiori scelti’, di Helena Blavatsky
  • ‘Sessualità e vita amorosa’, di S. Freud
  • ‘Il Dialogo’, Rivista di dialogo interreligioso, fondato e diretto da Giovanni Sarubbi,
  • ‘Il Timone’, Mensile di apologetica

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