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La potenza delle parole

La potenza delle parole

di Irene Salidu

Se si cercasse la parola “comunicare” sul dizionario Treccani, tra le tante definizioni, si troverebbero anche queste: “rendere partecipi di un sentimento, di una passione; trasmettere, diffondere per contagio; entrare in comunicazione istituendo un rapporto di comprensione e partecipazione; in meccanica, trasmettere energia o moto.” Lo stesso Socrate, con la sua opera sulla dialettica e utilizzando l’arte della maieutica, ha riconosciuto la parola capace di far nascere emozioni e conoscenze, rendendo il dialogo fonte di conoscenza di sé stessi e degli altri, comprendendo in questa conoscenza l’animo umano.

I comunicatori di professione sono consci della potenzialità delle parole e le utilizzano “addomesticandole” per ammaliare gli ascoltatori. Un meccanismo utilizzato spesso dalla pubblicità per convincere i consumatori ad acquistare i prodotti.

Finora questo fenomeno ha interessato per lo più chi ha usato la comunicazione solo per meri fini economici, politici e commerciali. La situazione che stiamo vivendo ha contribuito a generare un nuovo utilizzo delle parole per fini completamente diversi. L’uso di determinati termini e toni è diventato un vero e proprio catalizzatore di energie, infatti, in questo periodo, che potrebbe prolungarsi ancora per tempi abbastanza lunghi, la tecnologia ci è stata utile per affrontare riunioni di lavoro, Didattica a Distanza, esami, momenti di comunicazione con parenti e amici lontani. In questo modo, abbiamo saputo utilizzare i mezzi tecnologici e non siamo stati solo fruitori inconsapevoli.

Parole, gesti, immagini sono volate nell’etere e hanno raggiunto persone lontane o difficilmente raggiungibili. Mentre fino ad ora ciò che ha avuto maggior importanza è stata la fisicità, in questo particolare momento le persone si sono ritrovate a comunicare, talvolta per necessità vere e proprie, senza mai sfiorarsi, stringersi la mano, abbracciarsi. L’energia che vibrava tra le persone, la forza data da una pacca sulle spalle si sono perse a favore della potenza delle parole che si è amplificata.

In tanti hanno cercato di trovare un modo affinchĂ© il pensiero riuscisse a “bucare” lo schermo, favorendo la trasmissione dell’energia alle persone dietro il video.

Le parole, così come il tono di chi le proferisce, acquistano una vibrazione particolare se la persona ha davvero desiderio di trasmettere il suo pensiero. In questo caso, l’energia “arriva”, fa pensare, generando motivi per valutare e confrontare le idee. Succede una cosa analoga leggendo un libro di prosa o di poesia: se l’intento di uno scrittore fosse quello di trasmettere emozioni attraverso le parole, ci riuscirebbe davvero solo credendo fermamente in ciò che scrive. Non a tutti le parole trasmettono qualcosa, così come non tutti riescono a utilizzare la loro potenza o la loro frequenza sonora per far scattare l’empatia necessaria a comunicare emozioni.

I media conoscono bene il fenomeno, che sfruttano in modo molto concreto, soprattutto in questo periodo. Con poche parole riescono a diffondere notizie che trasmettono confusione e panico, attraverso l’utilizzo di titoli altisonanti e cifre che a molti rende difficile leggere gli articoli o ascoltare i commenti poiché ritengono che la notizia sia già stata comunicata. Questa non è una buona comunicazione, poiché il comunicare comprenderebbe un interscambio tra “mittente e ricevente” perciò spesso la parola è solo un’arma che è sapientemente utilizzata per fini o scopi che non sono chiari a entrambe le parti, ma solo al mittente.
In questo periodo, nel quale i contatti sono ridotti alla soglia dello ZERO, l’unica fonte di energia che sostituisce la fisicitĂ  intesa come un abbraccio, una carezza e perfino una protesta è la parola sentita o letta ma chi la proferisce deve crederci, o non sarĂ  ascoltato.