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La retorica: questa… conosciuta!

Di Marinella Giuni

Prima parte

“È un errore grosso come una casa”, “Ha un cuore grande come il mare”.
È difficile non aver mai sentito tali espressioni o non averle mai usate. Non c’è bisogno, infatti, di aver studiato le figure della retorica classica per utilizzarle, la loro potenza linguistica è talmente forte da ritrovarle in ogni situazione comunicativa.
La capacità di utilizzarle, pur dipendendo anche dalle conoscenze individuali e dalla cultura, è in buona parte innata e fa parte del bagaglio delle competenze di ciascun oratore. Questo perché la persuasione e la capacità di produrre reazioni in chi ascolta (la cosiddetta forza perlocutiva) è parte imprescindibile del linguaggio.
In testi in cui la retorica non era ancora stata definita in modo esplicito, come l’Odissea ad esempio, o in altre culture dove non era conosciuta spesso si affacciavano strumenti linguistici che noi oggi definiremmo come appartenenti alla retorica: questo a sostenere l’ipotesi che non esiste un linguaggio che possa esserne naturalmente privo.

LA RETORICA CLASSICA

Oltre ad essere una delle dimensioni del linguaggio la retorica nella cultura occidentale, è una tecnica esplicita che già nell’antica Grecia faceva parte dell’insieme delle competenze di un buon oratore. Si usa suddividerla in cinque parti che, a diverso titolo, entrano nella costruzione del discorso.

  • INVENTIO, ovvero trovare cosa dire

    Per ottenere consensi, secondo la retorica classica, si possono seguire due strade: manipolare i sentimenti dell’interlocutore suscitandone la commozione, oppure convincerlo facendo uso di argomenti razionali.Il coinvolgimento emotivo può basarsi su vari aspetti: la simpatia dell’oratore, la sua saggezza, il suo stile passionale. Il convincimento, invece, richiede tecniche diverse quali attingere a prove già pronte prese dall’esterno (cosiddette estrinseche), ad esempio i pregiudizi o i luoghi comuni, come affermare “è un dovere amare la Patria” oppure “l’eroismo è la virtù più grande”. Sappiamo che attingere a luoghi comuni o pregiudizi può essere pericoloso in quanto genera giudizi acritici, trattandosi di un tipo di convincimento piuttosto insidioso.Nell’ambito dell’Inventio il cuore del convincimento è rappresentato dalla quaestio, una tecnica utilizzata per organizzare la ricerca degli elementi pertinenti che compongono la discussione, quale essa sia. Si tratta cioè di capire quali sono tutti gli aspetti del tema di cui ci si sta occupando, così da porre tutti i ragionamenti adeguati.
  • DISPOSITIO, ovvero ordinare ciò che si è trovato

    Si tratta dell’importante fase di strutturazione degli argomenti che sono stati raccolti. I modi per farli giungere all’interlocutore sono diversi e sicuramente li conosciamo!
    Modo diretto: si dice ciò che si vuole dire, rivolgendosi direttamente all’interlocutore.
    Modo obliquo: possiamo riassumerlo nel detto “si dice alla suocera, perché intenda la nuora”.
    Modo contrario: affidandosi all’ironia, si finge di avere una posizione diametralmente opposta a quella cheeffettivamente si ha.
    Accanto all’organizzazione sistematica degli elementi esiste un’organizzazione temporale che possiamo schematicamente indicare così:
    Narratio: ricostruzione dei fatti
    Confirmatio: riepilogo degli elementi di valutazione (che abbiamo trovato attraverso la quaestio)
    Epilogo: il termine del discorso, in cui vengono precisate le conclusioni dell’oratore.
  • ELOCUTIO, ovvero Mettere in parole

    Una volta trovato cosa dire ed organizzato la successione logica degli argomenti, arriviamo ad una fase decisamente affascinante che pertiene la capacità espositiva. Mettere in parole, ovvero trovare le frasi giuste, le figure adatte per rivestire degnamente la costruzione che abbiamo appena realizzato. E qui entrano in gioco le figure della retorica classica, che vedremo però nel prossimo articolo.
  • ACTIO, ovvero Parole e gestualità

    Oggi la maggior parte delle parole di un discorso possiamo leggerle sulla carta stampata, che è una modalità di comunicazione in assenza dell’oratore, ma nelle piazze greche l’Actio era molto importante e studiata come un fenomeno vicino all’arte teatrale in cui il protagonista trovava impostazione della voce, modulazione del tono, gesti ed atteggiamenti in grado di attrarre l’attenzione.
  • MEMORIA, ovvero Ricordarsi il discorso

    Anticamente la comunicazione era prevalentemente orale, per quello trovarono impulso le tecniche di memorizzazione che permettevano associazioni cognitive utili a ricordare l’ordine degli elementi da esporre. Le mnemotecniche, tuttavia, non fanno parte degli studi inerenti alla Retorica, ma afferiscono più al campo delle scienze cognitive.

LA NEO RETORICA

Gruppo di Liegi l’ha classificata sotto due aspetti: lo studio dell’ethos e lo studio della figura del discorso.

Col primo termine ci si riferisce alla passionalità del discorso, mentre il secondo rimanda nel suo complesso a quanto esposto riguardo all’Inventio. Il Gruppo di Liegi non mirava, naturalmente, a creare una classificazione in concorrenza con la retorica classica, ma piuttosto a ricercare delle strutture stabili per definire l’attività linguistica nel suo insieme.