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La sacralità del corpo e la sua dimenticanza

La sacralità del corpo e la sua dimenticanza

Con-tatto e confine di sé

Il corpo informa lo spazio nell’interazione di intime relazioni. E’ tempio di una sacralità che riverbera l’invisibile nel riconoscibile. Uomini e donne si mostrano col cuore duro o celano innata tenerezza, sono prigionieri in caricature di false identità, privi di luce o al contrario irradianti di tinte preziose e ricercate: con il corpo si è vivi, sensibili e vulnerabili.

La sacralità è un recinto che può proteggere o separare terre crude, aride o dannatamente fertili ove ricreare oasi di pace. Empatia, compassione, valori e idee si manifestano nel fermento dell’anima.

Il corpo nella cura e nell’aver cura

Con bellezza ispiratrice e grazia di forme, risuonano corpi nel dipingere sapienti armonie, nel prendersi cura di sé e dell’altro, nel sentore di un tempo che non scorra inutilmente in ottuse clessidre.

Se vi è sacralità nell’uomo, deve poter esserci dignità anche nella malattia, nella rianimazione, nell’alleviare le sofferenze.

Nella modernità si riformulano nuovi richiami che, a volte, nulla hanno a che vedere con l’evocazione di sentimenti romantici, di vesti gentili e segni di un intimo sentire.

Gli uomini sono una fotografia in bianco e nero in un mondo a colori, sono delle virtù e del progresso ma similmente delle gerarchie e delle guerre. E’ in tali contesti che la corporeità muta, tra leggi sociali e culturali che ne dimenticano la biologia generatrice.

Ci aggiriamo nel vasto mercato della globalizzazione tra scopi illusori, soffocanti compassioni e precarie fragilità. Abitiamo città e cuori nel tentativo di non perdere orizzonti spirituali.

Connessi al nascere, all’essere desiderati, al socializzare, al pensare e all’essere pensati, innalziamo ardenti preghiere, oltre etnie, classi sociali e divari generazionali.        

La nudità del corpo

Sacralità è sinonimo di integrità dell’essere, non di prigionia e pesantezza dell’anima, di invecchiamento come mortificazione, di mode idealizzanti che rivestono culti di narcisismo e desostanzializzano la religiosità.

Incuranza, mercificazione, negazione e disumanizzazione: quanta sacralità resta se si deforma l’armonia del corpo?

Si confezionano e ostentano nudità, si dissacrano e abusano identità. Anche l’arte denuncia  frammentazione, consumismo e stereotipi,  rivendica arcane sapienze e viaggi interiori, rievoca codici di vita, custodisce memorie e tradizioni.

Nei giorni che viviamo

La vita è sacra e non dobbiamo dimenticarne la sacralità.

Intere città stanno seppellendo la vita sotto le paure, negando ultimi saluti alle vittime di una strage silenziosa. Muta il volto della morte, nella “gestione” dei corpi, nella mancata soddisfazione di bisogni spirituali ed emotivi di chi sopravvive e di coloro che non r-esistono.

Un dolore più grande sta cancellando i rituali del distacco, sovvertendo la cultura del lutto, stravolgendo intimi alfabeti di comunicazione,  nullificando baci e carezze rassicuranti. Tra schermi opachi e neri tasti si tenta di umanizzare la tecnologia. Guanti, tute contenitive, tessuti in plastica impermeabilizzano anche i sentimenti avvolgendoli in sudari artificiali.

E’ un’affacciarsi alla preghiera con la  resistenza dei suoi uomini di fede, che assistono a tsunami quotidiani di sconforto e dolore, a innaturali forme che pur muovono e commuovono un’esistenza che, se non si allunga, si allarga nella profondità di riflessioni personali.

Con anima e corpo

Ci si guarda  attorno, si misurano i passi della propria storia. In punta di piedi continueremo a cercare possibili legami con chi trova risposte fuori di sé e protocolla un vivere fatto di prototipi e standard.

Sacro è il corpo che continuerà a custodire il mistero dell’esistenza, che ascolterà la voce di una Madre Terra, mito di creazione, eco di ricordi, diario di un viaggio, spazio di comprensione.

Sacralità è risorsa preziosa del diverso da sé,  di infiniti e invisibili fili intrecciati nel ricamo di un Universo che garantisca integrità e sensibilità per tutti.

Fotografie di Marinella Pompeo

Instagram Marinella Pompeo artista

Articolo di Roberta Recchia