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La Solitudine

di Irene Salidu

Una delle emozioni che i bambini possono percepire è la solitudine. Quando la sentono, spesso la esprimono in modo drammatico e talvolta anche teatrale. Una delle cause principali è relativa alla famiglia. Per alcuni di loro si traduce con la mancanza dei fratelli, quando i genitori non li ascoltano, quando non possono esprimersi, né dialogare con tutti i membri della famiglia. Quando non sono ascoltati, si sentono soli e hanno l’impressione che il mondo attorno a loro non esista. Molti bambini percepiscono la solitudine quando non sentono la voce della mamma.

Ciò che mi ha colpita maggiormente sono le parole espresse da uno di loro: «Sono solo, ma davvero solo, quando mia madre esce e mi lascia con papà: lui gioca col tablet, non mi ascolta e io chiamo mamma e lei sembra avermi abbandonato Non ho indagato oltre, perché il bambino ha taciuto quando si è reso conto del silenzio che è calato in aula e dell’attenzione che i compagni gli avevano riservato.

Ha quindi concluso: «E’ come se al mondo non ci fosse nessuno, anzi, è come se io non fossi nessuno.» Solo una bambina era felice di poter stare da sola, perché così poteva giocare come desiderava, “fare la vera mamma” con le sue bambole. Anche in questo caso i compagni sono rimasti in silenzio, basiti dalla sua frase. Qualcuno le ha chiesto cosa volesse dire con “fare la vera mamma” e lei ha risposto semplicemente: «Lo so io, lo so.»
Qualcuno ha detto che si sente solo fisicamente o anche senza il suo gioco preferito.

Il discorso sulla solitudine non ha portato grandi risultati, perché i bambini, quando non vogliono dire qualcosa sono veramente capaci di censurarsi molto bene.  Mentre quando possono riescono a parlare a ruota libera.  In questo caso labbra sigillate e sguardi sfuggenti: ci sono argomenti che per loro sono dei veri e propri “tabù.”

Questo è quanto penso della solitudine, perché stavolta i bambini non ne hanno voluto dare una descrizione precisa. Hanno dunque deciso di non parlare molto di sé.

È vecchia, la solitudine, perché la giovinezza non ti lascia mai solo, è sapere che qualcuno là fuori, nel mondo, sorride, ama e gioca, ma quel qualcuno non sei tu. E’ quel granello di sabbia in un deserto, dove ogni altro granello si unisce al mare sabbioso, mentre cerca disperatamente di non sprofondare nelle viscere della terra. La solitudine è rimpianto, ricordo, paura, è un cielo grigio senza un raggio di sole, è battere dannatamente sui tasti di un computer per sovrastare il silenzio. È scelta, quando vuoi uscire dal caos, è condanna, quando il caos ti allontana.

È contraddizione e coerenza, perché la ricerchi e la odi con tutto te stesso, è guardarsi allo specchio e vedersi “ieri”, apprezzare ciò che si aveva, odiare ciò che si è. È triste, la solitudine, come sono tristi le persone troppo sole, che ridono troppo e piangono poco. È stanchezza, quando devi sempre esserci per tutti e non tutti ci sono sempre per te. È ricordare che tu ci sei sempre stato, per gli altri, anche solo con un sorriso e un saluto veloce, ma che gli altri non sanno come esserci per te. Forse è non voler essere un peso, per gli altri, forse è il tuo senso dell’orgoglio, forse la paura di essere ridicolo: tu, grande e grosso… non puoi aver paura della solitudine, invece è la solitudine che non ha paura di te.