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La vita davanti a sè

La vita davanti a sè

Torna sul grande schermo una magnifica Sophia Loren nel film “La vita davanti a sé” adattamento cinematografico del figlio Edoardo Ponti di un libro di Romain Gary del 1975. Già nel ’77 Moshè Mizrhai aveva portato al cinema questa storia di Gary, ambientandola a Parigi, con Simone Signoret nei panni della protagonista. Ma fare paragoni tra i due film o tra la regia di Ponti e quella di De Sica, così come è  stato fatto in qualche recensione, è del tutto inadeguato: diversi i tempi e anche i modi di fare cinema.

In realtà la versione proposta da Ponti è piuttosto coinvolgente, con la scelta di ambientare la storia a Bari, crocevia di arrivi e partenze per e da ogni dove. Una Bari bellissima anche nelle sue periferie e nei colori delle albe e dei tramonti sul mare scelti dal regista per alcune scene chiave. Le riprese sono terminate ad agosto 2019 e il film è sulla piattaforma Netflix da novembre dello stesso anno.

Madame Rosa, la protagonista, è un’ex prostituta, una donna anziana sopravvissuta all’Olocausto che ospita bambini nella sua casa. Sono figli di prostitute di sua conoscenza tra i quali spicca Momò, bambino piuttosto turbolento, orfano di origine senegalese. Il loro rapporto si caratterizza all’inizio come conflittuale, ma nel tempo diventa una reale amicizia capace di sfidare anche la malattia che affligge la protagonista. E’ una storia di accoglienza, dove il tema della diversità (non solo religiosa o razziale, ma anche di genere sessuale) viene narrato con delicatezza e poesia. Insomma un diverso modo di trattare temi che ci coinvolgono, anche se indirettamente, tutti. E’ una storia di sofferenza e solitudine dove si sottolinea come la vita stessa metta in panchina la speranza giovanile. Anche se nell’evolversi della storia, Momò scoprirà che il valore dell’amicizia non è qualcosa di esclusivo e quando non potrà più contare su madame Rosa, avrà intorno a sé diversi adulti che lo aiuteranno.

Il set del film a Bari

Ponti conduce il pubblico in un mondo dove l’umanità, seppur con difficoltà, si mostra solidale. Uomini e donne di periferia che hanno avuto vite difficili e con diversi lutti, ma che si riconoscono quali fratelli pronti a tendersi la mano. Educazione, memoria e amore sono le tematiche portanti che trasmettono, nonostante tutto, una grande fiducia nel domani. L’interpretazione della Loren è intensa e struggente e insieme al lavoro del figlio, fanno ben pensare per possibili riconoscimenti futuri da parte del mondo cinematografico.