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Le emozioni dell'arte            di Federica Sanguigni

Le emozioni dell’arte di Federica Sanguigni

Sette storie di donne che amano l’arte e ne fanno ragione di vita

Sette donne. Le loro storie.

Sette canzoni. Da ascoltare leggendo le storie, come suggerito dall’autrice.

Sette viscerali passioni.

Un unico filo conduttore: l’arte.

Biancamaria Folino, con la sua scrittura lucida, introspettiva, a volte un po’ ripetitiva e, forse, anche un pizzico provocatoria, ci racconta, usando la forma della prima persona, la vita e l’amore per diverse discipline artistiche, di sette donne.

La prima figura è una pittrice. Ma anche una donna che ha perso l’amore di un uomo. Il racconto svela l’animo della protagonista, una persona che ama il suo essere pittrice più di ogni altra cosa al mondo. Una donna che promette a se stessa di non avere rimpianti e di continuare ad amare la vita, ritraendola nei suoi colori e nelle sue infinite sfumature.

Incontriamo poi un’altra donna, che fa del canto la massima espressione di libertà. Il rifiuto di amalgamarsi a un conformismo asfissiante che rende tutti ugualmente insoddisfatti, il desiderio di una vita diversa, la voglia di sognare sono caratteristiche affascinanti di questa donna che ha un’unica grande certezza, quella di non voler mai dipendere da nessuno e, soprattutto, di non voler rinunciare ai propri sogni.

È la protagonista del terzo racconto ad arrivarmi dritta al cuore.

Una poetessa, che in una lunga estenuante tragica agonia d’amore, ci svela la sua passione per la parola, per il verso. Un’agonia accompagnata da un disgusto profondo per il mondo. Un mondo ormai vuoto, materialista, commerciale, che nulla ha a che vedere con il mondo quasi surreale della donna la quale, in un gesto straordinariamente evocativo, si fonde con il mondo da lei anelato.

Si scrive soli, eppure si scrive per sentirsi meno soli, divorati dall’intero universo che non ci lascia mai indifferenti. Siamo la voce del mondo e per questo soffriamo, soffriamo di ogni cosa, di ogni dolore anche se non è strettamente nostro.

Le donne di Biancamaria Folino fanno della propria arte una risposta al dolore, alla morte, all’odio anche. Attraverso la pittura, la poesia, la danza, la fotografia, esse ci parlano di un mondo diverso, non più rintracciabile nei segni odierni, nel caos di persone diventate fantasmi dietro uno schermo, in attesa della consacrazione eterna affidata ai social e alla loro vacuità.

L’autrice punta il dito contro la superficialità della società attuale, in cui si è soli, spesso tristi, a volte egoisti ma principalmente incompresi.

Le donne di Biancamaria, però, infondono coraggio, profumano di forza, di inarrestabile desiderio di comunicare attraverso la loro arte. Le donne di Biancamaria, come tutte le donne del resto, devono lavorare di più per farsi strada. Devono combattere per sfatare pregiudizi e dicerie. E donano se stesse per mezzo della passione che le alimenta, come la protagonista di un altro racconto che fa sì che la musica diventi dono di sé agli altri, nel desiderio di nuove melodie che sappiano abbattere le corazze umane e riuscire a parlare anche a chi non sa, o non vuole, ascoltare.

L’ultimo racconto del libro raccoglie riflessioni molto profonde in cui, credo, ci si può facilmente rispecchiare. Leggendo, mi sono ritrovata spesso ad annuire, a condividere, attraverso le parole dell’autrice, le sue stesse sensazioni. Parla di ritmo, Biancamaria.  E penso che ogni lettore potrà, anche attraverso questo libro, meglio identificare il proprio. Imparando, allo stesso modo, ad accettare il trascorrere, inevitabile, del tempo.

Essere nel tempo in cui si vive, non negarlo in nome di un passato che può essere solo vagheggiato.

I titoli dei racconti sono, in realtà, titoli di canzoni. La musica è una componente essenziale della vita di queste donne. E, credo, di tutti noi.

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Canzone che dà il titolo al secondo racconto