Leggere è una cosa seria

Girl drinking hot tea and reading book in bed

di Marinella Giuni

Siamo nel posto giusto per parlare di libri e di come essi si inseriscano nel nostro quotidiano; non certo solo per farci compagnia sotto l’ombrellone o per conciliarci il sonno la sera!
La lettura è una cura: lo dice la scienza.


Se parliamo di benessere psichico, di salute, di crescita personale non possiamo non considerare il libro come uno strumento imprescindibile. La nascita della biblioterapia risale agli anni ’30 negli Stati Uniti, grazie all’attività dello psichiatra William Menninger.
Egli cominciò a prescrivere la lettura di romanzi ai pazienti affetti da disturbi psichici. Alla base del suo assunto l’idea che il libro potesse essere fonte di riflessione, di scambio e di crescita sia personale che collettiva.
Nella relazione terapeutica il libro è uno strumento ben preciso: è luogo neutrale rispetto al terapeuta e al paziente, è uno spazio che si “realizza” altrove, fuori dallo studio, ma è comunque uno spazio condiviso.
Stimola riflessioni, porta al confronto, consente di approfondire quanto emerge nella relazione terapeutica.
Quando parliamo di biblioterapia, però, dobbiamo considerare due accezioni:

  • L’adozione di letture, integrate nella psicoterapia, che possono stimolare il paziente ad elaborare le proprie abilità emotive e cognitive, a sviluppare le capacità empatiche
  • Percorsi di crescita ed auto aiuto, intesi come la promozione di salute e cultura, attraverso la partecipazione.

Un esempio di utilizzo della lettura, nell’attività clinica, riguarda la cura dei disturbi d’ansia, depressione, disturbi del comportamento con un’importante rilevanza sia statistica che clinica.

Dalla lettura di un libro è possibile sviluppare la consapevolezza del proprio disagio, essere incentivati a prendersene cura. Spesso nelle storie che leggiamo ritroviamo  nei personaggi dinamiche personali come, ad esempio, la necessità di alleviare l’ansia o l’angoscia. Entrare nel personaggio e nella sua vicenda ci permette di elaborarne il decorso, sviluppando anche capacità di empatia.

Quanto è responsabile la mancanza di empatia nei comportamenti discriminatori e nei comportamenti violenti? Moltissimo.

La biblioterapia ha trovato e trova applicazione in diversi campi:

  • Allevia i sintomi depressivi e gli atteggiamenti non funzionali
  • Contribuisce a costruire una percezione di sé e del proprio percorso: è stata adottata con successo in diverse carceri italiane
  • È utilizzata nei reparti delle strutture sanitarie sotto forma di letture ad alta voce, per stimolare socializzazione e confronto

Ma che caratteristiche devono avere i libri utilizzati per la biblioterapia?
Vanno scelti, naturalmente, dal terapeuta e devono avere contenuti accessibili e chiari; devono essere onesti dal punto di vista intellettuale.
Questo per dire che io diffiderei di un testo che mi promette di risolvere il mio disagio in una settimana!

La lettura è potente, è un’attività mentale creativa che con l’immaginazione costituisce uno strumento importante nella costruzione delle nostre abilità, quelle che ci fanno stare nel mondo con equilibrio, in mezzo agli altri.

Ma quali sono le letture consigliate?
Le fiabe, le poesie, i romanzi hanno un forte potere evocativo. Quante volte ci capita di rivivere situazioni, dal punto di vista emotivo, leggendo un libro che sembra stato scritto apposta per noi?

In questo il gruppo di lettura è sicuramente uno strumento importante, porta ad esporsi in prima persona, a condividere opinioni, ad essere critici su di un aspetto o su di un personaggio.
Chissà, può essere un’idea un gruppo di lettura Placebook, on line?

Suggerisco qualche titolo:

“Donne che amano troppo” di Robin Norwood, tratta il tema della dipendenza

“Donne che sbattono contro le porte “di Tiziana Ravazzolo e Stefania Valanzano, parla di stalking e violenza di genere

“Tu non ci sei più e io mi sento giù” di Anna Rita Verardo e Rita Russo, è un libro che affronta la tematica della perdita. E’ adatto ad adulti e bambini, contiene tavole da colorare e disegnare per esprimere le proprie emozioni

“Chi ha spostato il mio formaggio?” di Spencer Johnson; se siete insoddisfatti questo è il vostro libro. I topini sono sempre alla ricerca del formaggio che rappresenta il loro Eden, tutto ciò che vorrebbero. Si troveranno a fare cambiamenti importanti che daranno loro nuovi ed importanti insegnamenti!

Più in generale i libri di chi ha vissuto determinate esperienze in prima persona possono essere utili per sentirsi compresi, per condividere il dolore, anche per trarre indicazioni su come affrontare le diverse situazioni. Leggere oltre a fornirci il meritato relax, può quindi anche essere utile a contenere in una certa misura il disagio.  E’ importante, però, tener presente che ci sono anche casi in cui la figura dello psicoterapeuta è insostituibile.

Leggendo, viviamo nelle emozioni e nella vita degli altri, ma quella che possiamo riscrivere è solo nostra.