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L'Italia al tempo del coronavirus

L’Italia al tempo del coronavirus

di Fabio Pedrazzi

Oggi, 10 marzo 2020, mi sono aggirato nel mio paesello, o meglio, nel paese più vicino dove ho fatto un po’ di spesa… prosciutto cotto, fontina, vitamina D in farmacia e sigari e sigarette dal mitico Manolo del Roxy Bar di Coltodino. Ah, ho anche prelevato dal Bancomat…

Qualche chilometro più a valle per il vino (Gutturnio) e la grappa barricata.

Mentre ero in macchina, in questa bella giornata di sole ho fatto dei pensieri. Pensieri che sono andati indietro nel tempo e da giallista mi è venuta in mente una storia: L’Italia al tempo del coronavirus.

Correva l’anno 1992. In quel periodo furono gettate le basi per l’ingresso dell’Italia nella moneta unica: l’Euro. Il cielo cominciava a riempirsi di nuvoloni neri, densi e pregni di presagi inquietanti. Negli anni a seguire, pian piano, si arrivò al fatidico utilizzo di quella moneta… unica, prepotente, arrogante. Fatta a immagine somiglianza dello stato più forte in Europa. L’unico stato che ebbe un cambio alla pari: 1€=1Marco.

Ma torniamo al 1992… in quegli anni fu spazzata via un’intera classe politica e dirigente, furono gli anni di Tangentopoli. Poi venne l’Europa Unita che impose a tutti i suoi membri (quasi tutti…) limiti di rigore, l’abbattimento delle Banche nazionali, in pratica si perse la sovranità monetaria… vennero governi che pian piano tagliarono per 45 miliardi di euro gli stanziamenti alla Sanità italiana… venne il 2020.

Le scene apocalittiche che i TG mostravano erano davvero raccapriccianti. Gli stadi di calcio vuoti, le file nei supermercati per accaparrarsi qualche genere di prima necessità… soprattutto mascherine e disinfettanti. Nei bar si poteva stare solo fino alle 18… non si poteva più circolare sul territorio nazionale se non per gravi necessità. Insomma, l’Italia fu messa in quarantena.

Il popolo, spaventato e smarrito come un gregge di pecore quando avverte il lupo, si barricò nelle proprie case. Scuole chiuse, ospedali al collasso, pubblica amministrazione bloccata, aziende messe in ginocchio, laboratori artigianali chiusi, strutture alberghiere abbandonate in fretta e furia dai turisti… tutti a un metro di distanza gli uni dagli altri, tutti a guardarsi dall’untore… ecco, questa era l’Italia al tempo del coronavirus.

Un virus che colpì nel primo mese 9000 persone su 64.000.000 di abitanti, in pratica lo 0,00018% della popolazione. Un flagello. Un flagello alimentato dai media, dallo Stato stesso, dalla paura, dalla mancanza di abitudine al pensiero… dal lavoro lobotomizzante attuato negli anni precedenti da una classe dirigente al servizio di Mangiafuoco.

E l’Italia, piccolo Pinocchio d’Europa, si gettò a capofitto sulle barricate di quella che sembrava essere la madre di tutte le pandemie. Nel frattempo, in Borsa stava succedendo qualcosa. Gli acquisti al ribasso non furono sospesi, gli scambi continuarono come se nulla fosse successo, i pacchetti azionari stavano passando di mano a prezzi di saldo. Le banche italiane, di ora in ora, si vedevano assottigliare la loro forza patrimoniale… gli speculatori internazionali stavano facendo soldi a palate sui ribassi dei listini… eh sì, forse non tutti sanno che i maggiori guadagni speculativi si fanno soprattutto sui crolli. Esiste un sistema di acquisto al ribasso… ( La vendita allo scoperto (o short selling) è un’operazione finanziaria che consiste nella vendita di strumenti finanziari non posseduti  con successivo riacquisto. Questa operazione si effettua se si ritiene che il prezzo al quale gli strumenti finanziari si riacquisteranno sarà inferiore al prezzo inizialmente incassato attraverso la vendita)… sempre in quei giorni, il consulente del capo di stato tedesco fece una dichiarazione: se crolla l’Euro la Germania va al collasso… se crolla l’Euro l’Italia si riprende, più o meno queste furono le sue parole.

Ecco cosa avveniva in Italia al tempo del coronavirus. Un gioco di prestigio progettato 28 anni prima. Un gioco perverso che nel 2020 vedeva l’Italia perdere tutti gli asset strategici (settori come le telecomunicazioni, le grandi industrie e le eccellenze) , in cui lo stato italiano s’inginocchiava definitivamente agli usurai europei e agli speculatori internazionali. L’Italia era e rimane un territorio importante nello scacchiere mondiale, per questo non era possibile che avesse autonomia di pensiero e di movimento… venne distrutta come fece Merlino con la Maga Magò… da un piccolissimo virus.

Bene… questa è una storia fantascientica, immaginaria… del tutto priva di nesso logico con l’attuale realtà.

Ora, appena finito di scrivere questo articolo, mi accenderò un sigaro e seguirò il movimento del fumo.