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L’Ombra della Zelkova

di Michele Bussoni

Titolo: L’Ombra della ZelKova
Autore: Michele Bussoni
Collana: “Gli AEDI” per la PlaceBook Publishing&Writer Agency

In questo nuovo lavoro dai toni decisamente noir, Michele Bussoni ci conferma il suo amore per i paesaggi del nord Europa, in particolare per la Norvegia.
Il racconto si snoda attraverso le esperienze personali di diversi personaggi, inizialmente tutti scollegati tra loro ma uniti da un percorso comune, il male di vivere.
L’intera vicenda è narrata durante il lungo inverno artico, dove le notti sono lunghissime e i raggi del sole una chimera.
Il freddo, la neve e la pioggia accompagnano ogni istante di vita.
Dove il paesaggio manifesta in tutta la sua crudezza il male di vivere che accomuna tutti i protagonisti.
Il filo conduttore viene svelato fin dall’inizio dalle prime battute. In modo molto velato come una pioggia sottile, sottile.
Via, via che si avanza con la lettura e si prende confidenza con i vari protagonisti, il noir, come il quadro di Dahl di cui è assuefatto Jorgen, uno dei protagonisti, acquista sempre più forma limpidezza e crudità.
La prosa poetica può ingannare il lettore, in realtà l’autore riesce bene a descrivere le azioni anche più efferate in chiave poetica. E qui si evince l’abilità di Michele Bussoni nell’uso delle parole.
In questo racconto si intrecciano le vite di persone che sono state abusate, sfruttate e torturate e persone che hanno abusato e torturato.
Persone che riemergeranno dal buio più profondo ritrovando la propria anima e persone che sprofonderanno nel buio da loro stessi creato.
Questo racconto apre molti quesiti al lettore, sul confine tra bene e male, giusto e sbagliato, e quando fare del male può essere visto come un bene.

Occhio per occhio, dente per dente.

Tre personaggi chiave conducono il lettore per mano, capitolo dopo capitolo.

Ale: un pescatore amante della fotografia vi insegnerà che c’è sempre qualcosa per cui vale la pena lottare anche quando si è perso tutto;

Kristiana: una ricercatrice universitaria che metterà a repentaglio la propria vita, e non solo la sua, per senso di giustizia e amore;

Jorgen un uomo ossessionato da un quadro di Dahl. Scostante, indifferente, egoista, egocentrico al punto di ignorare l’amore del figlio, un uomo che ritiene di essere vuoto come un involucro, senza anima. Si tormenta il corpo con oggetti sottratti agli ospiti dell’hotel in cui lavora.
Un albergo all’apparenza ordinario dove in realtà avvengono cose strane e raccapriccianti, dove i protagonisti di questo racconto transitano o lavorano, dove Jorgen proverà, dopo aver recuperato un po’ della sua anima a sistemare le cose, a modo suo.

Un diario che sembra scriversi da solo rivelerà a tratti, tutta la vicenda sommersa in cui tutti i protagonisti si trovano, nel bene e nel male, a vivere il loro percorso obbligato.

Come dice l’autore: «Chi vince il male dentro di sé, può combattere quello che sta fuori. Chi vince il male interiore, che spesso è frutto di possessione, può avere l’integrità di uccidere il vero male.»

Forse il delitto peggiore non è l’omicidio, ma una vita senza coraggio.

Questo libro vi farà sentire freddo, non per le fredde temperature artiche, bensì per la verità schiaffeggiata in faccia su episodi realistici, perché reali della vita quotidiana del nostro tempo.

Una lettura cruda intensa e affascinante con un finale aperto all’immaginazione del lettore. Ve lo consiglio, non vi deluderà.