Minamata non è solo il titolo di un film, è anche il nome dato ad una malattia causata dall’inquinamento industriale. Il regista Andrew Levitas si è basato su una storia vera per girare questo film dando a Johnny Depp il ruolo del protagonista, nel quale l’attore si cala alla perfezione seguendo il cast composto da diversi giapponesi. E’ del Giappone che si parla infatti ma questo è solo un espediente per parlare in  realtà della crisi climatica dovuta all’inquinamento atmosferico e ambientale da parte delle industrie. Della vicenda degli anni Settanta a noi è forse arrivato il messaggio che in alcuni pesci era contenuto il mercurio. In realtà qui si parla della storia di uno dei servizi fotografici più famosi del ‘900 realizzato per la rivista Life, anzi per l’ultimo numero della rivista e dell’uomo che rivelò al mondo la questione dell’inquinamento da parte di una industria chimica giapponese. Ma come dicevamo prima è un espediente perché alla fine del film il regista passa in rassegna una serie di disastri ambientali causati da industrie di vario genere e in varie parti del mondo.

La fotografia originale di Smith

Eugene Smith, fotografo americano interpretato da Depp e famoso per i suoi servizi sulla seconda Guerra Mondiale pubblicati su Life, nel 1971 viene coinvolto dalla tradutrice Aileen in una vicenda di inquinamento industiale: nel villaggio di pescatori Minamata ci si ammala per la presenza di mercurio nel pescato e nell’acqua. Il mercurio è sversato da un’industria chimica che dà lavoro a molti abitanti del villaggio. Solo che questi e i loro figli inziano ad ammalarsi in modo piuttosto grave e quindi si ribellano all’unità produttiva. Il film narra la storia del servizio fotografico di denuncia per il quale il fotografo statutinense verrà osteggiato dai dirigenti della Chisso fino ad essere picchiato in modo serio tanto che quelle percosse causeranno la sua morte nel 1978. La camera oscura creata dagli abiatatnti del villaggio per sviluppare le sue foto sarà bruciata da un incendio doloso. La questione denunciata è quella dei rifiuti tossici, questione che rimane aperta in molti paesi del mondo anche ai giorni nostri. La denuncia, la ribellione degli abitanti di Minamata e il servizio fotografico spingeranno però l’azienda a risarcire le vittime e i loro famigliari.

Non è il primo film scelto dal regista per parlare di inquinamento, già in “Cattive acque” si parlava dello stesso argomento, anche se sotto forma di inchiesta. Bellissime alcune scene in cui il fotografo spiega come si sviluppa il negativo «Devi passarci le mani – dice ad Aileen – perché così le tue mani racconteranno la storia». Si parla quindi anche di fotografia e del modo di raccontare una storia, attraverso la messa in posa e lo sguardo dei soggetti. Una delle foto più famose del servizio è “Il bagno di Tomoko” dove Eugene Smith ritrae madre e figlia in una sorta di pietà moderna che raffigura tutta la sofferenza e al contempo l’amore di quel momento.

La fotografia diventa il mezzo per poter dire la verità, svelare gli intrighi e fare inchiesta vera e propria su una tematica di interesse internazionale come è l’inquinamento. Molto bella anche l’interpretazione di Deep che impersonifca un antieroe alcolizzato, piuttosto scontroso ma che alla fine si ritrova in un sentimento di compassione per gli abitanti di quel villaggio. Un film che pur nella sua drammaticità è a tratti molto poetico e coinvolgente.