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Un racconto bucolico e minimalista. Questo è in sintesi quanto proposto dal film “Minari” che si è guadagnato un Oscar per la miglior attrice non protagonista nella notte del 25 aprile scorso. La statuetta è andata a Yoon Yeo-jeong che ha interpretato la nonna. Il film narra della saga familiare, la saga degli “Yi” ispirata all’autobiografia del regista coreano-americano Lee Isaac Chung che ha diretto il film trionfando ai Golden Globe e ricevendo moltissimi riconoscimenti.

Fin dalla sua presentazione al Sundace Film festival, il film è stato definito un capolavoro. E in effetti lo è per la fotografia e i campi lunghi scelti dal regista per ritrarre la campagna dell’Arkansans e per la storia che narra di legami familiari, di amicizia disinteressata (quella del vicino che aiuta il protagonista senza chiedere nulla in cambio), di cibo e di integrazione.

Minari è infatti il prezzemolo giapponese molto utilizzato nella cucina coreana e il cibo diventa, all’interno della storia, un elemento di divisione, mentre la religione unirà la famiglia coreana integrandola nella comunità. E come già in “Parasite”, si racconta degli sforzi e degli stenti di una famiglia che ha enormi difficoltà economiche e di inserimento nella società statunitense.

La storia è incentrata negli anni Ottanta, quando il piccolo David cambia vita perché la sua famiglia si trasferisce nel cuore dell’Arkansas rurale per inseguire il sogno del padre Jacob di realizzare una fattoria dove coltivare cibo coreano. Molti i conflitti con la moglie di Jacob che non crede in quel sogno che sta mettendo a dura prova le finanze della famiglia. La vicenda si complicherà con l’arrivo della nonna dalla Corea anche se riempirà di poesia e comicità lo schermo per il rapporto che avrà con il nipote. Lui le farà diversi scherzi e lei gli farà superare la sua iniziale antipatia per la nonna “che puzza di Corea” insegnandogli diverse cose, tra le quali come e dove si coltiva il Minari e come non aver paura. Il piccolo soffre infatti di una cardiopatia che andrà lentamente guarendo. E mentre la madre cerca di abituarlo al peggio attraverso la preghiera, la nonna lo inciterà a pensare alla vita.

Legami di sangue e di amicizia, ma anche e soprattutto integrazione in una comunità che all’inizio esprime una certa curiosità per quella famiglia di stranieri, ma che alla fine sarà accolta in chiesa, per la comune fede cristiana.

In Italia il film è arrivato dopo la notte degli Oscar, il 26 aprile ed è ora su Sky cinema.