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Momò: il mondo visto con gli occhi di un bambino

Momò

Momò: La natura fa quello che le capita a chi capita e non sa nemmeno quello che fa, certe volte sono fiori e uccelli e certe altre una vecchia ebrea al sesto piano che non può più scendere.

Momò è solo un ragazzino ma possiede uno sguardo attento e personalissimo sul mondo che lo circonda e sulla vita. La sua è una storia di solitudine e di amore, di angoscia e di delicatezza. Un bambino arabo, senza genitori, cresciuto e amato, in un condominio della periferia parigina, da un’anziana prostituta ebrea che ha vissuto l’inferno di Auschwitz, Madame Rosa.

Con un linguaggio originale e ricco di espressioni sgrammaticate, che a volte strappano un sorriso alla tristezza dalla quale si viene avvolti durante la lettura, l’autore del libro ci presenta la vita per quella che realmente è. Perché se lei, la vita, può mentire e prendere in giro gli adulti, nulla può all’occhio vigile di un bambino che riesce ad attraversare l’esistenza dando a ogni cosa il suo vero nome.

È indubbiamente un bambino cresciuto in fretta, Momò. Certo non come i due marmocchi biondi che incontra a casa di Nadine. Vi giuro che erano nuovi di zecca, come se non li avessero mai usati. Erano veramente senza confronto.

Eppure Momò, col suo ombrello trasformato in amico, con l’aria da duro, a volte, consapevole del suo posto nel mondo, trasmette un desiderio di vivere e di amare unico e invidiabile, uno spirito di solidarietà che abbatte le diversità e lo squallore dell’ambiente in cui si trova a vivere.

Un bambino che riesce a vedere oltre. A trovare la bellezza nel corpo ormai informe della donna che lo ha accolto, perché la vera bellezza era nei suoi occhi, che lui guardava per non vedere il resto. Forse è vero che, allora, gli occhi sono lo specchio dell’animo. E l’animo di Madame Rosa, nonostante il male che aveva vissuto e subìto, era ancora un animo capace di trasmettere qualcosa di buono.

Un bambino, Momò, che si fa domande più grandi della sua età. E che non riesce a capire perché la natura sia stata così ingiusta nei confronti di Madame Lola, che se tutti fossero stati come lei, il mondo sarebbe terribilmente diverso e ci sarebbero molte meno disgrazie.

Un bambino che si interroga sulla necessità reale di accanirsi contro una persona che non ce la fa più a vivere, ché non c’è niente di più schifoso che infilare a forza la vita nella gola della gente che non si può difendere e che non vuol più essere utile.

Un romanzo che non ammette pause, se non quelle fondamentali per riflettere sui tanti temi affrontati, non ultimo quello dell’indifferenza. E a questo proposito c’è una frase, alla fine del libro, che mi ha colpito come uno schiaffo in pieno viso. Sono sicura che tutte le anime sensibili che leggeranno questo romanzo, avvertiranno lo stesso bruciore sulla guancia.