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Nomad: in cammino con Bruce Chatwin

Chi ha amato Bruce Chatwin e i suoi strepitosi racconti di viaggio non potrà  certo perdersi “Nomad: in cammino con Bruce Chatwin” di Werner Herzog. Herzog, conosciuto al pubblico come regista di Fitzcarraldo, ha voluto realizzare questo docufilm per celebrare la sua amicizia con Chatwin durata fino alla morte, avvenuta a soli 49 anni,  dello scrittore britannico. Con lui ha condiviso la passione per il viaggio, più precisamente per il cammino, perché tutti  i viaggi narrati da Chatwin sono stati effettuati rigorosamente a piedi. La sua scomparsa, dovuta alla piaga dell’Aids può dirsi prematura e lo stesso regista viene invitato a lasciare l’amico quando questo sente che le forze lo stanno lasciando, due giorni prima della morte.

Il film è uscito ad ottobre del 2020 ed ha incassato quasi 66 mila euro. Vengono ripercorse le tappe dei viaggi dello scrittore inglese ricordato anche dalla moglie e da alcuni amici. Elisabeth era a conoscenza dell’orientamento bisessuale del marito e lo aveva accettato in toto, come del resto avevano fatto i suoi amici. Uno dei passaggi più belli e quando Herzog ed Elisabeth, fervente cattolica, ricordano la risata di Chatwin e il suo modo di parlare senza sosta come se avesse voluto condividere con l’interlocutore ogni particolare delle idee che aveva. La sua mente era sempre in movimento quanto lui.

Com’è noto lo scrittore britannico non stava mai fermo e per primo ha sottolineato il potere terapeutico del viaggio a piedi. I suoi viaggi sono dei veri e propri cammini che ci hanno lasciato documenti importanti sulla Patagonia, sul Cile e sulle popolazioni aborigine dell’Australia.  Raccontati con uno stile pulito e chiaro che conserva in ogni scritto il sapore di un romanzo. Herzog ripercorre in questo film tutti questi pellegrinaggi, perché alla fine il viaggio viene visto, sia dallo scrittore che dal regista, come un viaggio-cura dell’anima.

Lo zaino di pelle di Chatwin, ereditato da Herzog, diventa il simbolo dell’uomo in cammino verso la conoscenza di se stesso e del mondo, degli altri popoli e culture.

Chiaro che in primo piano rimane comunque il punto di vista del regista che posiziona oggetti e persone e dà istruzioni agli intervistati. Ma emerge forte fin da subito che lui e lo scrittore erano anime affini, anche nel momento di commozione quando cioè Herzog ricorda l’ultimo colloquio avuto con Chatwin ed è evidente che l’emozione in lui diventa forte. In sostanza si parla di due nomadi convinti che “il mondo si rivela a chi lo attraversa a piedi, credendo nel potere del cammino”, sempre in cerca di quelle forze magnetiche che attraversano il nostro pianeta. Perché essere vivi, in fondo, vuol dire essere in movimento.