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Uno spaccato dell’America nomade ai giorni nostri. Questo ci fa vedere in “Nomadland” la giovanissima regista cinoamericana Chloè Zhao. Il film del 2020 che vede come protagonista una grandissima Frances McDormand nei panni di Fern è un adattamento del libro della giornalista Jessica Bruder che ha indagato questo mondo di invisibili. Nomadland ha vinto il Leone d’oro alla 77esima Mostra internazionale del cinema di Venezia ed ha ottenuto diversi altri riconoscimenti. La regista, che ha solo 38 anni, fa parte del circuito cinematografico americano indipendente e con questo lavoro ci coinvolge nella vita di queste persone.

Sono pochissimi infatti gli attori, la maggior parte dei personaggi sono reali, come Linda May per esempio, nomadi che vivono in camper e lavorano saltuariamente contraddicendo il pensiero che vuole l’homeless in qualità di disoccupato. Anzi facendo spesso lavori durissimi, come quello stagionale di raccogliere le rape.

In realtà più volte nel film viene ribadito che non si tratta di homeless, in quanto il camper è la loro casa. Una casa che li fa muovere nel mondo e li fa incontrare.

La parte più bella è proprio quella che sottolinea le relazioni interpersonali: ognuno dei personaggi ha un bagaglio molto spesso pesante che porta sulle proprie spalle, come separazioni, lutti e traumi. Eppure in tutto questo dolore c’è anche spazio per l’amicizia e l’empatia che ciascuno di loro ha nei confronti di quelli che  incontra lungo la strada.

Frances McDormand and David Strathairn in the film NOMADLAND. Photo Courtesy of Searchlight Pictures. © 2020 20th Century Studios All Rights Reserved

La protagonista, dopo aver perso il marito, il lavoro e il suo stesso paese (un caso più che unico quello di Empire luogo dove si produceva cartongesso), a 60 anni lascia tutto per attraversare gli Stati Uniti occidentali sul suo furgone. Ed è proprio durante il viaggio che conosce molte persone che come lei hanno deciso di vivere al di fuori delle convenzioni sociali e del sistema.

I paesaggi sono fondamentali per la regista che li utilizza spesso per sottolineare la solitudine dei protagonisti. E se da una parte viene dipinto un mondo di invisibili, dall’altra quello stesso mondo è di una grande umanità. Uomini e donne in cammino che non dimenticano i valori che contano veramente nella vita di tutti i giorni.