Gaetano Previati, figlio di un orologiaio, nacque a Ferrara nel 1852, città che influirà col
suo retaggio storico-artistico, sulla futura attività del pittore.
I contatti con l’ambiente intellettuale dell’epoca e la frequenza dei corsi d’arte al Civico
Ateneo, la cui attività si svolgeva al Palazzo dei Diamanti (già Pinacoteca civica), lo
avvicinarono a pittori dei secoli precedenti quali lo Scarsellino, Cosmè Tura, Garolfalo,
Guercino, Crespi, creando un vincolo ideale col passato.
Le sue capacità vennero presto alla luce, tanto che già nel 1872, a solo vent’anni,
ricevette una medaglia d’argento, una di bronzo e una menzione d’onore per le opere
presentate alla mostra di Belle Arti organizzata dall’Ateneo per gli alluvionati del Po.

L’esigenza di allargare i suoi orizzonti lo spinse a
Firenze, ma dopo un anno di permanenza nella città toscana decise di
trasferirsi a Milano, dove si iscrisse alla prestigiosa Accademia di Brera. Il
clima milanese offriva certamente al giovane Previati un livello più elevato,
di risonanza europea. A Milano, insieme all’amico Giuseppe Mentessi, prese a
frequentare l’ambiente degli Scapigliati, tra i quali ammirerà particolarmente
il pittore Tranquillo Cremona.L’interesse per la Scapigliatura però andò di pari passo con
lo studio all’Accademia, nel cui clima competitivo decise di provare a
partecipare all’ambito Premio Canonica, che vinse (nonostante certe osservazioni
per non essersi perfettamente attenuto ai canoni accademici), con un’opera
storica intitolata Gli ostaggi di Crema. Ma Gaetano era già alla ricerca di una sua personale
espressione; un poco alla volta tralasciò la descrizione oggettiva dei soggetti
che dipingeva, ponendosi a cavallo tra il vero e l’immaginario, dando così vita
a immagini che parevano sogni o ricordi.

E da pittore di storia divenne pittore di idee, superando la pittura realista per giungere ad una idealista, attraverso la riscoperta dei Preraffaelliti e di Botticelli.A questo percorso contribuirono sicuramente le letture di Edgar Allan Poe e di Baudelaire, che lo incamminarono verso il Simbolismo.Previati si allontanò dalla cultura ormai in crisi, che vedeva nel progresso la soluzione dei problemi sociali, e si avvicinò al pensiero simbolista tramite il quale cercò nuovi mezzi per sondare la realtà e per penetrare il mistero del mondo.Per lui divenne importante il rapporto tra la linea e la
forma, a sottolineare la dimensione finita dell’uomo in relazione alla vastità dell’universo. Se i simboli studiavano la parola in ogni suo più recondito significato, lui studiò i colori, che sono le parole della pittura.L’opera che segnò il confine tra la sua pittura storica e quella simbolista fu la discussa Maternità, dipinta con la nuova tecnica divisionista che scomponeva i colori in tanti filamenti abolendo la profondità, con l’intento non di creare una scena reale, quanto di rendere l’idea della
maternità, una maternità che è sentimento ed emozione.

La tela esposta nel 1891 alla Triennale di Brera fece scalpore e fu molto criticata, tanto che il periodo che ne seguì fu per Previati assai difficile, a causa delle difficoltà economiche. Ma lui proseguì
convinto per la sua strada, fino a quando incontrò il mercante d’arte Alberto
Grubicy.Il mecenate, comprendendo il valore dei dipinti
dell’artista, riuscì a fare ottenere a Previati il meritato successo e a
ridargli la tranquillità economica, un benessere che gli permise di proseguire
il suo operato artistico sino alla fine, avvenuta in Liguria, a Lavagna, nel
1020.
I miei romanzi storici li trovare nelle librerie, nei bookshop on line e nelle biblioteche
Luciana Benotto
