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Questione di prospettive

Questione di prospettive

La prospettiva dalla quale osserviamo la realtà, ci aiuta a valutare i nostri pensieri e, oltre mille possibili teorie, il mondo è esattamente la rappresentazione di quello che noi decidiamo di conferirgli, il nostro modo di vedere e vivere, che ci appartiene.

L’infrangersi violento del mare a ridosso di una scogliera artificiale, la potenza mentale nell’adattamento e nell’interazione con l’interlocutore ad uno stato di quiete apparente, offrono una prospettiva insolita, un punto di ripresa in sospensione. La mente è libera di immedesimarsi con la scena stessa, con quelle porzioni di spazio che veicolano gli stati d’animo.

Oltre la storia, sono rese necessarie immaginazione e creatività, che forgiano il nostro agire in relazione a ciò che osserviamo e guardiamo, che ci ri-guarda, scoprendo così nel volto degli altri, l’essenza stessa della nostra umanità.

 La costante ricerca da parte del genere umano di nuove prospettive, circonda e affascina in maniera del tutto fresca il mondo artistico, ed in particolar modo la fotografia. Si creano contrasti, giochi di luci e ombre, cullati dalla magia del sentire, dall’incontro di ambienti differenti, dall’arte, cultura e storia.

Abitare luoghi è come abitare cuori: richiede competenza nel saper inventare continuamente modi di vivere, opportunità di affermare la propria identità oltre le apparenze. Gli uomini abitano in un qualsiasi dove possano sentirsi a casa, protetti coltivando i propri affetti. Il costruire e l’abitare sono dell’uomo quanto il custodire, l’essere, l’esistere e il vivere, tracciando contorni di una libertà che è possibile trovare solo se la si desidera.

Fili invisibili legano gli esseri gli uni agli altri e ciascuno al mondo. In un’umanità che sa vivere nelle sue città, macchine e tecnologie, che con sapienza e scienza svela profondità nascoste nelle millimetriche ali di una farfalla, nei petali di un fiore, nelle trasparenze di gocce d’acqua, l’uomo sa farsi nuova corazza, per recuperare la chiave di un linguaggio universale.

Siamo più di quanto mostriamo. Esiste sempre una distanza tra le cose osservate dagli occhi di chi non vuol vedere, rispetto a quelle di chi crede di vedere. Oltre le apparenze e le sembianze, nasce uno sforzo maggiore al quale non tutti siamo disposti o abituati. Dipende da come guardiamo, il riuscire o meno a cambiare prospettiva, in modo che quel pezzetto di mondo acquisti significato autentico e universale.

Articolo Roberta Recchia Fotografie Mirko Sperlonga