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BattiatoSophia: Ri-veliamo Chan son Egocentrique

BattiatoSophia: Ri-veliamo Chan son Egocentrique

Tra le canzoni di Battiato ‘Chan son egocentrique‘ si presenta tra le più elusive, misteriose, dense di succhi psichici e di lampi di verità.
Il brano appare, per la prima volta nel 1982, in un ispirato album di Alice: ‘Azimut‘. Viene quindi eseguito in duetto dai due iconici personaggi: un Battiato ed una Alice giovanissimi, lei aveva appena 27 anni, lui 36. Le loro voci si fondono come fossero nate per farlo, sono in forma smagliante e in preda ad una sinergia alchemica, una sinergia che sembra quasi un innamoramento, una danza di idrogeni sessuali. Sono due densità speculari. Bucano lo schermo. Ammaliano. E non per i pochi minuti delle loro esibizioni, ma lo faranno per quasi 4 decenni a venire, rilasciando nell’aria tracce di ioduro di argento, fissandosi nel reticolo di una vera e propria fascinazione.

ALICE

Solo l’anno prima Alice era riuscita a vincere Sanremo, trafiggendo dalla TV di stato, con il bellissimo volto dai tratti perfetti e il fisico androgino e slanciato, l’immaginazione di milioni di italiani.
Le ragazze la imitavano: bocca morbida, narici disegnate da un esteta, capelli scuri selvaggi e fluenti, pantaloni stile cavallerizza , foulard drappeggiato al collo, nessuna concessione ad una femminilità eclatante o esibita, mai un’ostentazione: tutto molto sobrio, scarno eppure densissimo, il suo stile diviene icona.

Sanremo ’81

Non esagero dicendo che i maschi ne fossero perdutamente innamorati: in un mondo di donne belle in modo esibito e banale, Alice risplendeva essenziale come una dea. La canzone vincitrice di Sanremo ’81: ‘Per Elisa’, che le aveva aperto le porte della sua realizzazione artistica era stata scritta dalla stessa Alice insieme a Battiato e a Giusto Pio: talvolta, gli incontri sono doors of perception, porte aperte alla più grande trasformazione.
L’incontro di Battiato ed Alice non fu mai un incontro banale e soprattutto venne arricchito dall’incontro con altre personalità di grande spicco.
Chan son Egocentrique, la canzone che ri-veliamo, venne, infatti, scritta da Battiato insieme a Francesco Messina e a Tommaso Tramonti, pseudonimo di Henry Thomasson, mistico letterato, allievo di Gurdjieff.

Alice

La scuola di Gurdjieff

Battiato, Alice, lo stesso Francesco Messina che sarebbe diventato il compagno di sempre della musicista forlivese, divennero allievi di Thomasson, che, a sua volta, era stato allievo diretto di Georges Ivanovič Gurdjieff.

Per il giovanissimo gruppo di musicisti furono anni di studio e di essenziale lavoro su di sé.
Di quegli anni Battiato racconta: «Entravo in una stanza e percepivo con intensa attenzione la concentrazione dei miei amici che eseguivano i loro compiti quotidiani. Qualsiasi cosa, anche lavare i piatti, diventava coscienza e sacralità. Tutto diventava importante e concreto. Gli esercizi imponevano di coltivare la massima coscienza anche nella meccanicità quotidiana: era questo il segreto rivelato da Gurdjieff.»

Il testo di Chan son Egocentrique viene scritto da Thomasson, ma tutto il brano è intriso di sentori abBattiati, a cominciare dall’assunto iniziale, in inglese, che racconta un aneddoto reale raccontato molto spesso dallo stesso Battiato.

ANALISI

Avenue Park
My life in the dark
I with me

Battiato ha raccontato più volte il senso di questo incipit in questo brano solo apparentemente nonsense:
«Ho avuto un periodo molto difficile dal ‘70 al ‘72. Era il regno della paranoia e dei finti malesseri. Una piéce insopportabile. Raccontiamola così: mi trovavo a New York e avevo più di un dubbio sulla vita, sullo stare al mondo e sugli umani. Ero nella metropolitana e aspettavo il treno che vedevo arrivare. Ho provato l’irresistibile tentazione di buttarmi. Era come il canto di una sirena, un’attrazione fatale come quella che percepisci quando, a una certa altitudine, il vuoto ti appare come una malia, un richiamo. L’idea del mio corpo che si sfracellava m’inebriava. Un secondo prima di farlo mi afferrai a un palo vicino a me.»
Uno sdoppiamento psichico, quasi una possessione animica, nel buio della disperazione, e nel contesto di una città straniera immensa e tentacolare come New York. Battiato sopravvisse e chiamò, in seguito, i propri disagi psichici la sua fortuna.

Across the universe

Do you smile for Arabian style?
I like it

Certo, perchè l’anima errante ha il proprio sigillo, in questo caso un’appartenenza araba.

Miami Beach boys
Children with toys
Across the universe

Citazioni, mash-up. Il famoso gruppo pop dei Beach Boys sembra approdare sulla spiaggia di Miami, sono ragazzi giocattolo, sono i precursori di ben altri gruppi come i Beatles, che nel 1969, scriveranno, grazie a Jhon Lennon, il brano ‘Across the Universe’, un brano mistico con il mantra Jai guru deva om che significa: ‘Grazie ti saluto maestro divino’. Ma il tutto viene approcciato con la leggerezza dell’estate, del gioco di vivere, degli istinti sessuali basici.

Chan-son

Chan-son egocentrique
Self-centered song
Chan-son egocentrique
Self- centered  song                                                                                                     Chi sono, dove sono?
Quando sono assente di me
Da dove vengo, dove vado?
Chan-son egocentrique
Self-centered song
Chan-son egocentrique
Self-centered song

La parola chan-son viene divisa da un trattino, imitata dal verso seguente che cambia di lingua, passando dal francese all’inglese. La canzone egocentrica, così cambia di passo, ironicamente, giocando con il significato del suffisso Chan che in cinese significa caro, buono e in italiano, invece richiama tutt’altro, riferendosi anche al sonfiglio” in inglese. Ma le atmosfere diventano subito sottili. La canzone egocentrica viene rivolta lievemente verso la centratura del sé: perché le domande e la coscienza sono imperative: noi gurdjieffiane macchine automatiche non siamo, non esistiamo, quando, dimentichi della nostra presenza, abbandoniamo il nostro io. In quel momento noi siamo solo assenza, e qualsiasi cosa può risucchiare il nostro essere. Noi non siamo, e, invece, dovremmo ri-centrarci al nostro sé.

LA LUNA

Dalla pupilla viziosa delle nuvole
La luna scende i gradini di grattacieli
Per prendermi la vita (per prendermi la vita)

Molto spesso Battiato vede nel cielo un riflesso poco edificante. La Terra è, infatti, secondo le teorie gurdjieffiane un ricettacolo di anime grossolane, anime che stanno imparando a raffinare le proprie poco elevate energie.
La Terra è una prigione per galeotti che ci rende legati a ben 48 leggi naturali e spirituali. Leggi immutabili che ci sormontano inappellabili.

LA CAUSA PRIMA

La Luna, che rimanda ancora all’incipit iniziale dei grattacieli di New York, negli studi di Gurdjieff appare la causa prima delle assenze, del malessere, della possessione animica da parte di energie imperative, distruttive, che prendono la vita e l’equilibrio degli abitanti di madre Terra.
Nella Luna ben 96 leggi spirituali e fisiche hanno il sopravvento sulla vita di quel satellite, che lungi dall’essere solo quella icona di elusiva gioia celeste molto spesso da noi umani cantata, è anche il ricettacolo di un luogo cupo che manifesta con molta intensità il proprio dominio sugli impulsi emotivi e sugli stati psicotici dell’uomo.
Noi, esseri inevoluti siamo cibo per la luna, che influenza, come le maree, anche la memoria dell’acqua della nostra vita psichica.
L’aneddoto di Battiato in attesa della metropolitana diventa così subito chiaro e definitivo.

Central Park
Our love in the dark
Ich bin klein
People sang around the campfire ground
I remember prehistoric sound
Was the time of the dinosaur age
Oh, nein

Il richiamo della vita ha sentore di sesso nell’oscurità degli amori proibiti del Central Park.  E ti amo, mentre ritorno alla mia infanzia, mentre quasi in un rito primitivo, balliamo intorno al fuoco. Ricordo suoni primordiali, e non era l’era dei dinosauri. 
Gli ultimi due versi appartengono ad un brano degli Osage Tribe – gruppo progressive di cui per un breve periodo fece parte anche Battiato – che venne pubblicato in due versioni , una in italiano: ‘Un falco nel cielo’ ed una in inglese, appunto ‘Prehistoric sound’, nel 1971.

MASHUP NAZIONAL POPOLARE

Mi dice
sui seni nudi muoio d’amore
quando vedrai la mia ragazza
dille che io l’amo.

Il mashup tocca anche le canzoni nazional popolari di Little Tony, il cantante romano molto ruspante ed amatissimo che godeva di grande successo negli anni ’60 e ’70.
Quando vedrai la mia ragazza’, infatti, è un brano del 1964, cantato dal luccicoso cantante rock.  Anche un altro emulo di Little Tony: il cantante genovese Michele, ebbe ad interpretare nel 1967, una canzone dal titolo simile: ‘Dite a Laura che l’amo’.
Le due canzonette leggere però vengono stravolte dagli eccessi ormonali della visione di seni nudi che fan morire d’amore. E quasi s’innesta un moto di lieve senso di colpa e di giustificazione perché nel buio gli amori sono indifesi, ancestrali, istintivi, da animale che mi porto dentro, animale puro.