Shiatsu e scrittura creativa, alleati terapeutici

Tutti sappiamo cosa sia la scrittura. Non altrettanto conosciuto è lo shiatsu che è una tecnica pressoria basata sulla Medicina cinese classica diffusa nel mondo da alcuni monaci giapponesi. Lo shiatsu è pressione perpendicolare e costante con l’uso del peso del corpo, più precisamente con l’uso di Hara, ovvero del nostro centro energetico che si trova a due dita sotto l’ombelico e tre dentro. Un giorno stavo semplicemente cercando degli esami clinici. Ho trovato una mia vecchia poesia visiva e mi è venuto in mente il mio shiatsuka: una porta chiusa e una aperta, ovvero come nasce la consapevolezza di sè e del mondo, come si apre una porta per entrare nella Vita. Io sono una fautrice della teoria di Michelangelo Buonarroti: tutto è già nella pietra, nulla avviene per caso. Da qui ho capito che quella poesia che in fondo tracciava i contorni del percorso verso la consapevolezza era stata scritta, seppur in modo inconsapevole, per il lavoro del mio Shiatsuka e stava aspettando proprio lui. Da quel giorno ho iniziato a pensare ai rapporti che intercorrono tra shiatsu e scrittura creativa.

Sono partita dai simboli letterari e dagli archetipi psicologici citati da Jung, come l’acqua per esempio che è considerata archetipo del liquido amniotico e quindi madre. Ma anche la terra, che è sempre madre e il cielo che è un po’ la divinità, considerata nel senso più ampio del termine, l’Universo. Ai suoni che vengono usati in modo consapevole in poesia. Al percorso creativo nel suo insieme, quello che riguarda la scrittura e che molto ha a che vedere con quello dello Shiatsu: impari la tecnica e la usi dimenticandola, sembra tutto legato alla spontaneità, ma in realtà è lavoro e impegno, solo che non appare palesemente nel risultato finale, ma solo nella poetica dell’artista. Ho riletto testi letterari e di shiatsu, ho trovato molte relazioni e pensato anche ai trattamenti. Alle risonanze tra i due, tra la scrittura e lo shiatsu. In fondo ambedue sono strumenti espressivi, maniglie per aprire la stessa porta. Una è più mentale e eterea, l’altro è più corporeo. I simboli poi, quelli utilizzati dai poeti ma anche, più in generale, dagli scrittori molto hanno a che vedere con lo Yin e lo Yang. Esempio principe è l’ossimoro, quello utilizzato in particolare da Eugenio Montale che unisce gli opposti (un aggettivo legato ad un sostantivo che esprime il suo contrario, ma anche due sostantivi) per dare maggiore forza espressiva al concetto, cioè al sostantivo stesso. Es: l’amore odio ecc ecc, cioè Yin e Yang appunto. Con la stessa valenza di essere uniti e contrapposti nella complementarietà per dare circolarità all’espressione, ovvero maggiore forza, cioè vita, in altre parole energia. Oppure pensiamo al rapporto tra Zen e Haiku, che hanno comuni radici, di vita il primo e di espressione il secondo: scrive Basho “Antico stagno/ Un tuffo-una rana/Rumori d’acqua”. Tre versi che possono sembrare monotoni, ma che possono anche indicare il movimento della stessa vita che nasce dal silenzio e che di silenzio si avvolge, oppure altro ancora a seconda della sensibilità di chi legge. Per arrivare al vero legame tra shiatsu e scrittura creativa: quello che le avanguardie degli anni ’60 hanno seguito quotidianamente, la performance. Gli artisti usavano il proprio corpo per narrare, dare forma e immagine alla propria poesia o testo. Questo e anche il suo contrario, cioè dalla corporeità alla parola.

Esiste un’altra cosa che accomuna lo shiatsu alla scrittura creativa ed è la funzionalità terapeutica che accomuna le due discipline. Entrambe “curano l’anima”. Pensiamo al caso di Esenin per esempio, un poeta russo che si è tolto la vita con ogni probabilità proprio perché ad un certo momento non è più riuscito a scrivere. Ma non è il solo. La scrittura viene usata anche da molti psicoterapeuti con questo fine. Basti pensare ai diari. Se la scrittura è autoterapia, lo shiatsu ha bisogno di un “vettore” che è poi l’operatore. E’ anche vero che molti operatori iniziano proprio così, partendo da se stessi per poi rivolgersi agli altri. Inoltre, se si apre la zona franca, ovvero la bolla empatica tra operatore e ricevente, all’interno di essa si realizza quello che Breton e Soupault avevano definito “i campi magnetici”, qualcosa che assomiglia molto alla scrittura automatica. Basti pensare alla frase che spesso gli operatori ripetono come un mantra “le nostre mani sanno dove devono andare”. C’è con una citazione di un poeta argentino sulla quale riflettere e che riassume molto efficacemente quanto detto fin’ora. E’ di Jorge Luis Borges: “Mi fa male una donna in tutto il corpo”.