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Sulle emozioni – L’amore

Di Irene Salidu.

Farle nascere dove non sono, farle riscoprire dove sono nascoste, farle splendere dove già sono.

Ho sempre parlato di emozioni come del mezzo per raggiungere e, far raggiungere, degli obiettivi comuni. Il mio pensiero nasce dalla mia esperienza diretta con i bambini, con i quali trascorro gran parte del mio tempo, ormai da trentaquattro anni e dal mio personale modo di vivere e vedere la vita.
Ho avuto la fortuna di sperimentare con i nostri cuccioli quanto il rapporto empatico ed emotivo mi portasse ad essere loro così vicina, da potermi “permettere” spesso di giocare, sentire ed esprimere le emozioni senza timore di essere giudicati.
Ho vissuto con loro esperienze spiacevoli, dolorose, allegre, gioiose.
Con loro ho costruito sceneggiature di spettacoli teatrali, traboccanti di sensazioni  e con loro ho vissuto l’adrenalina della “Prima”, sebbene fossi dietro le quinte.
Per questi motivi vorrei iniziare una serie di articoli dove esporrò il mio “sentire” sulle emozioni, prendendo spunto anche da alcuni brani del mio ultimo libro “LEI” pubblicato con la PlaceBook Publishing & Writer Agency.

Esiste una scienza dell’educazione alle emozioni?

Erik Erkson, il cui nome completo è Erik Homburger Erikson, psicologo e psicoanalista tedesco naturalizzato statunitense, sulle emozioni ha scritto:

“Un itinerario intenzionale e di qualità educa il bambino a saper riconoscere le proprie e altrui emozioni, ad aprirsi alla reciprocità nella relazione e a formare le cosiddette competenze personali, abilità che permettono ad ognuno di leggere la propria e altrui interiorità, ma anche di saper elaborare le emozioni negative.”

Nel mondo della scuola, diverso è chi non segue in modo ossessivo il programma scolastico, ma cerca di far raggiungerea i bambini, secondo i loro tempi emotivi e cognitivi, gli obiettivi comuni a tutti, ma con modalità diverse.
Spesso, mi sono trovata a discutere con i colleghi, perché durante il mio lavoro mi divertivo con i bambini. Secondo loro, cito testualmente, “non si fa”.
Quello che non si fa, secondo il mio personale modo di vedere, è portare forzatamente avanti un qualsiasi argomento senza il coinvolgimento emotivo dei bambini.
Sentire i miei alunni che cercano di spiegare le emozioni in molteplici modi, con le parole, in base alle loro caratteristiche tattili che le emozioni non posseggono, leggendo, dando loro la giusta intonazione secondo come loro le percepiscono, lasciarli parlare (non potete capire quanto bisogno hanno di parlare), capire ciò che dicono e tentano di dire. E poi veder nascere i primi pensieri, vederli trasformare in poesie, commuoversi per un’attenzione, un sorriso, per essere compresi nel loro essere bambini e non solo studenti… diventare ironici, far nascere e crescere il loro senso dell’umorismo, mi ha aiutato a comprendere ciò di cui hanno bisogno, per proseguire serenamente il loro cammino insieme.

Per esempio Martina, che quando le ho chiesto una parola “pesante”,  mi ha detto “carrarmato”.
Anna, che ha detto “piuma”  quando le ho chiesto una parola “leggera”, Marco, che ha coniato la parola “soffice” urlando “morbidosa”, Luca che ha detto “incendio” per la parola forte, Andrea, che ha detto che conosceva una parola “liquida” e ha detto “gocciolina “.

Poi ricordo Aisha, che ha detto: «“mamma” è una parola “dolce”», ed è venuta in braccio a piangere, perché lei quella parola dolce non la poteva più dire. E sto pensando a me, con quello scricciolo tra le braccia, che mi appiattiva il cuore come un macigno.

Dalle loro osservazioni, dai colori, i profumi che i bambini assegnano alle emozioni, è nata l’idea di descriverle, personalizzandole e attribuendo loro delle caratteristiche fisiche in base alle mie esperienze vissute.

Alcuni brani sono presenti in “LEI”, il mio primo libro che ho citato all’inizio di questa mia breve ed iniziale dissertazione sulle emozioni.

Così, per me, l’amore è questo:

L’amore veste di bianco, quando è puro e disinteressato. Amore impuro non può chiamarsi amore.
Sussurra, l’amore, e suscita sorrisi e gioia. L’amore è un luccichio negli occhi, un sorriso gioioso, labbra socchiuse, voglia di vita. L’amore è burlarsi allegramente del mondo, vivere e camminare fianco a fianco, ascoltare la stessa musica e percepire melodie diverse, scoprire ogni giorno un motivo di gioia, essere felici di una parola, uno sguardo, una carezza. Non ha età, l’amore, perché amare è per sempre. L’amore è amicizia, desiderio di camminare insieme, di giocare, saltare, cantare.
L’amore è passione, per una persona, un’attività, un colore.
L’amore è un abbraccio, nel quale rifugiarsi, una carezza, una mano che ti sfiora l’anima. È donna, quando il vento scompiglia i suoi capelli e confonde le idee.
È uomo, quando ne senti la forza, è bambino quando si sente impaurito, è giovane quando è entusiasmo e imprudenza, è vecchio quando è maturità e consapevolezza.
Non ha un’età, l’amore.
L’amore cammina con il mondo, perché il mondo non cammina senza amore.
L’amore non è unico, perché non si divide, ma si moltiplica.
L’amore è una mano che ti cerca e aspetta.
L’amore è una carezza con lo sguardo, un’intesa con gli occhi, due menti che si incontrano.
È due corpi che si sfiorano, due cuori che si uniscono.
L’amore è una notte di stelle magiche, tutte luminose seppure distanti, che non ti lasceranno mai nell’oscurità.
L’ amore è sentire la Sua presenza in una sala affollata di persone, sentire le Sue carezze quando parla con altri e volge il suo sguardo verso di te, calamitando i tuoi occhi. È un filo invisibile, che unisce anche lontani, che fa sentire sensazioni e sentimenti solo col pensiero, è un uragano, un mare piatto, è pioggia e sole, vento e bonaccia.

L’amore è la sua mano che cerca la tua inconsapevolmente, quando ha bisogno di conforto, è una mente che si lega alla tua, un intento comune.

L’ amore è una carezza data al volo, così, di sfuggita, per farti sapere che non sei solo.
È fiducia e libertà, è sapere che sei con lui anche quando non ci sei, sentire i suoi pensieri, giocare con le parole, gli sguardi, la mente. L’amore a volte finisce, ma se era amore, ti lascia dentro l’anima qualcosa di chi l’ha attraversata, anche solo per quell’istante magico che ti ha fatto pensare di non essere solo.
È alba e tramonto, colore e profumi; è leggero, l’amore, talvolta è euforia; talvolta è anche triste, l’amore… quando non è riconosciuto e sembra ambiguo.
Soffre, quando è solo, perché il suo principio è condividere.
Sa essere amore comunque, con piccoli sorsi gentili.

Questo è per me l’Amore, arrivederci al mio prossimo articolo.