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Tutto l’amore che resta: genitori e figli

Quanto affetto e quanta tenacia nei rapporti tra genitori e figli! Si ricercano costantemente validi sostegni per aiutarli a diventare quello che in fondo già sono, nell’aver cura di loro senza pretese di dover corrispondere a standard o ideologie correnti, nel perseverare una conoscenza che apra porte sul mondo del possibile. Si incontrano sullo stesso terreno, la soggettività e il realismo di saper anche vedere le cose come stanno e non solo come le si desidera. Il progresso nel delicato rapporto tra genitori e figli è oggi più che mai ricco di sfumature. Risiede nella responsabilità, nell’efficienza oltre le prestazioni che richiediamo loro, con un  modellamento continuo a propria immagine. Non si può crescere nel nichilismo, nell’illusione tra ciò che è, e quanto, in fondo, non lo sia concretamente. Non esistono persone giuste ma affetti che sanno restarci accanto oltre fiducie, aspettative e attese non sempre condivise.

In una sola vita, non si dovrebbe ricercare in nessun altro luogo, il senso dell’essere e dell’esistere, che non appartenga a una profonda intimità tra noi e loro. Ci si domanda sovente se l’amore riesca a sistemare distanze e altezze, anche in quel nuotare controcorrente, nei giorni storti e contorti, nello tsunami di idee e ormoni impazziti propri dell’adolescenza, che formano il carattere di futuri uomini e donne, mentre ogni alba resta un vagare tra il loro crescere e il nostro voler essere migliori. A volte lo siamo, altre meno, come viandanti in un tempo che trasforma i giochi in un ping pong di parole audaci, di silenzi e sguardi mancati, echi sordi su terreni non aridi di paure e insicurezze. A volte tace la felicità, altre il rumore assordante di ogni possibile prodigio.

Si diventa vulnerabili, esploratori di mappe che stabiliscano connessioni emotive e affettive, che forgino e sappiano attingere dalle memorie costruite insieme. Ha valore anche l’errore come un errare, un muoversi con punti di vista differenti, nelle geometrie emotive, nei processi metacognitivi e sociali, nei timori e inadeguatezze, nelle demotivazioni che sanno trasformarsi con pazienza e tenacia in curiosità, interesse e soddisfazione. Siamo artefici e motori di cambiamento anche se non esiste nessun manuale o decalogo per arrivare a tutti nel medesimo modo e con la medesima intensità.

I nostri sono bambini voluti, desiderati, ma anche inattesi, inaspettati, e la quotidianità è a volte faticosa, colma di delusioni e cattive premesse. Ci si ritrova un contraltare di aggressività, di rabbia repressa, nell’essere sempre nichilisticamente scontenti, iperattivi in contraddizione e ambiguità. Le famiglie cambiano, si trasformano ma non dimenticano il ruolo centrale della tolleranza, del dover oltrepassare l’incapacità dei limiti, il coprire e il giustificare distanze emotive, nella ricerca di cause di possibili malesseri. Nei riflessi di sguardi stanchi, nello sfiorare una pelle di rughe e pazienza, nelle pieghe di sorrisi e affetto, soggiace eterna la certezza che anche dietro le lacrime, le canzoni strampalate, gli infiniti sbalzi d’umore, possa resistere la felicità, il coraggio e la sete di scoperta e d’ignoto di chi, diventato grande, è e resterà ancora e sempre un figlio.

Articolo Roberta Recchia