United States Vs Billie Holiday

Andra Day stars in THE UNITED STATES VS. BILLIE HOLIDAY from Paramount Pictures. Photo Credit: Takashi Seida.

Può una canzone diventare causa di persecuzione da parte di un Governo? A quanto pare sì, o almeno questo è successo alla cantante di colore Billie Holiday così come racconta il regista Lee Daniels nel suo film “Stati Uniti contro Billie Holiday” uscito quest’anno.

La pellicola è un adattamento cinematografico del libro di Johann Hari “Chasing the scream” che narra le vicende dell’artista jazz interpretata dalla magnifica cantante Andra Day. La canzone “Strange fruit” è diventata un’ossessione per Billie Holiday che non poteva mai cantarla, pena quella di essere arrestata dalle autorità statunitensi che, secondo il regista, fanno della cantante jazz un capro espiatorio per mantenere una cultura razzista. Il governo vuole mettere a tacere le voci nere influenti e per questo incarcera a più riprese Billie Holiday incastrandola fino alla sua morte prematura avvenuta in ospedale a soli 44 anni. Anche in questo caso si dirà di averla trovata con degli stupefacenti e si cercherà di estorcerle una confessione che la cantante mai darà.

E’ la canzone “Strange fruit” che parla di linciaggi e impiccagioni di neri, di torture e di diritti a costarle tanto. Andra Day, nel suo primo ruolo da protagonista, regala allo spettatore, oltre alla voce e al fraseggio tipico dell’artista divenuta talento leggendario, tutto il dolore provato da Billie, fuori dal palco. Nessuno vuole negare la tossicodipendenza di Billie, ma sicuramente il governo americano ci ha dato dentro perseguitandola solo per aver messo in luce una quotidianità che vedeva la messa la bando dei neri. Siamo negli anni Cinquanta eppure già allora le lotte per i diritti erano all’ordine del giorno.

Andra Day stars in THE UNITED STATES VS. BILLIE HOLIDAY from Paramount Pictures. Photo Credit: Takashi Seida.

Tra l’altro nel 2019 è stato realizzato un documentario sulla vita di Holiday, ma Daniels sposta la narrazione sulla lotta alla droga dell’Fbi che nasconde in realtĂ  un sentimento di razzismo nel voler mantenere lo status quo e non permettere ad una canzone di portare l’opinione pubblica a condannare i linciaggi che avvenivano nel Sud. La sceneggiatura del film è stata scritta da Suzan-Lori Parks, premio  Pulitzer per il teatro e drammaturga piuttosto nota negli Stati Uniti.

Allo spettatore saltano all’occhio i contrasti tra le scene girate sul palco durante i concerti della cantante jazz e la figura di Holiday nel privato, senza trucco e piuttosto provocatoria anche se molto impegnata con la devozione alla musica. Il dolore privato e la dipendenza sfigurano la bellezza della donna scomparsa giovanissima  che non sembra nemmeno quella capace di indossare abiti bellissimi e salire sul palco per cantare con quella sua voce così particolare e brillate. Un film da non perdere, anzi, da vedere tutto d’un fiato.