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Questa volta il titolo davvero non rispecchia il film e “Uno di noi” non è esattamente come l’originale “Let him go” che è il senso stesso che questa pellicola vuole dare alla storia. Non è solo una traduzione sbagliata, in questo caso ci si è allontanati dal messaggio che il film vuole dare agli spettatori. Comunque sia è da vedere questo girato diretto da Thomas Bezucha che ha come protagonisti Kevin Costner e Diane Lane.

Annoverato nel genere Thriller, il film racconta in realtà del tradimento dell’american dream e non solo, narra della violenza anche vissuta da un’America che non è quella patinata newyorkese o californiama, ma è quella aspra e rurale del Montana dov’è ambientata questa storia.

Il film ha avuto un ottimo successo di pubblico raggiungendo nelle prime 8 settimane di programmazione un incasso di 9,4 milioni di dollari, la cui metà è stata guadagnata nel primo week end. Il film è ancora visibile in streming ma a fine mese dovrebbe uscire nelle sale cinematografiche.

Siano negli anni Sessanta, in un’america rurale. Dopo la morte del figlio a seguito di una brutta caduta da cavallo, George Blackledge (Costner) e sua moglie Margaret (Lane) lasciano la propria fattoria per andare a cercare il nipote. La nuora si è infatti risposata con un membro di una famiglia del Dakota piuttosto violenta e che vive fuori da ogni schema. I Weboy sono guidati dalla madre- padrona Blanche, una vedova che si comporta come un’imperatrice impartendo ordini ai figli. Chiaramente i Weboy non hanno nessuna intenzione di rinunciare al bambino e a sua madre che considerano come persone di loro proprietà. Sicuramente un film da non perdere, sia per l’azione che coinvolge lo spettatore fino all’ultimo con continui colpi di scena e sia per le interpretazioni, soprattutto quella di Diane Lane che sono drammaticamente intense. E seppur a tratti il film cada nei soliti luoghi comuni statunitensi da eroismi che pongono l’uomo al centro dell’azione, si parla davvero di un’America sconosciuta ai più, tanto lontana da quel sogno americano, quanto è dura la vita in quelle zone. L’idea centrale è proprio quella di lasciar andare: il vecchio cavallo che va sopresso, il figlio che è morto, la stessa idea di vita che ci facciamo quando siamo giovani. Anche il finale non è certo patinato o positivo, ma è un quadro che semplicemente è reale, come la vita di ognuno di noi. E forse a questo senso la traduzione del titolo voleva arrivare.