Fabio Pedrazzi torna a trovarci in redazione, ma non lo fa in qualità di editore, quanto di scrittore con l’intenzione di presentarci l’ultimo suo romanzo: “Anomalia operativa”. Una spy story mozzafiato che tiene il lettore sul filo del racconto e non lo fa certo distrarre, anzi. Una storia dove si parla di identità, servizi segreti e Legione straniera e lo si fa con dovizia di particolari, oltre che con spiegazioni finali per il lettore che magari non ha mai sentito parlare di questo tipo di organizzazione. Per questo abbiamo voluto parlare con l’autore di questo libro che proponiamo ai lettori.
Perché questo titolo?
Perché tutta la sua storia è una anomalia operativa, a partire dall’attentato in Somalia.

Il tuo protagonista sente fin dall’inizio qualcosa che non quadra, come se avesse una premonizione degli eventi che seguiranno, ecco, a tuo giudizio dovremmo dare ascolto al nostro sentire, al nostro istinto?
Sempre. L’istinto è ciò che ci salva… poi, in genere, ragioniamo, cambiamo decisione e sbagliamo
Questa volta hai scelto di narrare le azioni di un militare, ci racconti le ragioni di questa scelta?
È un militare un po’ speciale… è un operativo che poi entra a far parte dei Servizi Segreti, era quello ciò che mi interessava raccontare: il mondo dell’Intelligence, e ho deciso di farlo narrando la storia, decisamente plausibile, di un uomo che si ritrova a entrare, suo malgrado in quel mondo.
E come ti è venuta l’idea di parlare della Legione straniera?
È un corpo di cui si parla poco e si ha un’idea decisamente falsata da miti… in questo libro spero di aver dato informazioni utili al lettore per potersi fare un’idea un po’ più veritiera.

Cos’è l’identità di una persona per te?
È quello che la società ci appiccica addosso appena nasciamo… ma senza la quale diventa difficile il vivere quotidiano.
Ed è possibile a tuo giudizio cambiarla o addirittura annullarla?
Assolutamente sì… Anomalia operativa ne narra appunto la storia.
Il protagonista però sembra avere la necessità di far parte di qualcosa più grande di lui, proprio per costruirsi una nuova identità, secondo te l’uomo ha questa necessità?
Il protagonista decide di far parte di qualcosa… nel suo caso la Legione straniera, perché era l’unico modo per poterlo fare… altri modi avrebbero richiesto l’intervento di Agenzie di Intelligence, che lui non poteva utilizzare.

Poi però grazie a questa operazione ritorna a operare in solitaria, perché?
Agisce in solitaria fin dove può… poi chiede aiuto perché sa che certe faccende, da solo non le risolvi.
Quanto le nostre emozioni influenzano il nostro agire e la nostra lucidità?
Dipende sempre da chi siamo, dalla nostra storia pregressa e se abbiamo ricevuto un addestramento particolare oppure no. In generale le emozioni determinano le nostre scelte… ecco perché sono la parte di noi stessi più manipolata.
E quanto è importante il possesso delle informazioni nel nostro mondo?
L’informazione è l’arma più potente… è l’arma di ogni Agenzia di Intelligence.
E i segreti che parte hanno?
Non esistono segreti, esistono fatti accaduti che sono appannaggio di più o meno persone… i segreti sono informazioni da utilizzare quando serve.

La scelta di rallentare il ritmo narrativo, così come hai fatto nei tuoi ultimi libri, serve per creare una maggiore suspense nel lettore?
Non lo so… ma non è una scelta pensata a tavolino… per questo libro mi servivano zone dove il lettore avesse il tempo di ragionare su ciò che stava leggendo… anche perché, lo capisco, non è un argomento facile.
Preferisci i finali aperti o chiusi?
I miei libri non hanno mai un finale vero e proprio, forse l’unico è La seconda Thule, dove ho volutamente chiuso un cerchio, ma se ci pensi nemmeno quello è tombale… per un domani potremmo sentir parlare di una certa Meggy Dettori, Agente dell’FBI.
Ci sarà un seguito a questa storia?
Sì, ci sto già lavorando… e sarà un libro che scenderà ancora più in profondità nel mondo fluido e misterioso delle Intelligence di mezzo mondo… ma soprattutto porterà a galla una vicenda realmente avvenuta in Italia e di cui pochi ne conoscono l’esistenza.
Bianca Folino
