Beltane: annuncio di primavera

Nel cuore della primavera, quando la natura esplode in colori e nuove vibrazioni, si celebra una delle feste celtiche più suggestive e cariche di significato: Beltane. Il nome deriva dal gaelico e significa Fuoco di Bel, dio della luce. Si tratta della festa del Fuoco luminoso, celebrata la notte tra il 30 aprile e il primo maggio. Il punto opposto a Samhain, che si festeggia il 31 ottobre, quando si celebra l’avvicinarsi della parte più oscura dell’anno, l’inverno. Beltane invece, segna l’inizio della stagione estiva e il passaggio dall’oscurità alla luce. Come molte festività celtiche è legata ai cicli della natura e alla terra. Si celebrano infatti la fertilità, la vita, l’energia creativa, l’amore sacro, la passione, l’unione e l’equilibrio dei due universi, quello maschile e quello femminile.

Nell’antichità Beltane era molto importante nelle società agricole. Sulle colline venivano accesi i falò utilizzando 7 o 8 tipi di legname sacro (sorbo selvatico, quercia, salice, nocciolo, betulla, biancospino, melo, pino, vite o rovo o in sostituzione sambuco, tasso, vischio e ginepro) per proteggere i raccolti e il bestiame. Le fiamme avevano una funzione purificatrice e propiziatoria. Gli animali venivano fatti passare tra due fuochi per essere benedetti e preservati dalle malattie. Le persone saltavano le fiamme per avere fortuna e fertilità. Il fuoco era il protagonista assoluto della festa, acceso al tramonto veniva alimentato per tutta la notte, le danze intorno a esso testimoniavano gioia e connessione profonda. Il Maypole o Palo di Beltane era un altro punto centrale del rito. Si trattava appunto di un alto palo piantato nel terreno, decorato con nastri, intorno al quale uomini e donne, a coppie, danzavano intrecciandoli. Anche in questo caso viene simboleggiata l’armonia, l’unione tra cielo e terra, spirito e materia, femminile e maschile. Le coppie, poi, si univano mano nella mano, non solo simbolicamente, in un rito che precedeva il matrimonio. L’amore e la sessualità vissuti come centralità ed espressione sacra della vita. I figli nati da questi connubi, venivano chiamati Merry begot, i benvoluti, e nei villaggi venivano amati da tutti perché frutto di Beltane.

Durante la festività le case, gli altari e perfino gli animali venivano decorati con fiori e rami verdi. Non fiori qualsiasi, si badi bene, bensì quelli dedicati specificamente a Beltane: biancospino, calendula, rosa selvatica e margherita. La mattina del 30 aprile era tradizione alzarsi molto presto e andare a raccogliere ginepro, frassino ed edera senza però usare lame di metallo. Beltane, però non è soltanto la festività del fuoco, ma anche dell’acqua che simboleggia l’universo femminile, l’amore e la fertilità. Per questo le fanciulle si recavano alle sorgenti Sacre bagnandosi come segno di buon augurio. All’alba del primo maggio poi, ci recava lì per bere e raccogliere in contenitori di cristallo, l’acqua con la quale si sarebbe asperso anche il bestiame e le persone. La rugiada del mattino veniva conservata e usata come tonico di bellezza. Come in molte altre festività celtiche, si credeva che il velo tra i mondi, il visibile e l’invisibile, fosse sottile, il momento perfetto per divinazioni, sogni profetici, connessioni con gli spiriti della natura e richieste agli antenati. 

Attualmente è tuttora praticata da coloro i quali seguono il neopaganesimo, le Wicca, o semplici percorsi spirituali legati alla natura. Una delle celebrazioni odierne più celebri e significative è il Beltane Fire Festival, che si svolge a Edimburgo. In un mondo di connessioni fittizie, Beltane, ci invita a staccarci da esse per unirci al mondo della natura, ascoltarlo, celebrare la vita e le relazioni autentiche. Oltre a essere un momento di profonda connessione col proprio spirito e la propria natura divina. 

Sonia Filippi