Braccia corte per prede grandi

I Trex, o tirannosauri, possono sembrare un paradosso anatomicamente parlando, definiti come i predatori dalle braccia piccole o corte tanto da finire sulle magliette in chiave comica: “se sei felice tu lo sai batti le…ops!”. Ma al di là degli scherzi esiste una regola evolutiva alla quale i dinosauri non si sono sottratti, anzi. E quindi nemmeno il più temibile di loro, ovvero il Trex. Parliamo del fatto che all’inizio i dinosauri avevano delle braccia molto più lunghe e con unghie affilate, tirannosauri compresi, ma con il passare del tempo la specie si è evoluta in quanto le prede erano sempre più grandi e quindi non c’era bisogno di avere arti così allungati.

In sostanza il Trex si è liberato di ciò che era per lui e la sua sopravvivenza totalmente inutile ovvero la lunghezza degli arti anteriori. I paleontologi hanno effettuato uno studio in proposito proprio per dimostrare come in questa evoluzione un ruolo centrale è stato giocato dalla biomeccanica della predazione. In sostanza nei dinosauri predatori più antichi o piccoli gli arti erano lunghi e artigliati indispensabili per ghermire piccoli animali, ma con l’aumento sistematico della taglia delle prede, durante l’era Mesozoica la strategia di caccia è cambiata.

E se gli erbivori hanno iniziato ad allungare il collo così da raggiungere più agilmente le foglie delle piante, i Trex hanno accorciato le braccia perché avevano perso la loro utilità biologica e così si ottimizzava anche il bilancio energetico. Quindi nell’evoluzione non entra in gioco solo l’allometria, cioè il meccanismo per cui alcune parti del corpo crescono a velocità diverse rispetto al totale, ma anche le tecniche predatorie che giocano un ruolo fondamentale.

Chiaro che bisogna considerare i limiti di questi studi in quanto i paleontologi si trovano a indagare su frammenti dei fossili e spesso usano modelli probabilistici attraverso algoritmi che ricostruiscono i dati mancanti.

Redazione