Ha deciso di continuare la storia di Alex, la sua investigatrice che ora entrerà a far parte dell’Arma, Grazia Ruffino, siciliana nata nel 1988 che vive a Modica con la famiglia e che ha fatto uscire la continuazione del suo romanzo di esordio. “Il profumo degli allori” segue il “Labirinto degli allori” e la sua autrice, che avevano intervistato qualche mese fa, è tornata nella redazione di Kukaos per presentare questo suo secondo romanzo.
Raccontaci perché hai voluto scrivere un sequel della tua opera prima?
Io sono una persona precisa per difetto, non volevo lasciare nulla di incompleto. Nel primo romanzo erano rimasti diversi punti interrogativi e dovevo dare delle risposte.
E perché questo titolo?
Perché Alex è molto legata al labirinto e agli allori, non dimentichiamoci che nel primo romanzo era proprio il labirinto il suo punto di riferimento. Il profumo che emana l’arbusto per lei è punto di forza e ad Alex ne servirà tanta in questo nuovo romanzo.
In questa seconda puntata la tua protagonista decide di entrare nell’ arma perché vuole combattere la mafia, per Palermo e per la Sicilia in generale, la mafia è una piaga?
Si, la mafia è una piaga, nel romanzo raccontata in una storia di fantasia, ma che purtroppo nella vita reale c’è stata e c’è. Magari, diciamo fortunatamente non più rumorosa e sanguinolenta come negli anni 80/90 ma ancora presente.

Potremmo definire la mafia come un labirinto?
Certo, per chi sfortunatamente si trova coinvolto con quella realtà si trova in automatico dentro un labirinto, dove qualsiasi passo possa fare potrebbe essere verso la via sbagliata.
A tuo giudizio potrebbe esserci una via d’ uscita?
Tutti sogniamo un mondo felice e soprattutto onesto. Naturalmente vista da fuori sembra tutto più semplice, la cosa più logica sarebbe quella di denunciare, ma poi? quando ci sei dentro hai paura. Hai paura per te, per la tua famiglia per lo stravolgimento totale della propria vita e per le condizioni che vengono imposte anche se quelle condizioni ti tengono in vita. Però si penso che una via d’uscita ci sarebbe anche se a caro prezzo.
Le forze dell’ordine possono fare qualcosa secondo te?
Si, le forze dell’ordine potrebbero fare tanto, ma con la collaborazione dei cittadini, della politica e della giustizia… è una catena.

In questo libro sembra che ad un certo punto la protagonista venga in un certo senso emarginata, anche dagli stessi colleghi, questo perché è donna?
Si, anche perché è donna. Alex è entrata nell’arma e da un collega in particolare emerge questo problema, secondo lui le donne non sono adatte a quel lavoro. Oggi ci sono donne in questo settore, ma sempre meno degli uomini.
Ma secondo il tuo modo di vedere, la corruzione è parte del problema?
La corruzione è parte fondamentale del problema, perché se non ci fossero persone corrotte, la mafia non avrebbe modo così facilmente di espandersi rapidamente nei vari settori. Se non ci fosse corruzione la mafia sarebbe più ristretta.
Esiste qualcosa che la società civile, quindi noi tutti possiamo fare?
Come dicevo prima, denunciare sarebbe la cosa più giusta, sarebbe una forte ribellione, sarebbe come dire “IO NON HO PAURA” e anche aiutare chi si trova involontariamente in queste difficoltà. In quei paesi dove i ragazzi trascorrono le loro giornate in strada per dimostrare chi è più e chi è meno facendo a pezzi il loro futuro, quei ragazzi vogliono essere aiutati. Ci vorrebbe l’aiuto di centri, magari appoggiati da psicologi, ci vorrebbe ancora l’aiuto dell’oratorio che come ben sappiamo ha aiutato tanti ragazzi e il nostro Don Pino Puglisi è un grande esempio. Un’altra cosa molto importante che noi cittadini abbiamo il dovere di fare e quello di ricordare e di raccontare di uomini e donne che hanno tenuto testa alla mafia anche a costo della vita.

Ci sarà un seguito a questa storia?
Veramente mi ero detta che con Alex l’avrei chiusa qui, ma ancora non ne sono assolutamente certa. Per il momento ci sono altri progetti, altre storie, ma penso che riprenderò in mano i miei allori.
Bianca Folino
