Il salvataggio della stampa underground

Obiettivo ambizioso ma soprattutto di grande interesse : recuperare e digitalizzare le fanzine italiane pubblicate negli anni ’80 e, successivamente, metterle a disposizione gratuitamente di tutti gli appassionati di musica. Questa l’idea da cui è partito il progetto curato da Paolo Palmacci che si autodefinisce “Nel corso degli anni ‘80, agitatore della scena del nuovo rock di Latina della quale ha rappresentato l’elemento più estremo, dissacrante ed intransigente dapprima con i suoi NEGATIVE EXISTENCE primo gruppo punk della scena di Latina” e successivamente con altri gruppi operanti nello stesso genere per poi “buttarsi” nel mondo digitale di cui è stato protagonista con numerosi blog nell’ambito della controcultura sino ad arrivare a creare il suo sito personalehttps://www.paolopalmacci.it all’interno del quale si trova l’universo delle riviste musicali, ormai decisamente consistente, chiamato Fanzinet.

paul shiva capit mundi?

Certo bisogna avere un po’ di anni sulle spalle per comprendere cosa sia una fanzine ed a questo proposito citiamo un breve brano tratto dal libro di Francesco GallinaAdepti della Chiesa del Metallo” edito da Arcana in cui l’autore ci spiega che si trattava di “pubblicazioni non ufficiali prodotte da volontari spessimo senza arte né parte dal punto di vista giornalistico, ma dotati di quella passione, di quell’apparentemente inestinguibile fuoco sacro che dava loro la sensazione di essere parte di una rivoluzione musicale che, talvolta, era solo un’illusione costruita per tenere a bada una realtà percepita come ostile. La loro diffusione, per forza di cose, era in ogni caso molto limitata”.

Chi avesse voluto comprarne una copia poteva fare una ricerca presso qualche negozio di dischi specializzato oppure durante qualche concerto e l’acquisto di una fanzine era spesso il primo passo per sottoscrivere l’abbonamento alla stessa al fine di assicurarsi la possibilità di leggerla assumendosi ovviamente il rischio che dopo qualche numero venissero sospese le pubblicazioni. Gli autori di Fanzinet confermano quanto spiegato da Gallina “questi collage di immagini e testi scritti a mano e/o battuti a macchina, ciclostilati o fotocopiati, si concretizzavano in oggetti creati manualmente, quindi quasi sempre del tutto artigianali, che rendevano stupefacentemente possibile una interconnessione finanche capillare con conseguente interscambio creativo tra le persone e tra le varie scene musicali/artistiche da queste spontaneamente costituite. (…) trattandosi di modalità di interconnessione ‘analogicissime’ pertanto lentissime ciò costituiva un incentivo a scendere fisicamente in strada per incontrarsi e per comunicare, ad andare sempre fisicamente ad eventi che altrimenti non si aveva certamente altre modalità (come accade altresì oggi) di fruire. Si tratta, in definitiva, di quel concetto di “umanità” che in gran parte è già andato perso e che siamo destinati a perdere del tutto in un futuro oramai non troppo lontano.

Baste dare una rapida occhiata alla mappa interattiva delle fanzine che trovate a questo link https://www.paolopalmacci.it/capitmundi/fanzinet.html per accorgersi dell’immenso lavoro realizzato e dell’utilità che la digitalizzazione e la disponibilità on line di questi documenti genera al fine della conservazione della memoria storica di un periodo che sarebbe davvero un grande peccato se andasse persa. E da parte nostra non possiamo che ringraziare gli autori di questo progetto invitando i nostri lettori a visitarlo .

Carlo Pulici