La storia dell’Arciduca Luigi Vittorio D’Austria è un simbolo di coerenza verso sé stessi e le proprie scelte, in una Vienna di inizio Novecento dove le regole erano assai rigide e la posizione sociale imponeva scelte e costumi. Luigi Vittorio nacque il 15 maggio 1842 a Firenze, ultimogenito dell’Arciduca Francesco Carlo D’Austria e della principessa Sofia Di Baviera in una tra le più potenti famiglie che governavano l’Impero Austro Ungarico, gli Asburgo.

Crebbe circondato dal protocollo e dall’aspettativa che ogni membro della famiglia acconsentisse a matrimoni strategici con la procreazione di eredi garanti la prosecuzione della dinastia. Ma Luigi Vittorio non era di quell’idea. Fin da bambino mostrò modi effeminati e si interessò di moda ed estetica più che di arti militari. A volte indossava anche abiti femminili, un atteggiamento scioccante e riprovevole per il mondo rigido dell’aristocrazia di quei tempi. La madre Sofia lo adorava, nonostante all’epoca i figli considerati “diversi” fossero osteggiati apertamente dalle famiglie. Ella lo appoggiò sempre, tuttavia la tradizione esigeva che il ragazzo prendesse moglie per rinforzare le alleanze politiche. Gli vennero proposte diverse pretendenti, tra cui Isabella del Brasile, che avrebbe permesso agli Amburgo di concretizzare un’alleanza proficua con quel paese. Luigi rifiutò, così come rifiutò tutte le proposte successive, non facendo affatto mistero delle sue preferenze sessuali, in un’Europa dove l’omosessualità era condannata e perseguita penalmente.

Egli non fece mai nessuno sforzo per nascondere le sue attitudini, frequentando circoli culturali dove cercava la compagnia di giovani uomini. Questo per un membro della famiglia imperiale era ovviamente scandaloso. Tuttavia Vienna aveva una vivace comunità gay clandestina che Luigi frequentava. Ma nel 1906 fu vittima di uno scandalo che cambierà tutto il corso della sua vita. Non è ben conosciuto cosa avvenne realmente, i dettagli variano dalle diverse fonti. La versione più diffusa parla di avance nei confronti di un altro uomo in uno stabilimento balneare pubblico a Vienna. L’interessato si lamentò e lo scandalo prese fuoco. Possiamo ben immaginare come la stampa del tempo si sia tuffata in un mare cotanto torbido. Luigi Vittorio nelle pagine dei giornali scandalistici veniva chiamato “L’Arciduca dello stabilimento balneare” un soprannome che lo scherniva e nel contempo umiliava la famiglia imperiale. L’imperatore Francesco Giuseppe I, nipote di Luigi Vittorio e figlio del fratello, furioso, lo bandì da Vienna e da Corte.

Fu esiliato in una tenuta vicino a Salisburgo, lontano dalla capitale e dalla vita sociale, aveva 64 anni. Per i successivi 13 visse lontano dagli amici e dall’ambiente culturale che aveva sempre frequentato, vivendo circondato da servitori. Da quel luogo di tranquillità osservò il mondo cambiare. L’inizio della Prima guerra mondiale con l’assassino dell’Arciduca Francesco Ferdinando, un altro membro della casata, e poi la morte di Francesco Giuseppe nel 1916 e infine il crollo definitivo dell’Impero nel 1918. Dal suo esilio vide scomparire il mondo in cui era nato. Luigi Vittorio morì il 18 gennaio 1919 vivendo come aveva sempre voluto, rifiutando di sottomettersi alle rigide regole di Corte e alle leggi Imperiali che non gli appartenevano, scegliendo di essere autentico, non fingendo mai di essere ciò che era.
Sonia Filippi
