Esiste un luogo in Toscana dove, passeggiando tra i vicoli medievali di un borgo che sembra sospeso nel tempo, non è raro sentire parlare con un accento che profuma di terre lontane. È Barga, la “città più scozzese d’Italia”, un gioiello incastonato nella Valle del Serchio che custodisce, nel suo cuore di pietra, una storia di migrazioni, tenacia e un legame affettivo che supera ogni confine geografico. Questo paesino della provincia di Lucca ha una caratteristica che lo contraddistingue immediatamente da tante altre cittadine italiane: circa il 60 % dei residenti ha parenti o comunque legami diretti con la Scozia! Per comprenderne i motivi, è necessario partire da lontano, dalla fine dell’Ottocento, quando da queste valli iniziò un viaggio che avrebbe cambiato per sempre il volto di Barga.
Una storia scritta tra le pagine dell’emigrazione
Tutto ebbe inizio tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. In quegli anni, la Valle del Serchio affrontava una profonda crisi economica e la terra, spesso avara, non bastava più a sfamare le famiglie. Fu allora che centinaia di barghigiani, spinti dalla necessità, decisero di partire verso il Nord, attratti dalle opportunità offerte dal settore del commercio e della ristorazione in Scozia. Come spesso accadeva in quegli anni, chi partiva per primo apriva la strada a fratelli, cugini, compaesani, creando col tempo intere comunità barghigiane radicate a Glasgow, Edimburgo e nelle città della costa occidentale scozzese. Tra questi, molti diventarono veri e propri pionieri nei fish and chip shops e altrettanti aprirono i primi caffè e gelaterie. E così, quello che nacque come un viaggio di sola andata per garantire una vita migliore alle proprie famiglie, si trasformò, nel corso dei decenni, in un flusso migratorio strutturato. I barghigiani portarono con sé l’arte dell’accoglienza, la qualità del cibo e un attaccamento alle radici che, paradossalmente, si rafforzò proprio grazie alla lontananza. Ancora oggi, camminando per le strade di Glasgow, di Ayr o di Troon (sulla costa Occidentale), non è raro imbattersi in cognomi italiani sulle insegne di locali gestiti da generazioni di discendenti barghigiani.

Barga: Il volto toscano di un’anima scozzese
Barga non è solo un borgo di straordinaria bellezza, con il suo Duomo di San Cristoforo che domina la valle e le sue architetture che raccontano secoli di storia toscana; è un luogo dove le due anime, quella italiana e quella scozzese, convivono in un abbraccio naturale.
Chi arriva a Barga ha l’impressione di trovarsi in un borgo toscano come tanti altri: mura medievali, vicoli stretti, edifici romanici e rinascimentali, panorami che spaziano sulle cime dell’Appennino… eppure, addentrandosi maggiormente per il centro storico, ci si rende conto che i riferimenti scozzesi sono davvero numerosi e chiarissimi. Questo perché, negli anni, i “barghigiani di Scozia” sono tornati in Italia, portando con sé tradizioni, usanze e, soprattutto, quel legame profondo con il folklore scozzese che ha contagiato l’intero paese. Si assiste ad una straordinaria integrazione culturale basata su una forte consapevolezza delle proprie origini e sulla volontà di conservare un’anima scozzese acquisita nel tempo. Non è poi così strano che gli anziani di Barga passino con incredibile naturalezza dal dialetto toscano ad un perfetto Scottish English.
Ecco alcuni elementi che fanno comprendere un po’ meglio questo connubio tra le due culture:
- Camminando per Largo Biondi, si trova uno dei più classici emblemi anglosassoni, la ‘red telephone box’. La sua storia inizia nel 1986, quando un barghigiano trasferito ad Edimburgo la acquistò ad un’asta di beneficenza. Dopo averla tenuta per anni nel suo giardino con all’interno un vero e proprio telefono funzionante, dovendosi trasferire in una casa più piccola, decise di donarla a Barga. La cabina arrivò nel 2008 e divenne immediatamente un simbolo del forte legame tra di due Paesi. Attualmente viene usata come una minuscola biblioteca per lo scambio di libri;

- Il tricolore accanto al Saltire. La bandiera scozzese (croce si Sant’Andrea o Saltire) sventola molto spesso accanto alla bandiera italiana, fuori dai negozi, dalle case private ma anche dagli edifici pubblici;
- Il Barga Tartan. Nel 2025, per celebrare ancor più la Barga Scot Connection, con un incontro ufficiale tra il sindaco di Glasgow e quello di Barga, è stato consegnato alla città uno speciale tartan disegnato con fili verdi, bianchi e rossi che richiamano il tricolore italiano.
- Sagra del Fish and Chips. In Agosto, viene organizzato un evento che mostra la perfetta fusione tra Italia e Scozia attraverso sapori e profumi. Come già detto, molti barghigiani che emigrarono in terra scozzese fecero fortuna nella ristorazione e, in particolare, specializzandosi proprio nel ‘fish and chips’ scozzese. Rientrati in patria, portarono come bagaglio culturale anche questa tradizione gastronomica, dando vita alla ‘Sagra del Pesce e delle Patate’ agli inizi degli anni ’80. Mangiare il classico filetto di pesce bianco impanato in pastella, accompagnato da patatine fritte, con sottofondo musicale di orchestre da ballo è un’esperienza davvero unica!
Barga Scottish Week
Il momento in cui il legame si manifesta con più forza è la “Scottish Week”, o “Scottish Festival”, che ogni settembre trasforma le vie del borgo: cornamuse e pipe band provenienti dalle Highlands risuonano tra i vicoli medievali, i kilt vengono portati con orgoglio nelle numerose sfilate, le bandiere scozzesi colorano le facciate dei palazzi, e non mancano le danze tradizionali come la “Barga Ceilidh Dance” e le degustazioni di whisky e prodotti tipici.

Se avete in programma una breve vacanza in Toscana, approfittate del weekend dal 4 al 6 settembre per immergervi nelle atmosfere scozzesi ascoltando la musica dei The Isle of Skye Youth Pipe Band (Scozia), i Doc’n Socks Pipe Band (Canada) e la Royal Highland Company Pipes & Drums, assistendo agli Highland Games nel Parco Kennedy o partecipando ad incontri culturali, conferenze, presentazioni letterarie o mostre dedicate al patrimonio italo-scozzese. Potreste anche incontrare Paolo Nutini, il cantante nato in Scozia ma di origini braghesi, che spesso ritorna in paese insieme ai genitori per fare visita ai parenti.
Il legame tra Scozia e Italia non è solo culturale, ma anche istituzionale: le amministrazioni comunali di Barga mantengono rapporti diretti con la comunità barghigiana in Scozia, con visite reciproche che rinnovano periodicamente un’amicizia ormai secolare tra le due comunità, in un dialogo che coinvolge anche le istituzioni italiane presenti sul territorio scozzese.
Un bicchiere di Chianti sorseggiato mentre in lontananza suona una cornamusa, un assaggio di haggis servito accanto a un piatto di tordelli (ravioli a forma di mezzaluna ripieni di carne e verdure): a Barga potete provare tutto questo, sapendo che non è folklore costruito per attirare turisti, ma la testimonianza tangibile di un legame che non si è mai interrotto, tramandato di famiglia in famiglia insieme ai racconti di chi è partito e di chi ha deciso di tornare.
Silvia Miraglia
