Missing time: il tempo mancante

Perdere la cognizione del tempo, quante volte vi è capitato? Il “Missing time” tuttavia, non è soltanto questo, è il fenomeno del tempo mancante. Un vero e proprio vuoto, una porzione di vita cancellata che lascia dietro di sé molte domande. Minuti, ore, giorni che scompaiono dalla memoria, queste le esperienze raccontate da milioni di persone in tutto il mondo. Non delle semplici dimenticanze, badate bene, ma un vero e proprio vuoto della memoria cosciente. Pur essendo svegli non ci si ricorda di come si è arrivati in un determinato posto, per esempio, l’intero tragitto viene completamente dimenticato. La sensazione provata, inutile dirlo, è spiazzante, inquietante, soprattutto quando a dimostrarlo sono i fatti oggettivi. L’ “Evento della consapevolezza”, come lo ha chiamato il ricercatore John Miller, è la presa di coscienza del fenomeno ed è a volte graduale, molto spesso traumatica, poiché i conti non tornano. Quando si parla di “Missing Time”, immediatamente ci si riferisce a incontri del terzo tipo. Sì, avete capito bene, la spiegazione culturalmente più diffusa di questo fenomeno lo collega a incontri con esseri provenienti da altri mondi. 

La teoria ipotizza che si tratti di una specie di blocco della memoria per nascondere il vero svolgere dell’evento. Un modo per proteggere la mente. Sono molti i casi famosi al riguardo e tutti costituiscono un substrato di prove che conducono in quella direzione. Naturalmente questa non è l’unica spiegazione possibile, gli scettici sostengono che tutto possa essere compreso entro una prospettiva psicologica. L’amnesia dissociativa o la paralisi del sonno ne sono esempi. Nella prima il soggetto può perdere la memoria in conseguenza di traumi o di stress. Nella seconda le sensazioni provate di oppressione, sospensione e le allucinazioni, potrebbero benissimo essere scambiate con uno scenario di rapimento alieno. Anche la cultura e l’esposizione mediatica possono fare la loro parte. Pensate alla letteratura fantascientifica che, inconsciamente, potrebbe fornire un modello interpretativo per esperienze insolite. Pur tuttavia, queste spiegazioni non sono del tutto soddisfacenti, alcuni dettagli rimangono ancora oscuri. In alcuni casi di “Missing Time” infatti, non è solo la percezione temporale personale a essere influenzata, ma anche quella fisica. Alcuni orologi associati a persone che l’hanno vissuta, sono risultati fermati o rallentati. Questo sposta il focus da un evento interno a un’anomalia esterna, fisica. 

Infine del fenomeno vi sono anche interpretazioni spirituali e inter dimensionali. Vengono percepiti incontri con esseri angelici o per contro manifestazioni demoniache. 

Da qualsiasi parte la si voglia vedere tuttavia, l’esperienza vissuta ha un impatto importante sulla persona che l’attraversa, il disagio insomma è reale anche se la spiegazione è sfuggente. Tutto ciò indica in modo incontrovertibile la limitazione delle nostre conoscenze del cervello umano, della natura della memoria, della reale struttura del tempo. Un mistero persistente, ancorché affascinante. 

Sonia Filippi