A volte la partenza di un amico può fare effetti particolari, come è successo a Nazarena De Angelis che ha deciso, proprio dopo la partenza di una cara amica di scrivere “Un ispettore tutto mio” primo romanzo di una trilogia all’insegna del giallo e dell’investigazione. Nazarena De Angelis vive e lavora a Roma, con il marito Giampiero e il figlio Francesco. Laureata in Giurisprudenza e specializzata in diritto del lavoro e della previdenza sociale, è impiegata in un ente privato, dove si occupa proprio di diritto e previdenza. Dall’autunno 2025 co-conduttrice del programma radiofonico “Ciak, si legge” su AmeriaRadio, trasmissione su romanzi famosi da cui sono stati tratti film famosi. Proponiamo ai lettori una sua breve intervista.
In tre frasi presentati ai lettori
Mi presento in una sola frase, che ho letto diverso tempo fa e che ho appuntato, perché la ritengo molto calzante: leggo da prima di avere imparato a farlo e scrivo da prima di aver imparato a leggere.

Com’è nata la tua passione per la scrittura?
È nata dalla lettura, che coltivo fin da bambina, avendo sempre preferito un libro a una bambola o un altro giocattolo. I libri hanno rappresentato la porta su un mondo incantato dalle mille sfaccettature, la possibilità di volare ovunque con la fantasia mista alle parole dei diversi autori, una ricchezza senza prezzo. La scrittura mi dà la stessa emozione, ma dall’altro lato del tavolo verde; stavolta sono io il mazziere e insieme il giocatore, di una partita di carte con le lettere che escono dalla mia tastiera.
E per il genere investigativo?
Mi appassionano i thriller, i polizieschi, ricchi di suspence, i misteri nascosti dietro crimini più o meno efferati, tentare di comprendere quali siano le motivazioni che spingano a compierli, trovare i tasselli giusta per la risoluzione degli enigmi più vari.
Perché hai voluto scrivere questo libro?
La partenza della mia amica più cara verso un altro Stato, piuttosto lontano, avvenuta nei primi mesi del 2020, appena prima dell’inizio della pandemia, è alla base della nascita di “Un ispettore tutto mio”. Ha rappresentato il mio modo di esorcizzare la distanza da lei, di colmarla. Il personaggio di Patrizia Panucci – che nel romanzo è la migliore amica dell’agente di polizia Lisa Argenti, la protagonista – è ispirata proprio alla mia amica del cuore.

Raccontaci come hai scelto il titolo?
Il titolo è tratto da un ragionamento di Anna, la mamma di Lisa. Durante un confronto con la figlia, al cospetto del marito Enrico e della figlia minore Beatrice, Anna ricorda un episodio in cui Lisa, bambina, riferiva un proprio desiderio, e lo commenta. Il concetto dell’ispettore tutto suo riassume il senso della ricerca del grande amore, e di un principe azzurro “su misura”.
Questo libro è il primo di una trilogia di gialli ai quali tu hai voluto conferire un certo umorismo, ci spieghi le ragioni della tua scelta?
Il romanzo, in realtà, ha una difficoltà di catalogazione, se così la vogliamo chiamare, perché ci sono tanti elementi differenti che lo compongono. Diverse sfumature di colori. Giallo, per l’elemento dell’omicidio del notaio Visconti a cui Lisa e Luca stanno lavorando assieme, che è un caso “oscuro”, su cui i due poliziotti fanno via via luce, scoperchiando un vaso di Pandora investigativo che li condurrà in ambienti particolari, su filoni investigativi più ampi. Rosa, perché racconta la storia personale di Lisa e Luca, e lì i sentimenti, le emozioni e l’amore diventano il centro della narrazione. Rosso come la passione, che fa parte naturalmente e inevitabilmente di ogni racconto d’amore che si rispetti. A questi tre colori si è aggiunto un pizzico di umorismo: l’intenzione era anche di mettere in punta di tastiera parole divertenti, spunti di riflessione, e di interesse, misti a una sana risata, per cui nella lettura, pagina dopo pagina, si viene investiti da un ciclone di eventi e personaggi concreti, familiari e amici, in un insieme di gag e battute spiritose, nel lato umoristico delle vicende dei nostri protagonisti.
Ci sono autori che ti ispirano?
Al di là per l’ammirazione per molti scrittori del passato e contemporanei, potrei certamente affermare che la linea stilistica di “Un ispettore tutto mio” passa per i romanzi dello scrittore e sceneggiatore britannico Nick Hornby, e della compianta scrittrice britannica Sophie Kinsella.
Come crei i tuoi personaggi?
Difficile spiegarlo, credo che esistano già nella mia testa. Certamente posso dire di avere come obiettivo la caratterizzazione di personaggi poliedrici, portatori di idee, di pregi e di difetti, a loro modo imperfetti, inseriti in una normalità di comportamenti, personaggi in cui ci si possa immedesimare in quanto veri. Pur essendo amante dei supereroi moderni tanto cari alle saghe cinematografiche – sono appassionata di cinema e di film al pari della scrittura – ritengo che personaggi troppo perfetti non facciano al caso mio e che rappresentino uno stereotipo irraggiungibile nella vita reale, alla fine noioso o prevedibile.

E come procedi quando scrivi, usi una scaletta o qualche schema particolare?
Tendenzialmente è come se avessi una sorta di scaletta ideale in fieri nella mente che poi, via via, diviene la traccia definitiva del romanzo. Anche quando sono davanti a un bivio narrativo, alla fine il bandolo della matassa si scioglie e mi porta alla conclusione del lavoro, come fosse stato tutto già ben predefinito. Rammento come Tolkien segnalasse di scrivere in una sorta di ipnosi, come se ci fosse un demone che lo guidasse nella scrittura. Senza volersi paragonare al grande maestro, credo che per me accada lo stesso.
Come promuoverai il tuo libro?
Oltre a un paio di presentazioni, attraverso i canali social e spero attraverso il passaparola dei lettori.
E che messaggio vorresti arrivasse ai lettori?
Il romanzo è dedicato a tutte le coppie che si amano. In una coppia che funziona ognuno deve essere il lato positivo dell’altro; l’ispettore Luca Parodi nel libro si riferisce a Lisa, dicendole “sei la mia magia”, in un percorso di miglioramento continuo, un viaggio in cui ciascuno tira fuori il meglio di sé, in un rapporto che, nel caso della coppia di Lisa Argenti e Luca Parodi è professionale e personale, quindi ancora più articolato da gestire e da indirizzare.

Stai già lavorando al seguito, cioè al secondo capitolo di questa storia?
La trilogia di “Un ispettore tutto mio” è già stata completata e mi auguro che il secondo capitolo possa trovare la sua luce quanto prima. Parallelamente mi sono dedicata a un altro romanzo, giallorosa anch’esso, ricco di suspense e di mistero, “L’uomo che non ero io- Solo l’amore conta” pubblicato a fine aprile del 2026. Si tratta di un romanzo autoconclusivo, dal tono più serio, e meno “leggero”, un vero e proprio thriller dei sentimenti dove l’unica bussola è il cuore. Perché come ho già detto mi piace spaziare, ma restando centrata sull’amore e la corrispondenza di anime.
Bianca Folino
