
Un recupero della tradizione ed un’attenta cura dei testi destinati a diffondere la difesa dei diritti della loro popolazione. Questi potremmo considerarli i tratti caratteristici del nuovo album dei Tinariwen, gruppo composto da artisti del sud dell’Algeria che sin dai loro inizi alla fine degli anni Settanta ha svolto il ruolo di custode della tradizione musicale Tuareg.
L’ampia diffusione che nel corso degli anni hanno ottenuto le loro produzioni discografiche è da ricondurre all’abilità nel rielaborare sonorità che miscelavano suoni di natura popolare con armonie rock dando vita a quello che in diverse occasioni è stato definito “desert blues” e che ha portato il gruppo ad ottenere un Grammy Award nel 2012 per l’album “Tassili”.
A metà dello scorso mese di marzo è uscito il nuovo capitolo della loro discografia. “Hoggar”, loro decimo album in studio, presenta chitarre acustiche in bella evidenza ed una maggior presenza di cori collettivi oltre al ritorno dopo oltre vent’anni di Diarra, uno dei membri fondatori. L’inserimento di giovani musicisti locali che, affiancandosi ai membri storici Ibrahim Ag Alhabib, Abdallah Ag Alhousseyni e Touhami Ag Alhassane, sembra dar inizio ad un passaggio di testimone tra i componenti dei Tinariwen.
La musica che si ascolta tramite le undici canzoni del disco è come sempre ipnotica, pronta a richiamare momenti di canto collettivo ben accentuato dai cori presenti in diversi brani che generano un flusso continuo di suoni quasi non ci fosse interruzione tra un traccia e l’altra. Perfetta colonna sonora di un ipotetico viaggio nel deserto che ci viene concesso di vivere nel corso dei 45 minuti in cui si sviluppa l’album.
Come dicevamo in apertura, i dischi dei Tinariwen non possono però prescindere dai testi . Ad esempio “Imidiwan Takyadam” (con la partecipazione del cantautore svedese Jose Gonzalez) tratta della tematica inerente alle vessazioni che le donne islamiche sono costrette a subire in molti circostanze(“Amici,/Guardate cosa vi è successo./Siete sparsi in/Tante terre diverse/Che a malapena esistete./Avete dimenticato le vostre sorelle,/Che avete lasciato indietro,/A vivere sotto una tirannia infernale/Che brucia ogni cuore?/Questa vita è in continuo cambiamento,/E si aggira intorno a coloro
Che sono ancora vivi.“), oppure “Erghad Afewo”, che accusa il gruppo Wagner per le proprie responsabilità nell’instabilità politica nell’area in cui vive la popolazione Tuareg, una delle vittime silenziose la cui condizione non è spesso presa adeguatamente in considerazione dai media (“Il deserto è in fiamme./Ora è rimasto solo il nemico,con il bambino orfano/e le carcasse in decomposizione delle mandrie./Gli uomini hanno tradito il popolo./Li hanno barattati con cibo e provviste./Ci mentono, poi vengono a trovarci/in compagnia dei nostri nemici.“)
Impossibile poi non segnalare la notevole qualità dei video promozionali per le varie canzoni del disco che sfruttano l’animazione per illustrare le tematiche trattate dal gruppo.
Track listing :
1 Amidinim Ehaf Solan
2 Imidiwan Takyadam (feat. José González)
3 Erghad Afewo
4 Tad Adounya
5 Asstaghfero Allah
6 Sagherat Assani (feat. Solafa Elyas)
7 N’ak tenere Iyat
8 Amidinin Wadar Nohar
9 Khay Erilan
10 Dounia Tau Ray
11 Aba Malik
Carlo Pulici
