Francia di fine ottocento all’istituto Salpetrière per malattie psichiatriche, qui si incontrano una serie di donne che sono state internate con una scusa qualsiasi, dal parlare e vedere spiriti fino all’essere delle prostitute. Ci sono personaggi caratteristici e ben descritti, da Eugenie a Louise fino a Therese la decana dell’istituto, tutte con una personalità precisa e sotto la sorveglianza di Genevieve la capoinfermiera che a più riprese ribadisce la superiorità della scienza su tutto il resto. Queste figure femminili hanno in comune tra loro che gli uomini hanno sempre deciso per loro, anche l’internamento. Questo romanzo si basa su eventi storici realmente accaduti e vuole raccontare anche la violenza degli uomini verso le donne, una violenza che si esprime in molti modi.

Siamo nel periodo degli studi di Charcot sull’ipnosi applicata all’isteria perché all’epoca malattie come il bipolarismo o la depressione, o la stessa schizofrenia venivano catalogate come isteria soprattutto quando si parlava di pazienti donne. Ogni anno c’è un evento all’istituto francese che è il “ballo delle pazze” appunto, dove le pazienti partecipano travestite da un costume e la borghesia francese può assistere attratta da queste donne considerate quasi “fenomeni da baraccone”. Ma il ballo in maschera sarà in realtà l’occasione per far cadere bugie e maschere in favore della verità.

Chiaro che sorge spontaneo il riferimento alle “Libere donne di Magliano” di Mario Tobino, ma se quel libro era scritto da un addetto ai lavori in quanto Tobino era uno psichiatra, questo libro risulta di più facile lettura anche se la denuncia nei confronti di un mondo maschile patriarcale che vorrebbe controllare in ogni mondo le donne è molto simile, nonostante Tobino ponesse l’accento più sul lato economico della questione sottolineando come molte donne in Italia siano state ricoverate proprio dai mariti che volevano mettere le mani sul loro patrimonio.

In realtà parlare di questo manicomio francese è un espediente della scrittrice per parlare della borghesia francese di fine ottocento, superficiale e perennemente annoiata e della contrapposizione tra la razionalità del materialismo (Genevieve) e la spiritualità (Eugenie). E di quanto l’amicizia femminile possa in un certo senso salvare. Il linguaggio narrativo a volte è leggermente piatto ma potrebbe dipendere dalla traduzione, inoltre anche il continuo passaggio della voce narrante dal tempo presente al passato segna un disequilibrio per il lettore, però anche questo potrebbe dipendere dalla traduzione. Per il resto la voce narrativa è scorrevole e tutto sommato piacevole con riferimenti storici corretti.
Victoria Mas – Il ballo delle pazze – 192 pag. Edizioni E/O
Redazione
