“Il salice di Luca” è questo il titolo dell’ultimo romanzo di Anna Tarantello che ha deciso di presentarsi ai lettori di Kukaos con questa breve intervista. Tarantello è veneta ma vive in provincia di Udine con la sua famiglia. Non solo coltiva la passione per la scrittura ma è anche una Beta reader e quindi, una lettrice appassionata.
Presentati ai lettori in tre frasi, raccontaci chi è Anna Tarantello? Padovana di nascita, vivo a Moruzzo in provincia di Udine, sono sposata e madre di due figlie, Alice e Maria. Laureata in Beni culturali, ho pubblicato due romanzi e racconti di narrativa sociali e storico-culturali entrambi con case editrici. Alcuni di questi racconti sono stati anche premiati. Mi occupo anche di cultura, nell’Associazionismo.

Com’è nata in te la passione per la scrittura?
Ci sono dei geni familiari che mi hanno aiutato, mio padre Gabriele era uno storico che ha pubblicato molti libri, e mio nonno Giuseppe era editore e giornalista, mia madre Maria Caterina scriveva poesie per diletto. Ho iniziato, scrivendo racconti da quattro anni, e ora sono al mio secondo romanzo. Una forte passione che mi attira e m’impegna giornalmente.
Ci sono autori che ti ispirano o hanno ispirato?
Sono anche Beta reader, correttrice e scrivo recensioni. Leggo molto, nel mio profilo Facebook ho una rubrica di consiglio di lettura. Prediligo la narrativa italiana del 1800 e 1900, e scrittori come Verga, La Deledda, Sciascia mi piacciono molto. Anche stranieri come Steinbeck che descrivono le loro realtà identitarie. Sono Laureata in Storia del cinema e leggo spesso romanzi dai quali un film è poi prodotto.
E perché hai voluto scrivere questo libro?
Questo libro nasce da un racconto sociale, che avevo scritto sulla diseredazione, e non pubblicato. Incuriosita dal fatto che spesso, i grandi letterati hanno scritto sulla povertà, ho voluto cimentarmi, anche perché è un tema contemporaneo di grande attualità. I temi del mio romanzo “Il salice di Luca” sono la povertà non solo materiale ma anche quella spirituale, la solidarietà, il libero arbitrio e l’immanenza come scelta spirituale.
Come hai scelto il titolo?
Il titolo deriva dal nome di Luca che è il senzatetto, personaggio principale, e il salice sul fiume, per lui che vive in strada, la sua casa.Il romanzo è ambientato in Veneto, terra in parte di pianura, dove il salice è un albero molto diffuso.

E come hai creato i personaggi, ti sei ispirato a qualcuno di reale?
Nel corso della scrittura sono stata molto colpita dai fatti di cronaca che denunciano lo stato miserevole di molte persone costrette, dalla povertà, a vivere per strada. La mia ispirazione è dunque l’attualità specie di questo periodo storico molto difficile, in cui parlare di giustizia sociale e di povertà, è doveroso. Luca è un ragazzo come tanti, uno qualunque che perde il lavoro, la casa e si ritrova in strada. Vive sotto un vecchio salice lungo l’argine del fiume, accudito da Chiara, una volontaria. Indossa una maschera per camuffare le insicurezze e desidera solo di non essere giudicato, disprezzato od oggetto della compassione altrui. Una notte viene aggredito da due ragazzi ma per fortuna Francesco, ex di Chiara, lo salva. Il loro incontro sancisce una nuova amicizia ed è l’occasione per guardarsi nel profondo (parte di quarto di copertina).
Che significato ha il salice in questa storia?
Come dicevo il romanzo è ambientato in Veneto, terra di pianura dove i salici sono posti lungo il fiume: è un albero molto diffuso, quindi ha prima di tutto un valore di “tipizzazione” e ribadisce un’identità territoriale importante. Il salice diventa poi luogo d’ispirazione di una serie di incontri e speranze tra personaggi dal destino incerto, tutti alla ricerca della propria strada (Quarto di copertina). È anche un luogo intimo, che protegge il personaggio di Luca, nella sua triste progressiva uscita dal tessuto sociale. In una sorta di rivalutazione dell’importanza dello stato di Natura, è anche amico del senzatetto. Questo, forse, è il punto più interessante del romanzo, la cui soluzione finale non svelo perché vi consiglio di leggere il libro.
E che importanza ha per te l’amicizia?
Ho voluto ribadire il valore dell’amicizia e solidarietà, come aspetti speculari del cinismo e della violenza della nostra società. Il valore dell’amicizia, intesa nel senso ampio di umanità tra le persone, è necessario. Senza di questa l’uomo inaridisce.

Che messaggio vorresti arrivasse ai lettori?
Scrivere questo libro è stato per me un percorso importante, anche personale. Nel romanzo ho trattato di luoghi comuni e pregiudizi e man mano che la storia si è sviluppata, ho acquistato una nuova consapevolezza sull’argomento. Un senso di responsabilità sociale che tutti noi dovremmo avere.
Stai scrivendo qualcosa di nuovo, ci dai qualche anticipazione?
Sì scrivo sempre i miei racconti che, selezionati a seguito di contest o concorsi letterari, vengono poi pubblicati in antologie: ne ho pubblicati ventuno. Continuerò a scrivere i miei racconti in attesa di produrre una nuova idea per prossimo romanzo.
Bianca Folino
