Il termine “serial killer” venne coniato tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 dall’agente speciale Robert Ressler, pioniere del criminal profiling, specialità che oggi conosciamo tutti grazie anche alle numerose serie tv, dove il profiler spesso è il protagonista principale. Esso indica un assassino che in un arco di tempo, intervallato da pause più o meno lunghe di inattività, indicate come cooling off, uccide un numero imprecisato di vittime, non inferiore a 3 (c’è tuttavia da precisare che recentemente la classificazione è scesa a 2), da distinguere dai mass murderer, ovvero gli assassini che uccidono molte persone contemporaneamente. Nell’immaginario collettivo il primo serial killer della storia che tutti ricordiamo è senza ombra di dubbio il misterioso assassino di White Chapel, sobborgo londinese del periodo Vittoriano, alla fine del 1800, l’enigmatico e tuttora non identificato Jack lo Squartatore, nome che storia vuole si sia affibbiato egli stesso, comparso per la prima volta in una delle numerose lettere inviate dal killer alla polizia e alla stampa.

In realtà non fu il primo né il più efferato killer che siamo in grado di ricordare. Prima di lui infatti il Mostro della Stretta Paniera nell’Italico paese aveva dato del filo da torcere a chi indagava e dopo Jack, gli assassini prolifici, molto più quanto lo sia stato lui stesso, non si contano. Ma allora vi siete mai chiesti perché è il più famoso? A distanza di quasi 150 anni la sua figura affascina e ancora spaventa. A lui sono stati dedicati film e persino fumetti. A rigor di logica però un primato gli spetta di diritto. Fu il primo assassino mediatico. Al tempo della Regina Vittoria la cultura, i libri, i giornali erano appannaggio di quei pochi che se lo potevano permettere. La Londra Vittoriana di fine ottocento era nettamente divisa in due, la City che comprendeva la parte produttiva, industriale ed era frequentata dalla gente nobile e borghese, e una controparte povera situata nei sobborghi, in condizioni di degrado assoluto, dove spesso le donne erano costrette a prostituirsi per sbarcare il lunario, anche solo per trovare un posto dove dormire.

L’avvento di Jack cambiò radicalmente lo scenario e le testate giornalistiche colsero la palla al balzo per aumentare a dismisura le vendite. I delitti assunsero una rilevanza tale che il malcontento arrivò anche alla Regina, la quale sguinzagliò Scotland Yard per arrivare a capo di questa spinosa faccenda. In verità le famose quanto numerose lettere giunte alla polizia e ai giornali con l’altrettanto famoso e terrificante “From hell” che le contraddistingueva, furono l’escamotage di qualche fantasioso redattore. La veridicità delle missive non fu mai confermata oltre ogni ragionevole dubbio. Converrete con chi scrive che l’alone di mistero che permeava la figura di Jack aumentava così a dismisura. Fino appunto ad arrivare a noi con le sembianze di un uomo nero avvolto da un mantello e cappello, nascosto dal buio della notte. In definitiva uno Slenderman dei giorni nostri. Perché, diciamolo una buona volta, tutti abbiamo il nostro uomo nero di cui aver paura. Un primato quello di Jack che nemmeno il piu recente Zodiac ha saputo scalzare. Ma chi era il nostro fantomatico killer? È proprio vero che la sua identità è rimasta senza risposta? Un medico? Un macellaio? Un barbiere? Un personaggio appartenente alla nobiltà britannica? Vero è che tutto questo, unito all’efferato modus operandi, ha contribuito a creare il mito.

Ai tempi furono sospettati anche personaggi famosi, non solo appartenenti alla nobiltà, ma anche letterati e pittori, un mome fra tutti, Oscar Wilde. Un dato è certo, si trattava di qualcuno che conosceva molto bene la zona in cui agiva, aveva contezza delle vie di fuga e del mondo della notte, sapeva districarsi bene tra il dedalo di quelle viuzze. Bisogna riconoscere che nonostante tutte le vittime fossero donne sfortunate dedite alla prostituzione, la polizia, nella figura dell’ispettore Abberline, ci mise molto impegno per scoprire il colpevole, senza però riuscirci. È anche possibile che il numero delle vittime attribuite a Jack sia superiore alle canoniche, caratterizzate dai tagli e dalle asportazioni di organi, perfino la teoria che il serial killer non cambi mai il suo modus operandi è in effetti priva di fondamento, per cui il lasso di tempo in cui ha operato è probabilmente più lungo di quello da tutti conosciuto. Insomma ma chi era Jack? Secondo i profiler dei giorni nostri, un uomo sui 40 anni che aveva avuto un rapporto conflittuale con la figura materna, che aveva conoscenze anatomiche, o molto probabilmente sapeva adoperare bene il coltello, che si accompagnava con una donna più grande, verso la quale si mostrava sottomesso. Insomma un misogino. Uno che odiava profondamente l’universo femminile, e voleva ripulire il mondo dalla sporcizia umana. Quasi un killer missionario diciamo. Un sospettato papabile in effetti si trovò ma non fu mai direttamente collegato agli efferati omicidi del misterioso assassino di White Chapel. Fu arrestato perché aveva assassinato le sue mogli, più di una, avvelenandole lentamente. Sta di fatto che era tra i sospettati dall’Ispettore Abberline e che mentre era emigrato in America, dove rimase per un breve periodo, gli omicidi cessarono. Ritornando ai giorni nostri ci si accorge che in fondo i tempi non sono molto cambiati. Gli uomini che odiano le donne ci sono sempre. Purtroppo.
Sonia Filippi
