La scrittura come modo di essere

La letteratura è un modo per fare la differenza, sia quando si esprime in versi che quando lo fa in prosa. Questo in sintesi il pensiero di Maria Luigia Longo, (Gigia per gli amici), nata a Stigliano (Matera) anche se ora vive a Lecco, dove insegna letteratura italiana presso il Liceo Artistico “Medardo Rosso”. Longo è laureata in lettere moderne dove ha redatto una tesi sulla poesia di Andrea Zanzotto. Ha scritto un romanzo intitolato “Il segreto di Dalia”, un paio di racconti e alcune sillogi poetiche, ma contiamo che sia solo all’inizio della sua lunga carriera letteraria, vista la passione e la giovane età. L’abbiamo intervistata per i lettori di Kukaos.

Raccontaci, quando è nato in te l’amore per la Poesia?

L’amore per la poesia è nato con me. Fin da piccola ho sintonizzato proprio naturalmente l’orecchio ai suoni del mondo, fisici e metafisici, e a giocare con il ritmo, le assonanze, la ricerca di parole e poi è arrivata la scrittura, che subito si è fatta poetica. Vengo da una terra, la Basilicata, che col silenzio ha molto a che fare: la poesia è la voce del silenzio.

Nella mia terra il vento è già afflato!

E per la prosa?

L’amore per la prosa è nato più tardi e prima da lettrice negli anni del Liceo. La letteratura russa e l’esistenzialismo francese mi hanno battezzata come lettrice di prosa in quel periodo. Lo scrivere in prosa lo prendo come un completamento di una pluralità di sguardo: verticale quello della poesia e orizzontale quello della narrativa. In alcuni momenti i due approcci si mescolano, si parlano, occhieggiano fino a congiungersi. Li accomuna sicuramente la scelta delle tematiche – sempre le mie – la ricerca della parola “giusta”, il ritmo e la brevità: i miei scritti in prosa non sono mai troppo lunghi e penso che questo, oltre ad essere un mio tratto anche caratteriale, sia proprio un lascito della poesia.

Ci sono autori che ti ispirano?

Moltissimi autori e autrici. Poetesse e poeti, scrittori e scrittrici. Spazio dai grandi e irrinunciabili classici della letteratura mondiale, in versi e in prosa appunto, a libri più contemporanei.

Per la tesi di laurea mi sono avventurata ad accostare Il Galateo in bosco di Andrea Zanzotto a I Sepolcri di Ugo Foscolo. Mi piace molto pensare alla letteratura come a un continuum, una sorta di vivo intreccio tra gli autori e le autrici e mi diverto a svelare i debiti che i contemporanei hanno verso gli antichi. Io ho molti debiti, molti maestri e grandi maestre. Da Saffo in avanti ho molti padri e madri.

Come crei i tuoi personaggi?

Un mio maestro di scrittura, Giulio Mozzi, definisce spesso i personaggi come il prodotto delle relazioni che loro hanno e io concordo assolutamente. Come gli esseri viventi sono il prodotto delle relazioni che hanno o hanno avuto col mondo e con altri essere viventi e con la propria storia, esattamente così intendo i miei personaggi. Solo così possono risultare a tutto tondo, vivi e credibili. Nella fase finale della scrittura del mio romanzo I segreti della Dalia spesso parlavo con Nico o con Cherry, in quel bellissimo gioco di specchi e di eteronimìa di matrice pessoniana nel quale mi sento proprio a mio agio.

E le tue storie? Da dove trai ispirazione?

Allo stesso modo, le storie sono il prodotto delle relazioni che stringo con il mondo, con le persone che incontro e devono parlare a me prima di tutto e darmi risposte. Sono il frutto della mia innegabile curiosità. Non cerco temi facili o “commerciali” e non mi va neanche di scrivere storie su commissione. In questo resto una artigiana della scrittura che con le parole modella il mondo. Erri De Luca, in un’intervista, che gli ho fatto negli anni in cui ero all’università, mi rispose che scriveva per farsi compagnia. Io forse scrivo per far compagnia ai miei personaggi.

Come scegli i titoli?

Per la prosa, il titolo è il contraltare poetico alla storia raccontata; per i versi, invece, fa da cornice o filo conduttore, nel caso di una silloge.

Tu sei una docente, il tuo lavoro influenza in qualche modo la tua scrittura?

Sì, perché è un tutt’uno con la mia vita e quello che sono e voglio essere. Non è un lavoro qualunque e non può essere svolto come gli altri. Io sono una persona impegnata nel miglioramento di questa società e, per come lo intendo io, l’insegnamento si occupa di questo: migliorare questa società e dare cittadinanza e futuro ai giovani. Entro in classe con tutta me stessa ben conscia dell’enorme responsabilità che voglio prendermi soprattutto perché insegno nella scuola pubblica e, nella mia funzione di docente, rappresento lo stato che deve rispondere ai bisogni dei cittadini, studenti e studentesse.

Quindi influenza il mio essere per come sono, non perché prendo le storie tout court dalle aule scolastiche. Alcune case editrici mi hanno chiesto di scrivere di adolescenti, di problematiche legate a questa età, ma non ne farò mai commercio. Se gli adolescenti entrano nei miei scritti è solo perché sono entrati dentro di me.

Cosa consiglieresti a un giovane che vuole avvicinarsi alla scrittura?

Di leggere tanto, leggere tutto quello che può e scegliere temi che hanno una urgenza per lui o lei. E anche rendere questa attività artigianale. E poi scrivere scrivere scrivere. il consiglio migliore che ho ricevuto io è Lettera a un giovane poeta di Rilke.

Che effetto ti fa sapere che nel nostro paese i lettori sono in diminuzione?

Non mi stupisce, i libri costano troppo e costa fatica leggerli; è una operazione non passiva. Nonostante il lavoro ammirevole di alcune librerie indipendenti e delle biblioteche che organizzano circoli e gruppi di lettura, la lettura resta una risorsa per pochi. Gli adolescenti leggono ancora perché la scuola se ne occupa e in qualche caso li obbliga ma poi sono attratti, come gli adulti, dalle nuove tecnologie, dalla frequentazione dei social, attività più facili e rinunciano poco alla volta.

Leggere costa fatica e, per entrarci, ci vuole molta motivazione, subire una fascinazione e avere modelli di persone che leggono.

Come promuovi i tuoi libri?

Ho molte energie ed è una fase che mi piace molto: presentazioni o reading lì dove posso: caffè letterari, librerie, circoli, piazze, case private, uso i social per promuovermi e farmi conoscere. E’ divertente!

Dove possono trovarti i nostri lettori?

Nelle librerie fisiche, in quelle on line, sul sito degli editori o venendo alle presentazioni che sono sempre dei bellissimi momenti di scambio e di conoscenza reciproca e dove si può rimediare anche una dedica!

Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Sì, sto sistemando una vecchia raccolta inedita di racconti e poi devo decidere se dar voce ad una donna che mi ha affidato la sua storia un po’ travagliata oppure a un mio antenato, Francesco Lomonaco, costituzionalista, filosofo e protagonista della Repubblica napoletana del 1799 e amico di Manzoni. Non lo so ancora. Vedrò cosa mi parlerà di più in questo momento della mia vita.

Bianca Folino