Scatti dai primi Festival Rock a Lecco

festa del Proletariato Giovanile di “Re Nudo” al Parco Lambro (Milano, giugno 1975)

Rimarrà aperta sino al 17 gennaio 2027 a Palazzo delle Paure di Lecco, la mostra fotografica collettiva “L’altra faccia della luna. Gli anni Settanta e l’utopia dei Festival Rock”, visitabile presso il Palazzo delle Paure di Lecco ed ideata e organizzata dal Comune di Lecco e dal Sistema Museale Urbano Lecchese.

L’esposizione, a cura di Barbara Cattaneo, Luigi Erba e Roberto Mutti, raccoglie le immagini di otto fotografi che hanno documentato e interpretato l’epopea italiana del Festival Rock che negli anni Settanta contribuirono a mettere in crisi il conservatorismo di quel tempo. A queste si accostano le opere coeve di un famoso e battagliero graphic designer che con i suoi poster ha combattuto contro stereotipi e censure.

A seguito delle testimonianze che giungevano dall’America per raccontare l’esperienza di Woodstock, iniziò a prendere piede l’idea di realizzare un Festival Rock anche a Lecco e si realizzò nel maggio 1970 a Ballabio nel parco della villa dei genitori di un giovane lecchese( Riccardo Gaio) che lì ha radunato i suoi amici. La mossa successiva portò alla nascita del “Festival di Re Nudo (dal nome della rivista underground coinvolta) aperto, si sperava, a duemila persone e destinato a svolgersi in un prato circondato da boschi in località Montalbano regolarmente affittato, il 25 e 26 settembre 1971.

Alla fine arrivarono dodicimila giovani e ad aggirarsi fra il pubblico con la sua fotocamera c’era Aldo Manessier, fotografo lecchese e cofondatore del Foto Club Lecco, che quella manifestazione documentò con immagini che rappresentavano l’empatia che provava per i ragazzi lì radunati. Non era un professionista, ma agiva in modo professionale e questo è sempre ciò che conta. È la linea che in questa mostra collettiva si è voluto seguire accostando semplici appassionati e autori affermati, per creare un panorama che non ha la pretesa di essere esaustivo perché furono molti i fotografi dei tanti festival, ma quella di evocare con queste immagini il clima di quegli anni. Anni evocati anche da una intera sezione dove sono esposti alcuni dei più significativi e combattivi manifesti realizzati dal grande graphic designer Gianfranco Iliprandi.

Nel 1972, sempre in giugno, la seconda edizione a Zerbo in provincia di Pavia acquisisce il nome definitivo “Festival del Proletariato Giovanile”. Il pubblico sale a 30.000 partecipanti come racconta Renato Corsini nelle sue immagini incisive nell’indagare il nuovo modo di fluire la musica e, soprattutto, di stare assieme. Nel 1974 il festival arriva a Milano per la sua definitiva consacrazione in tre edizioni memorabili qui raccontate da diversi angoli di visuale.

Se Dino Fracchia lo fa con il suo stile reportagistico incisivo e fortemente coinvolgente nel descrivere l’ambiente, Fabio Minotti lo realizza con l’entusiasmo del giovane appassionato che si focalizza sui musicisti. Le coppie Gabriele Basilico-Giovanna Calvenzi e Silvia Lelli-Roberto Masotti intervengono mettendo in luce una capacità di narrazione che coniuga la necessità documentativa con una accurata ricerca compositiva spostando l’attenzione dal palco al pubblico che non si limitava ad ascoltare ma era anche protagonista.

Ma ciò che più colpisce è l’atteggiamento dei fotografi, mai osservatori esterni di quanto accadeva sui palchi e fra la folla dei presenti, ma coinvolti e partecipi. Era la lezione dei fotografi di Woodstock che alcuni avevano studiato e ora avevano filtrato per renderla personale con uno stile militante così appassionato che ancor oggi sa emozionarci.

La mostra è accompagnata da un catalogo con i testi dei curatori e numerose fotografie realizzato da Editoria Grafica Colombo di Valmadrera.

A partire dalla fine dello scorso mese di maggio la mostra si è arricchita di un nuovo intervento curato da Giulia Sorrentino: “Il re è nudo per 4:48 minuti”, nove screenshot tratti da un video del 1971 sul festival di Montalbano, documentato da Luciano Frigerio e disponibile su YouTube. Sulle immagini, l’artista applica fiori e foglie pressate, alterandone la lettura e trasformando la fotografia in un supporto materico che supera la semplice funzione documentaria. L’immagine d’archivio si stratifica con elementi naturali, aprendo uno spazio sospeso tra memoria, percezione e immaginazione. Il risultato è una riflessione sul rapporto tra archivio e trasformazione, dove il paesaggio del festival diventa una scena quasi surreale, attraversata da una nostalgia per un tempo non vissuto. Giulia Sorrentino, lecchese, co fondatrice dei collettivi Teste di Idra e Aleph, porta avanti una ricerca che intreccia fotografia, installazione e natura, esplorando immaginari arcaici e tensione tra femminile e maschile.

Un vero work in progress questa mostra considerato che l’apertura ai lavori anche a nuovi artisti ha consentito di arricchire, negli ultimi mesi, il materiale fotografico con altre opere e non si esclude che ne prossimi mesi il catologo possa ampliarsi.

Orari di apertura :
martedì 10-14
da mercoledì a domenica 10-18
lunedì chiuso

Aperture straordinarie
Lunedì 8 dicembre (10-18)
Venerdì 26 dicembre (10-18)
Martedì 6 gennaio (10-18)
Aperture orario ridotto:
Mercoledì 24 dicembre (10-14)
Mercoledì 31 dicembre (10-14)
Giovedi 1 gennaio (14-18)
Chiuso Natale, Pasqua e 1 Maggio

Informazioni

Lecco, Palazzo delle Paure, Piazza XX Settembre,22

Lecco, Palazzo delle Paure, Piazza XX Settembre,22
Aperta sino al 17 Gennaio 2027
Biglietto: 2 euro
Tel. 0341 286729
palazzopaure@comune.lecco.it |
www.simulecco.it

La Redazione