Le recensioni di Anna: Liliana Tuozzo

“Quando i girasoli imparano a parlare”
Ci sono amori che si raccontano con le parole, altri che regalano un abbraccio, una carezza, amori che non hanno bisogno di parlare ma che hanno un gesto eloquente. E poi ci sono quelli che non riescono a trovare la strada per uscire, rimangono chiusi dentro una persona e cercano un altro modo per farsi riconoscere.
È da qui che, secondo me, bisogna partire per parlare de “L’ombra dei girasoli” di Liliana Tuozzo.
Marisol è una bambina quando si trova immersa in un mondo che ama e che, allo stesso tempo, la fa sentire sola. Intorno a lei ci sono un padre che la ama immensamente, la natura, una villa di campagna, distese di girasoli e una madre che sembra appartenere più ai suoi colori che al mondo che la circonda. Una madre che dipinge, che osserva, che vive attraverso la propria arte, ma che fatica a mostrare alla figlia quell’amore che Marisol avrebbe bisogno di ricevere.
Ed è proprio questo rapporto difficile, irrisolto e doloroso tra madre e figlia che mi ha toccato l’anima.
Perché quanto può ferire un amore che non riusciamo a vedere o che non sappiamo dare?.
Marisol cresce con questa domanda dentro, con la convinzione di non essere stata amata abbastanza. Verrà un momento in cui inizierà un viaggio nella memoria, attraverso i quadri di sua madre, dei ricordi e quelle immagini che forse, da bambina, non era ancora riuscita a comprendere. Perché alcune cose si imparano solo con il tempo, quando ciò che abbiamo vissuto torna a parlarci in un modo diverso.
E qui entrano loro: i girasoli.
Io li ho sempre amati. Forse perché hanno qualcosa di DIVERSO: siamo abituati a pensare che seguano il sole, ma mentre leggevo questo romanzo mi è venuto da guardarli in un altro modo. Mi sono sembrati quasi capaci di seguire anche lo sguardo di chi li osserva, come se accompagnassero le persone nel loro cammino.
Nel romanzo diventano qualcosa di ancora più profondo. Sono presenti nei ricordi, nei quadri, nella vita della madre e nel percorso interiore di Marisol. Sono luce, memoria, ma anche una forma di comunicazione. Quando le parole non arrivano, forse può farlo un colore. Quando un “ti amo” rimane in gola, forse può essere dipinto.
Quel padre, un uomo che ha amato sua figlia e che ha amato profondamente anche quella moglie che forse non sempre sapeva mostrare il proprio amore con le parole, eppure lui lo comprendeva, lo COGLIEVA nei suoi occhi.


Senza spoilerare, posso dire che proprio attraverso di lui Marisol comincerà a pensare a sua madre con occhi diversi. Eppure a volte il fato ci invia altri emissari per farci capire dove c’era e c’è l’amore: Manuel, entra nella vita della nostra protagonista e , attraverso il suo amore e il suo modo di guardare l’arte, la accompagnerà verso una comprensione che da sola forse non sarebbe riuscita a raggiungere.
Non è un amore raccontato per essere semplicemente romantico. È qualcosa che serve a Marisol per imparare a guardare oltre ciò che aveva sempre creduto di sapere.
Il guardare i quadri di Marianna diventa quasi una risposta a ciò che Marisol non era mai riuscita a comprendere.

Ed è proprio questo che ho apprezzato nella scrittura di Liliana Tuozzo: la capacità di entrare nella psicologia dei suoi personaggi senza cercare necessariamente parole complicate per raccontarla. La sua è una scrittura semplice, scorrevole, che non ha bisogno di costruzioni elaborate per arrivare al lettore, attenzione semplice non significa banale.
Anzi, a volte è molto più difficile riuscire a raccontare sentimenti profondi attraverso parole che tutti possono comprendere.
L’autrice ci mette davanti a una donna che forse non sa amare nel modo in cui la figlia si aspetta, ma che trova nella pittura il proprio linguaggio. E ci mette davanti a una figlia che, per tutta la vita, ha cercato una risposta a quella che per lei è stata una domanda fondamentale: “Mia madre mi ha amata davvero?”
È una domanda che può appartenere a molti di noi, perché non sempre chi ci ama sa farlo nel modo in cui noi abbiamo bisogno di essere amati, forse è proprio qui che il romanzo ci induce a far riflettere.
Perché l’amore non è sempre fatto di parole. A volte si nasconde nei gesti, nelle attenzioni che non abbiamo riconosciuto, negli oggetti che abbiamo guardato senza riuscire a comprenderli. E qualche volta abbiamo bisogno di tornare indietro con gli occhi di adulti per capire ciò che da bambini non eravamo pronti a vedere.
L’ombra dei girasoli è anche questo: un viaggio nella memoria e nella necessità di fare pace con il proprio passato, con le persone che abbiamo amato e con quelle che forse non abbiamo saputo comprendere.
Quel girasole, solo in un paesaggio, quel girasole che dipinto da una mano gentile, sarà la chiave di svolta di Marisol.
Dentro questa bellissima opera, che m ha conquistata ci sono anche l’arte, la natura, l’amore, la perdita e la possibilità di ricominciare. E soprattutto c’è la consapevolezza che ogni persona può avere un modo diverso di esprimere ciò che sente.
A volte basta raccontare una storia con sincerità, mettere dentro quelle pagine emozioni riconoscibili e lasciare che siano loro a fare il resto per conquistare il cuore del lettore..
Liliana Tuozzo, attraverso la semplicità della sua scrittura, riesce proprio a fare questo: ci porta davanti a quei girasoli e ci invita a guardarli un po’ più attentamente.
Perché forse, mentre noi pensiamo che siano loro a seguire il sole, sono proprio loro a ricordarci che, qualche volta, per ritrovare la luce bisogna semplicemente imparare a guardare ciò che avevamo davanti agli occhi da sempre.
Complimenti a questa autrice che ha sempre saputo raccontare storie che non vorrei mai lasciare andare e soprattutto che mi lasciano un po’ di malinconia. Grazie.

Anna Valente