Karl Denke: il mangiatore di uomini

Karl Denke è stato un serial killer che ha operato dal 1903 fino al 1924, giorno del suo arresto. Crudele e folle fu soprannominato “Cannibale dimenticato” o “Cannibale di Ziebice”, per i suoi atti di cannibalismo cruenti e voraci nei confronti di moltissime persone, soprattutto vagabondi. Le sue vittime furono per lo più uomini ma si contano anche alcune donne.

Nacque l’11 febbraio in Polonia in una famiglia di contadini tedeschi. Era un bambino molto tranquillo ma incapace a relazionarsi. Scappò di casa all’età di 12 anni senza un vero e proprio motivo, guadagnandosi da vivere intrecciando cesti e realizzando ciotole che vendeva al mercato. Era considerato un grande lavoratore e una persona amichevole e rispettata. Quando il padre morì ebbe in eredità una somma di denaro, la casa di famiglia rimase al fratello. Con essa pensò di acquistare un pezzo di terra per dedicarsi alle coltivazioni, ma si stancò ben presto e la mise in vendita. Andò a vivere in un piccolo appartamento, cominciando a gestire un banco di carne al mercato della zona.

Era ben visto dai suoi concittadini, perché aveva la fama di aiutare i poveri e i vagabondi, spesso li ospitava a casa offrendo loro vitto e alloggio a titolo gratuito. Veniva soprannominato “Papà Denke” proprio per questo. Il motivo per cui iniziò a uccidere è a tutt’oggi sconosciuto, ma nell’arco di vent’anni tolse la vita ad almeno 40 persone. Alcune parti delle vittime le mangiò, altre le collezionò e altre ancora le mise in vendita al mercato. Avete capito bene, i suoi clienti compravano carne umana e ovviamente inconsapevolmente la mangiavano. Fu arrestato in seguito al tentato omicidio di Vincez Olivier, un operaio che gli aveva chiesto alloggio. Tentò di sopprimerlo con una picconata in testa, ma il malcapitato riuscì a scappare e con l’aiuto di un cocchiere contattare le autorità del luogo. Sorprendentemente la denuncia all’inizio non ebbe nessun effetto. Denke era molto benvoluto a Munsterberg, dove risiedeva, fu piuttosto Olivier a essere incarcerato per due settimane per vagabondaggio e accattonaggio.

Fortunatamente il magistrato ci ripensò e la polizia dopo aver fatto irruzione a casa di Denke, lo arrestò. Durante la perquisizione trovarono un libro dove il killer segnava il peso e l’altezza delle vittime. La cosa peggiore però furono i ritrovamenti di resti umani all’interno di tutta l’abitazione. Ritrovarono 420 denti e 480 ossa, più della carne umana arrostita nei piatti e conservata in salamoia in alcuni barili. È ovvio quindi che l’uomo se ne nutrisse e che l’avesse anche servita ai suoi ospiti. La pelle delle vittime veniva usata per fabbricare bretelle e cesti, che vendeva al mercato.

Pochi giorni dopo il suo arresto, che sconvolse l’opinione pubblica, Denke si impiccò in cella il 22 dicembre del 1924, ponendo fine alla sua macabra carriera. Inevitabilmente l’opinione pubblica cominciò a collegarlo a Fritz Haarmann il cannibale di Hannover e a chiamare Denke l’ Haarmann della Slesia. Haarmann era stato condannato a morte quattro giorni prima della macabra scoperta in casa Denke, con l’accusa di aver trucidato 27 ragazzi. Il regista Fritz Lang, dichiarò che entrambi i casi erano stati d’ispirazione al suo celebre film “M, il mostro di Dusseldorf” uscito nel 1931, sette anni dopo i terribili eventi.

Sonia Filippi